Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore

06/01/2014 di Simone Di Dato

Mostra Matisse Ferrara

Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore. Oltre cento capolavori, tra dipinti, sculture e opere su carta, per raccontare la parabola creativa di Henri Matisse, il guru dei fauves e di quel fauvismo che scandalizzò la Parigi degli inizi del ‘900, per la violenza “selvaggia”, viscerale e così innaturale, del colore. Per inaugurare il nuovo anno, il Palazzo dei Diamanti di Ferrara sceglie quindi di puntare sull’avventura artistica di un gigante dell’arte moderna, tra talento, estro e sensibilità, proponendo un ritratto a tutto tondo del suo genio, ma soprattutto mettendo in risalto la rappresentazione della figura, che vede nel modello femminile il protagonista assoluto della mostra.

Henri Matisse, la figura. La forza della linea, l'emozione del colore
Henri Matisse, Nudo disteso (Aurora), 1907, bronzo.

Nato nel 1869, Matisse si formò a Parigi dove apprese l’accademica e gelida pittura di William-Adolphe Bouguereau. L’insegnamento tradizionale che gli diede solide basi disegnative, non impedì al giovane artista di indagare anche le correnti della pittura contemporanea che in quegli anni sbocciavano a Parigi. Ma è prevalentemente da Cézanne che proviene un grande principio così caro alla sua arte. Dosando un’accorta bilancia compositiva e cromatica, Matisse diventa un alchimista del colore, elemento sempre costruito e mai marginale. Non a caso, ci sono nella sua produzione pittorica temi interpretati con estrema originalità cromatica: vedute di interni con finestre che si aprono sul mare o finestre con nature morte, assumono assoluta pienezza visiva resa con un’emotività mai scontata. Si può percepire il genio, la medesima e sensazionale calibratura di forme che abita i dipinti, anche nelle sculture, un genere che lo allontana da Picasso (con il quale condivide la passione per le sagome colorate in spazi infiniti) per l’assenza di objets trouvés. Non ci sono infatti, nella scultura e nei rilievi di Matisse, oggetti raccolti per casualità e alla rifusa, ma dietro la realizzazione finale, un occhio attento leggerà un concetto dell’immagine ben preciso, uno studio elaborato e impegnato a fare da guida allo scultore: un ingegno che lo rende un artista colto, aperto allo studio come pochi.

Tuttavia guardare Matisse con occhi nuovi per cogliere aspetti inediti, dopo decine e decine di mostre, studi e critiche, sembra piuttosto improbabile. Ma è proprio questa la sfida lanciata dalla rassegna ferrarese, curata da Isabelle Monod-Fontaine, già vicedirettrice del Centre Pompidou e studiosa del maestro francese. Forte di numerosi prestiti provenienti da musei e collezioni private da ogni parte del mondo, il percorso espositivo si concentra sullo stretto rapporto che si riscontra tra le abilità pittoriche e scultoree, attraverso un’ampia selezione di opere che indagano in modo omogeneo sulla personalità di Matisse, dalle generose sperimentazioni fino a innegabili masterpiece.

Henri Matisse in mostra a Ferrara
Henri Matisse. Nudo seduto di spalle, c. 1917, olio su tela

Ad aprire la mostra, visitabile a partire dal 22 febbraio fino al 15 giugno, è l’Autoritratto del 1900 che anticipa, insieme a studi sul modello, i dipinti relativi alla rivoluzione dei fauve, rappresentata dal Ritratto di André Derain, esempio lampante dell’uso magistrale di colori puri e resi vivi da un’inesauribile energia di luce. E’ poi il turno del Nudo disteso e del Nudo in piedi. Una scultura la prima, che insieme alla tela successiva, colpisce per la capacità di inseguire, con grande espressività, forza e tensione dei corpi. Dopo una sezione dedicata a tre pietre miliari del 1909, vale a dire il bronzo La Serpentina, la tela Nudo con sciarpa bianca e la Bagnante direttamente dal MoMa, il percorso giunge agli spazi che ospitano i ritratti. La serie bronzea delle Jeannette o Le due sorelle sono la viva testimonianza dell’ossessione di Matisse per il lavoro davanti al modello: l’essenza che abita il soggetto è messa a nudo, in tentativi sorprendenti che anticipano la sensualità e le atmosfere esotiche dei nudi, figure sdraiate, erotiche odalische, sontuose figure di donne che ancora evocano la seducente modella italiana o l’ex ballerina Henriette Darrìcarrère.  A chiudere il percorso, passando per figure femminili che assorbono luce dalla vegetazione, dagli arredi e gli oggetti che le circondano, sono le opere dedicate alle ultime sperimentazioni del maestro. Domina il bianco, un non colore che Matisse “riesce a far cantare”, insieme a morbide linee femminili di grande e creativa vivacità. Sono loro, le donne dal fascino misterioso, in bilico tra l’armonia delle forme e la violenza delle cromie, a rendere Matisse il grande poeta del colore.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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