Martin Luther King, icona senza tempo

04/04/2015 di Iris De Stefano

Pochi personaggi, nella storia americana, restano iconici quanto Martin Luther King, leader americano della lotta non violenta contro ogni forma di pregiudizio sociale.

Martin Luther King

Ieri, 4 aprile si celebrava il 47esimo anniversario della morte di Martin Luther King, in un anno già carico di celebrazioni. Il 7 marzo scorso, infatti, a Selma, in Alabama, con un’importante cerimonia si era ricordato il 50esimo anniversario dell’omonima marcia durante la quale, la polizia, unitasi ad un gruppo di cittadini volontari, assaltò i manifestanti che sfilavano richiedendo pari diritti per la popolazione di colore.

Quell’episodio rappresentò uno dei momenti di più acuta tensione tra la popolazione conservatrice americana e i manifestanti. Gli effetti della manifestazione furono notevoli grazie all’imponente presenza di media sul posto che ripresero la notizia sui principali canali di informazione: una parte cospicua della popolazione americana simpatizzò con i manifestanti e l’allora Presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson si decise a promulgare il “Voting Rights Act”, vietando finalmente le discriminazioni elettorali su base razziale. Votato dal Congresso, divenne legge il 6 agosto 1965.

L’omicidio di Martin Luther King, di tre anni dopo, si innesta quindi in un periodo generale in cui i leader dei movimenti pacifisti erano presi di mira da gruppi conservatori come il Klu Klux Klan. La marcia di Selma era stata infatti organizzata con l’intento di raggiungere Montgomery, la capitale dell’Alabama, per chiedere spiegazioni sulla morte di un attivista, Jimmie Lee Jackson, ucciso da due ufficiali di polizia nella stessa cittadina di Selma durante una precedente manifestazione. Dopo gli episodi di quella che venne chiamata “the bloody Sunday” venne organizzata un’altra manifestazione, alla cui testa si pose lo stesso Martin Luther King e che riuscì a raggiungere Montgomery senza particolari disordini. La stessa sera però, un leader della marcia venne ucciso.

La tensione che regnava nel paese era dunque massima. Due anni prima Pier Paolo Pasolini, in una conversazione con Oriana Fallaci, raccontava: “Ho conosciuto i giovani dello Sncc (Student Non-violent Coordinating Committee), sai gli studenti che vanno nel sud a organizzare i negri. Fanno venire in mente i primi cristiani, v’è in loro la stessa assolutezza per cui Cristo diceva al giovane ricco: “Per venire con me devi abbandonar tutto, chi ama il padre e la madre odia me”. Non sono comunisti né anticomunisti, sono mistici della democrazia: la loro rivoluzione consiste nel portare la democrazia alle estreme e quasi folli conseguenze.

Alle sei del pomeriggio del 4 aprile quindi, Martin Luther King fu ucciso da un colpo di fucile mentre era fuori al balcone della sua stanza al secondo piano di un albergo di Memphis. Nonostante due mesi dopo fosse stato arrestato e condannato a 99 anni di carcere James Earl Ray, sono in molti a credere che in realtà non sia stato lui il mandante dell’omicidio King. Secondo alcune ipotesi, l’ammissione di colpevolezza di Ray, poi ritrattata, fu in realtà solo dovuta alla paura della pena di morte. Il sistema di sorveglianza dell’FBI con lo scopo di contenere il potere dell’attivista politico e provato da recenti inchieste di commissioni del Congresso americano alimentano le più varie teorie complottiste.

Quello che è certo è che ancora oggi, a distanza di quasi 50 anni dalla morte di King e dopo l’elezione del primo Presidente afroamericano della storia del paese, ben lontani si è dalla situazione di parità sostanziale tra bianchi e neri negli Stati Uniti. Secondo una ricerca del Pew Research Center dell’agosto 2013 i livelli di disoccupazione della popolazione di colore restano il doppio di quelli medi americani (9,9% a fronte di un trend medio del 5%) e tali numeri sono confermati anche da un bollettino informativo del Dipartimento del lavoro statunitense del mese scorso. Profonde disparità tra bianchi e neri sono riscontrabili praticamente in ogni aspetto della vita sociale americana, rendendo il sogno di Martin Luther King ben lungi dall’esser realizzato.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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