Matrimoni gay: “una sconfitta per l’umanità” o per la Chiesa?

27/05/2015 di Ludovico Martocchia

La Chiesa irrompe nel discorso sulle unioni civili, riapertosi dopo il referendum irlandese: uno scontro tra il pensiero dogmatico e la volontà di cambiamento. Sarebbe questa la risposta cattolica alla vittoria del sì a Dublino? Si spera vivamente di no.

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«Credo che non si possa parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità». Sono le parole del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, a pochi giorni dal referendum irlandese sui matrimoni gay. Una doccia fredda, anzi gelata, che fa tornare la Chiesa indietro di cento anni. Sarebbe questa la risposta cattolica alla vittoria del sì a Dublino? Si spera vivamente di no. Già l’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, aveva usato parole più moderne o quantomeno più utili per una prospettiva di dialogo: «nessun anatema, piuttosto una sfida, da raccogliere, per tutta la Chiesa». Sarebbe interessante sapere come la pensa Papa Francesco, che come è logico che sia, non si è mai esposto direttamente sull’argomento.

D’altronde, la posizione del cardinale Parolin rispecchia una parte del Parlamento italiano, che vede con grande ostracismo la sola possibilità di introdurre le unioni civili nell’ordinamento giuridico nazionale. Per esempio, Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, cerca di spostare l’argomento deviandolo dai suoi binari principali. Riconosce, come ha fatto Silvio Berlusconi domenica scorsa a Che tempo che fa, la legittimità di legami diversi dal matrimonio tradizionale, ma specifica che la “famiglia naturale” è una sola, così come riconosciuta dalla Costituzione. Secondo Brunetta, l’unica relazione che deve essere destinataria di risorse welfare è la famiglia, unione tra un uomo e una donna. Così, come spesso capita, chi è contro certi diritti civili si fa interprete supremo del diritto costituzionale. Lo Stato decide cosa è naturale è cosa no. Gli individui che ci vivono non possono decidere il proprio destino. E qui il discorso passa dalla politica all’etica, forse un dibattito troppo elevato per le nostre istituzioni, che però dovrebbero occuparsene. Anche perché è proprio la Corte di Cassazione che ha ribadito che la scelta di estendere il matrimonio a forme diverse da quella eterosessuale è compito del legislatore ordinario, cioè Brunetta e co.

Perciò, con il 62 per cento dei sì al referendum in Irlanda, il tema delle unioni civili è tornato di attualità in Italia, ultimo paese dell’Europa occidentale che non prevede nessuna possibilità per persone dello stesso sesso di vedersi come coppia legale. Al Senato è approdato, già da un po’ di tempo, il ddl sull’argomento, firmato dalla senatrice Pd Monica Cirinnà. L’ostruzione non si è fatta attendere, sono migliaia gli emendamenti – soltanto 2778 sono stati presentati da Ncd. Il problema principale, che crea resistenze addirittura all’interno del Partito Democratico, è la stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare il figlio biologico del convivente. Superato quest’ostacolo – non da poco – la legge potrebbe essere approvata, i numeri ci sono. Secondo varie indiscrezioni riportate dal Corsera si parla anche di un accordo tra Maria Elena Boschi e Mara Carfagna, entrambe favorevoli all’approvazione di un testo condiviso in Parlamento.

Bisogna tornare sulle parole del cardinale Parolin: «sono rimasto molto triste di questo risultato, la Chiesa deve tener conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione». Ciò che fa riflettere non è l’opinione di un vescovo, di un cardinale, di un sacerdote, che può essere contraria o favorevole a qualsiasi argomento. Ognuno ha il diritto di esprimere il proprio dissenso su qualsiasi questione. Tutte le critiche sono ben accette. Ciò che deprime è invece la fermezza con cui alcuni esponenti della Chiesa cattolica si fanno paladini del pensiero di tutta l’umanità, non avendo alcun rispetto per quello che è stato deciso da un voto popolare. Qui non si vuole immaginare che tutti i cattolici accettino i matrimoni gay, si vuole soltanto sperare che si abbia più considerazione delle idee altrui. Naturalmente è un tema che non può essere esaurito in un articolo da trenta righe. Sentirsi padroni della Verità, perché donata da Dio, è un tratto caratteristico della religione in generale (come delle ideologie), che per fortuna non si diffonde in tutti i religiosi. Interrogarsi su ciò che crede e ciò che pensa l’altro dovrebbe essere l’elemento fondante di una società moderna, intesa come comunità umana: un elemento purtroppo in contrasto con il dogma, religioso, politico o morale.

 

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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