Marisa Monte – La verità carioca? Un’illusione brasiliana

07/04/2013 di Luciano Di Blasio

Marisa Monte è una delle più grandi cantanti brasiliane contemporanee. È famosissima nel suo Paese, ma anche a livello internazionale. La conoscete? Probabilmente no. In realtà sì, soltanto che non lo sapete. Ricordate la calda estate del 2002 e quel martellante motivetto che faceva “eu sou de ninguém, eu sou de todo mundo, e todo mundo me quer bem”?

Marisa MonteUna “popparola” lirica – La formazione musicale di Marisa è caratterizzata da quella dicotomia di generi che produce artisti poliedrici e amati dal pubblico. Per Marisa il mix è particolarmente interessante: a livello vocale, la lotta per un posto nel suo cuore è tra il canto lirico e quello pop, mentre nella melodia è tra il rock e il samba brasiliani. A 14 anni si appassiona alla lirica, proprio nel momento in cui il Brasile e la sua capitale culturale Rio de Janeiro stanno conoscendo l’esplosione del rock brasiliano e consacrando alla storia della musica esperienze come quella del Circo Voador, vero e proprio tempio per le esibizioni in terra carioca, del festival Rock in Rio e della Cidade do Rock.

Roma – A 19 anni compie il viaggio che le cambia la vita: decisa a proseguire ed approfondire lo studio del canto lirico, si trasferisce a Roma. Vi rimane solo 10 mesi, abbastanza per essere ascoltata dal produttore Nelson Motta, il quale la “riporta” in Brasile e firma il suo primo show, nel 1987. Ed è proprio Nelson Motta ad adattare “E po’ che fa” di Pino Daniele in portoghese per Marisa: “Bem que se quis” è, appunto, il primo grande successo dell’allora giovanissima carioca. Il pezzo fa da traino al suo primo album, MM, che, tanto per non sbagliare, entra subito nella classifica dei 100 miglior album della musica brasiliana (secondo Rollin Stone Brasil). E tanto fa anche il suo secondo disco, Mais, pubblicato nel 1991: ribadisce e conferma, anche nelle vendite, la fama di Marisa.

[twocol_one]Il successo a base di MPB, samba e pop – Con il suo primo album doppio, invece, Marisa si trasforma in provocatrice, oltre che in sperimentalista. Barulinho Bom scatena molte polemiche già dalla copertina: un’illustrazione di Carlos Zéfiro, artista porno-naïf carioca morto nel 1992. Evidente, però, come la scelta sia basata sull’omaggio ad un artista come[/twocol_one] [twocol_one_last][/twocol_one_last]

Alcides Aguiar Caminha che, producendo arte erotica negli anni del secondo governo di Getulio Vargas (per i profani: un momento di dittatura militare illuminata), aveva dovuto nascondersi dietro uno pseudonimo (Zéfiro appunto), ma non aveva rinunciato all’arte stessa. In Brasile chi produce musica sente un legame con l’idea di arte capace di trascendere qualunque limite: l’approccio totalizzante alla musica di Marisa permette di capire facilmente la scelta di omaggiare Zéfiro. Proprio in quest’ottica è da analizzare anche il suo sperimentalismo: così si avvicina più che mai alla tradizione sambista carioca. Avvicina e cattura gli appassionati di samba, jazz e MPB (“eme-pe-be”, musica popular brasileira, un vero genere musicale) così come le orecchie più avvezze a pop e rock, creando una commistione che in qualche modo riforma e aggiorna lo spettro di varietà all’interno della stessa MPB.

I Grammy – Ogni nuovo album scala le classifiche, sbaraglia i numeri delle vendite e si scolpisce nella storia della musica brasiliana. All’inizio del nuovo millennio arriva anche la consacrazione istituzionale: nel 2001 vince un Grammy Latino per l’album Memórias, Crônicas e Declarações de Amor, indicato come miglior album del pop contemporaneo brasiliano. Titolo che riesce a conquistare altre 2 volte negli anni successivi, oltre a svariate nomination, dimostrando una grande abilità nell’interpretare le passioni della sua generazione, pur essendo sempre etichettata come una sorta di outsider.

I Tribalistas – Nel 2002 arriva al suo sesto album, ma non da sola: insieme con i musicisti Arnaldo Antunes e Carlinhos Brown – quest’ultimo in grado di suonare circa una cinquantina di strumenti e protagonista della scena percussionista brasiliana – costituisce il trio Tribalistas, l’esperienza che rende nota la voce di Marisa su larga scala anche al pubblico italiano. Quel pezzo, Já sei namorar, che può sembrare la classica parabola musicale breve, è in realtà il pezzo traino di un album che solo in Brasile ha venduto un milione e mezzo di copie!

Un ritorno a casa – Nel 2006 il tour Universo Particular, omonimo del suo sesto album da solista, che la porta in Italia per l’ultima volta. Dopo 7 anni di assenza, dunque, è un ritorno graditissimo quello di Marisa per il pubblico italiano, ma lo è di sicuro anche per lei che nel nostro Paese è cresciuta musicalmente: il 16 aprile a Roma, unica data italiana del nuovo tour Verdade, Uma Ilusão. Il concerto, che si svolgerà nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, proporrà alcuni grandi successi storici di Marisa alternati a pezzi tratti dal suo ultimo album, O que você quer saber de verdade, un vero capolavoro, l’ennesimo.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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