Matisse e il suo tempo. La collezione del Centre Pompidou

05/01/2016 di Simone Di Dato

Fino al prossimo 15 maggio 2016 Torino omaggia l'opera pittorica di Henri Matisse con una selezione di opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi

Matisse e il suo tempo

Ciò che rende Henri Matisse (1869 – 1954) uno dei più importanti artisti del XX secolo è la capacità di risolvere, immerso nella propria opera, le più complesse fila delle correnti artistiche a lui contemporanee per ricavarne quelle direttrici fondamentali che lo designano grande poeta del colore. Vedute d’interni con finestre che si aprono sul mare, finestre con nature morte, nudi che rievocano nostalgicamente una mitica età dell’oro: nella produzione pittorica di Matisse a regnare infatti tra forme semplificate e grandi campiture senza profondità è il colore puro. Colori primari e secondari puri, accesi, luminosi, nella loro più potente vivacità sono usati in funzione espressiva producendo una calibratura cromatica sensazionale fatta di accostamenti, accordi e contrasti timbrici. Matisse accosta con veemenza i gialli al violetto, il rosso al verde, il blu all’arancio, colori primari a quelli complementari, tanto da far cantare perfino il “non colore”, il bianco.

Occorre un grande amore, capace di ispirare e sostenere questo sforzo continuo verso la verità, questa generosità assoluta e questo profondo spogliamento che implica la genesi di ogni opera d’arte. Ma l’amore non è forse all’origine di tutta la creazione?

Autoritratto
Autoritratto

Tutto ha origine da una mente colta e aperta alla studio, ma ancora prima da solide basi disegnative. Matisse si forma a Parigi presso WIlliam-Adolphe Bouguereau, ma l’insegnamento tradizionale del pittore pompier non impedisce all’allievo di indagare anche le prospere correnti di pittura contempornea a Parigi. Studia l’abilissimo pittore simbolista Odilon Redon, ammira l’arte di Cézanne nei suoi aspetti analiti e sintetici, ereditandone una lezione sul colore costruito e mai casuale, e ancora ha la possibilità di studiare i divisionisti francesi, come ad esempio Cross e Signac. Alla fine, la direzione che Matisse sceglierà sarà un’altra, fino a diventare per i Fauves quello che Kirchner fu per la Brucke e Kandinskij per il Blaue Reiter: la personalità guida  di un gruppo di artisti “selvaggi”, i cui dipinti erano caratterizzati da una violenza espressiva fuori dal comune, da colori violenti e molto accesi, specie se comparati ad un Donatello.

Assieme al colore si avverte in Matisse una grande preoccupazione per la composizione formale, per i contorni, per la ricerca di uno stile affinato progressivamente. Dopo i suoi viaggi nell’area mediterranea, in molti quadri degli anni Venti si avverte una grande cultura figurativa, la conoscenza delle composizioni cubite e postcubiste di Picasso, suo amico e rivale incontrato per la prima volta nel salotto di Gertrude Stein, scrittrice americana trasferita a Parigi, sua protettrice. Da questa frequentazione nacque in lui il desiderio di visitare l’Italia, viaggio dal quale guadagnò maggiore convinzione nelle sue idee, al punto da azzardare nel 1908 la prima grande personale negli Stati Uniti, occasione che venne accolta con scarso successo di critica. Dovrà aspettare gli anni Venti e Trenta per essere conteso dai migliori salotti di Parigi, New York e Londra.

L'Algerienne
L’Algerienne

Fino al prossimo 15 maggio 2016 Torino omaggia l’opera pittorica di Henri Matisse con una selezione di opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi. Ospitata dalle sale di Palazzo Chiablese, Matisse e il suo tempo propone al pubblico 50 capolavori del genio francese che si confronteranno con altre 47 opere di artisti a lui contemporanei quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Mirò, Derain, Braque, Marquet e Léger. Vedremo dunque “Icaro” (della serie Jazz del 1947), “Grande interno rosso” (1948), “Ragazza vestita di bianco su fondo rosso” (1946), dialogare con “Nudo con berretto turco” (1955) di Pablo Picasso, “Toeletta davanti alla finestra” (1942) di Braque, o ancora “Il tempo libero” (1948-49) di Lèger.

Natura morta
Natura morta con credenza verde (1928)

Curata da Cécile Debray, conservatore presso il Musée national d’art moderne-Centre Pompidou, la mostra analizza in dieci sezioni disposte in ordine cronologico, il percorso artistico di Matisse, dai suoi esordi nell’atelier di Gustave Moreau negli anni 1897-99 fino alla sua scomparsa in un viaggio che tiene conto delle reciproche influenze o comuni fonti di ispirazione tra le sue opere e quelle di artisti contemporanei, una sorta di “spirito del tempo” che lega Matisse ad alcune dell personalità più importanti del secolo scorso.

Info:
Matisse e il suo tempo. La collezione del Centre Pompidou
12 dicembre 2015 – 15 maggio 2016
a cura di Cécile Debray
Palazzo Chiablese, Torino

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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