Matrimonio gay, la nuova Francia di Francois Hollande per una nuova Europa dei diritti

03/02/2013 di Marco Palillo

La Francia di Francois Hollande ha detto si al matrimonio per tutti: con 249 voti favorevoli l’Assemblea nazionale francese ha approvato il primo articolo della legge che estende l’istituto matrimoniale alle coppie omosessuali, tenendo fede a quello che era stato uno degli impegni più ambiziosi e impegnativi, con cui il Presidente francese aveva vinto prima l’elezione presidenziali e poi quelle legislative.

Nonostante le barricate della chiesa cattolica, della destra francese (soltanto un deputato dell’Ump ha votato a favore) e le imponenti manifestazioni di piazza, Francois Hollande non si è lasciato intimidire e ha giocato fino in fondo la sua partita, forte dei sondaggi secondo cui la maggioranza dei francesi – circa il 63 percento – si dichiara totalmente a favore del matrimonio omosessuale.

Il si francese, ovvero del secondo paese più popoloso del continente, ha però un significato che travalica i confini nazionali e si inserisce a rotta di collo nella discussione più ampia sull’Europa che verrà.
Nella visione di Francois Hollande, infatti, il tema della piena parità di diritti occupa sicuramente una posizione centrale nella costruzione di una nuova Francia più equa e solidale, ma è anche strettamente connesso alla visione di una nuova Europa, più politica e meno burocratica, più vicina alla vita quotidiana dei cittadini e meno relegata soltanto alla sfera economica.

Sul tema dei diritti civili, l’Unione risulta infatti spaccata in due: nell’ Europa a due velocità, l’Italia é l’ unico fra i paesi fondatori dell’Ue (insieme alla Grecia) a non aver approvato negli anni nessun tipo di tutela giuridica per le coppie di persone dello stesso sesso; lontanissima dalle grandi liberal democrazie europee come Germania o Francia e più vicina ai paesi di nuova entrata, segnati dall’esperienza devastante del comunismo sovietico e da un passato di mancata democrazia.

È dunque evidente quanto, per costruire l’Europa politica, si dovrà superare la situazione attuale, integrando i diversi ordinamenti nazionali come nel tempo si sono integrati i mercati. La nuova frontiera è la libera circolazione dei diritti, per cui un ragazzo omosessuale romeno deve avere le stesse opportunità e gli stessi diritti di un suo coetaneo in Spagna. Lo scoglio da superare sono i Trattati che affidano questa materia alle competenze dei singoli stati membri; ma l’orientamento espresso in questi anni dal Parlamento europeo, della Commissione e della Corte di giustizia europea indica una via ben precisa.

Secondo Paola Concia, unica parlamentare italiana dichiaratamente omosessuale “L’avanzamento dei diritti e la piena uguaglianza giuridica e’ oramai una strada obbligata per tutti i paesi europei; chi oggi si scaglia contro i diritti delle coppie omosessuali deve sapere che sta conducendo una battaglia antistorica, anti-moderna ed anti-europea. In Italia arriviamo con estremo ritardo a quello che e’ un appuntamento ineluttabile con il progresso”.

La vittoria di Hollande non è quindi, come qualcuno vorrebbe far credere, la vittoria della Francia laicista contro quella oscurantista; bensì è la vittoria di un’idea di società più civile, aperta, moderna ed europea, che non rinuncia a governare i cambiamenti e non ha paura del futuro. La pensano del resto così anche Obama e il premier conservatore inglese Cameron entrambi favorevoli all’estensione del matrimonio egualitario. A testimonianza che lo scontro di civiltà apocalittico fra destra e sinistra sul tema dei diritti è rimasto soltanto patrimonio della campagna elettorale italiana. Bersani ha messo nel suo programma il modello delle unioni civili alla tedesca, Monti ha glissato lasciando libertà di coscienza alla sua variegata coalizione (candidando però Paola Binetti capolista in quattro regioni), mentre Berlusconi ha detto di essere contrario ad ogni forma di riconoscimento.

La politica italiana non riesce purtroppo a capire quanto siano questi i temi verso i quali la politica dovrebbe unirsi piuttosto che dividersi; perché hanno a che fare con la vita concretissima e materiale di migliaia di cittadini e sono strettamente connessi al bisogno umano più naturale e più elementare: quello di costruire un progetto di vita insieme alle persona che si ama.

E mentre la Francia diventa il perno di una nuova Europa dei diritti, l’Italia si allontana sempre di più. “La prossima legislatura sarà quella decisiva” afferma convinta Paola Concia “se vincerà il centro-sinistra faremo quelle leggi di civiltà che il paese aspetta da ormai troppo tempo”. In gioco c’é un vuoto legislativo che risulta essere oramai troppo ingombrante per un paese che aspira a tornare ad essere credibile in Europa e nel mondo.

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