Matteo Messina Denaro: cattura più vicina?

14/12/2013 di Luca Tritto

Sono 30 gli arresti effettuati nei confronti del clan del superlatitante di Cosa Nostra

C’è voluta la collaborazione interforze tra i Carabinieri del ROS, i poliziotti dello SCO, i Finanzieri del GICO e gli agenti della DIA, coordinati dal Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo Teresa Principato, per mettere le manette a 30 persone legate a doppio filo al superboss di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro, condannato all’ergastolo per le stragi del 1993.

Una vecchia foto di Matteo Messina Denaro
Una vecchia foto di Matteo Messina Denaro

L’operazioneNelle intercettazioni lo chiamano “la testa dell’acqua”. Il boss del trapanese è ormai latitante da 20 anni, eppure il cerchio intorno a lui sta per stringersi, forse in maniera definitiva. Gli arresti effettuati sono solo gli ultimi di una lunga serie di operazioni volte a fare terra bruciata intorno al padrino. E l’obiettivo è sempre lo stesso: colpire gli interessi economici per farlo uscire allo scoperto, negandogli i mezzi per sostenere la latitanza. Già qualche mese fa avevamo analizzato l’operazione contro Vito Nicastro, il re dell’eolico, considerato uno degli imprenditori più vicini a Messina Denaro, simbolo di una mafia che sa stare al passo con i tempi ed i nuovi business, senza mettere da parte ciò che è la base del potere criminale: la famiglia.

Una grande rete – E si, perché proprio la famiglia è la struttura che più protegge e organizza il clan. Anna Patrizia Messina Denaro è la sorella di Matteo, ed è accusata di estorsione e di fare da tramite con il marito e gli altri detenuti in carcere. Il personaggio più inserito, però, è il nipote Francesco Guttadauro. Un nome, una storia. È figlio di un’altra sorella del boss e di Filippo Guttadauro, boss del quartiere Brancaccio di Palermo e feudo dei fratelli Graviano. Dei “nobili” ascendenti, si direbbe nel circuito. È lui il parente prediletto del boss, educato sin da giovane a vivere ed agire come un capo, mediando tra le famiglie ed imponendo il potere mafioso sul tessuto economico e sociale del suo territorio. Un altro soggetto di particolare interesse è una zia del padrino, Rosa Santangelo, sorella della madre. Addirittura, in base a quanto captato dalle cimici, si metteva a discutere di affari e, a volte, contrastava gli ordini del nipote. Un bel quadretto familiare, insomma.

Gli affari – Anche la ristrutturazione dello storico carcere dell’Ucciardone di Palermo può essere un affare. In manette sono finiti anche due funzionari dell’amministrazione penitenziaria, Giuseppe Marino – addirittura figlio di un giudice –  e Salvatore Torcivia. Avrebbero intascato una tangente per favorire l’impresa “Spe.fra” nell’appalto per i lavori nella struttura. La Guardia di Finanza ha poi arrestato l’intera famiglia di Giovanni Filardo, imprenditore vicino al boss e considerato il suo cassiere. Avrebbe intestato a moglie e figlie le sue imprese edili e di movimento terra. Vicino a Filardo c’erano anche Lorenzo Cimarosa e Antonino Lo Sciuto, proprietari della “MG Costruzioni” la quale, fra i tanti lavori, stava progettando la costruzione di un parco eolico (tutto torna?). In totale, sono state sequestrate tre società per un valore complessivo di 5 milioni di euro.

Ancora una volta, dunque, le forze dell’ordine hanno fatto in modo di isolare il superboss, così da rompere i legami più forti, quelli di sangue, che gli permettevano di ricevere sostegno per la latitanza e di gestire il suo impero criminale. Del resto, nulla fa più male, ad un mafioso, di toccargli gli interessi economici. Quanto bisognerà aspettare, adesso, per vedere le manette ai polsi di quest’uomo, del quale non si conosce nemmeno il volto?

Luca Tritto

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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