Matisse in mostra a Roma: tra profumi e suoni d’Oriente

09/03/2015 di Laura Caschera

“La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano i miei disegni, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro.”

Matisse. Arabesque

Matisse e l’Oriente, un rapporto destinato a durare per tutta la carriera artistica del pittore, ben rappresentato dalla mostra “Matisse. Arabesque”, alle Scuderie del Quirinale a Roma, visibile dal 5 marzo al 21 giugno. La rassegna, curata da Ester Coen, si fonda sul complesso rapporto tra i due elementi, il pittore e il mondo orientale, il primo nella piena libertà da vincoli e limitazioni tecniche, l’ultimo capace di invadere così tanto la pittorica dell’artista da portarlo ad offrire un nuovo respiro alle sue composizioni. Fu così in grado di liberarsi dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva per spalancare le porte ad un mondo vibrante, fatto di colori e di una nuova idea di arte decorativa. Come sottolinea la curatrice, “ la pittura è pittura in quanto non rappresentazione, ma casomai rappresentazione di un’emozione e non di una realtà esteriore”. Ed è proprio questo uno dei punti cardini dell’esposizione: mostrare l’influenza che le diverse culture, non solo orientali, hanno avuto nella vita dell’artista.

Zorah sulla terrazza
Zorah sulla terrazza, 1912-1913

La rassegna, coprodotta dall’azienda speciale Palaexpo e da MondoMostre, costata circa due milioni di euro, può vantare un’eccezionale selezione di opere, provenienti da collezioni pubbliche e private tra le più importanti del mondo. Come ha dichiarato la Coen, “ è stato un lavoro di anni, molto faticoso”, mettere insieme tutte le opere, oltre 100 capolavori, richiederle in prestito, e alla fine ottenerle, è stato ciò che ha contribuito in maniera fondamentale al successo dell’allestimento, pienamente in grado di dimostrare il genio artistico di Matisse. Tra gli illustri prestatori, solo per citarne alcuni, il MoMa di New York, L’Ermitage di San Pietroburgo, la Tate Gallery di Londra e il Pompidou di Parigi. La maggior parte delle opere protagoniste della mostra provengono dal patrimonio dei grandi musei internazionali, alcune non sono mai state viste in Italia, e ciò contribuisce fortemente ad accrescere il fascino dell’intero percorso e ad esaltarne l’atmosfera.

Se molti artisti scelsero fin da subito la precisa direzione della propria carriera, per Henri Matisse non fu così. Lavorava infatti come assistente presso uno studio legale, ma la sua vita cambiò quando si ammalò gravemente di appendicite, e fu costretto a letto per quasi un anno. Fu allora che iniziò a dipingere. Dopo essere entrato in contatto con personalità del calibro del simbolista Gustave Moreau, si iscrisse ufficialmente all’Ecole des Beaux Arts nel 1985, dove avevano la cattedra molti orientalisti. E proprio in questi anni approfondì il suo rapporto con l’Oriente, soprattutto nel 1903, quando a Parigi vennero dedicate diverse mostre all’arte islamica. Influenzato molto anche dalla pittorica di Cezanne e di Van Gogh, il vero e proprio punto di svolta nella sua carriera fu la visita alla grande “Esposizione di arte maomettiana”, che si tenne a Monaco di Baviera nel 1910. Sarà quello il vero punto di contatto che influenzerà una vasta schiera di artisti avanguardisti, partendo da Kandinsky fino ad arrivare a Le Corbusier.

Giovane con copricapo persiano
Giovane con copricapo persiano, 1915-1916 ca.

A dare la possibilità all’artista di rappresentare uno spazio diverso, che gli consentì di uscire dagli schemi tradizionali della pittura ottocentesca, fu lo studio assiduo dei soggetti provenienti dalle civiltà orientali . Protagonisti della sua arte diventano così arabeschi, disegni geometrici, presenti nel mondo ottomano e nell’arte bizantina, interpretati da Matisse con straordinaria modernità. Ma non è tutto, poiché profonda influenza nel suo modo di interpretare l’arte fu anche la scoperta dell’Africa centrale e settentrionale, della Cina e soprattutto del Giappone. Viva rappresentazione dell’influenza che quest’ultimo paese ebbe per l’artista è il quadro “Ramo di Pruno, sfondo verde” del 1948. Con i fiori tipici del mondo nipponico nel vaso ed i colori sgargianti, Matisse rappresenta uno schema capace di evadere dai legami classici dell’arte a lui di poco precedente, per approdare in un mondo dove l’armonia regna sovrana, dove i simboli contribuiscono a rappresentare vive le emozioni. Simbolo delle reminescenza africane che invadevano Parigi, per la prima volta in Italia il “Ritratto di Yvonne Landsberg”, proveniente dal Museo di Philadelphia, soggetto di prorompente bellezza, tra i suoi colori e le sue forme.

Ramo di Pruno fondo verde, 1948
Ramo di Pruno fondo verde, 1948

Ad accoglierci nella prima delle dieci sale della rassegna, è la natura morta “Gigli, Iris e Mimose”, del 1913, un monumentale capolavoro che anticipa nella magia dei colori dell’azzurro e del verde, l’influenza orientale e nord africana. Passando per schemi decorativi inediti, picchi di colore nell’analisi del mondo Mediterraneo, maschere e tessuti africani del primitivismo, e ancora giochi di rimando tra interni ed esterni fino a cromie e preziose stoffe orientali, la mostra si chiude con la visita dell’ultima sala, dove si possono ammirare i sorprendenti studi e disegni di foglie, alberi e piante, dalle smisurate superfici.

Chi è affascinato dalla sublime arte del dipingere del pittore francese non potrà fare a meno di visitare questa esposizione, ricca di capolavori così poco noti, in alcuni casi mai giunti in Italia, che contribuiscono ad accendere l’entusiasmo dei curiosi amanti dell’autore de “La danza”. E non si può non concludere citando lo stesso Matisse in un dialogo con il critico Gaston Diehl nel 1948: “ la revelation m’est venue d’Orient”.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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