Mario Silvestri, un ingegnere prestato alla storiografia

28/09/2013 di Matteo Anastasi

Mario Silvestri

Il nome di Mario Silvestri è annoverato tra quelli dei più importanti ingegneri italiani, vero pioniere dell’avvento dell’energia nucleare nel nostro paese. Fu professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano, creatore del Cise (Centro informazioni studi esperienze), progettatore di un imponente reattore nucleare – il Cirene – e della centrale nucleare di Trino Vercellese. Riuscì ad attirare le attenzioni, verso il nucleare, della grande industria italiana, dall’Edison alla Fiat. Di Silvestri, tuttavia, si ricorda anche un testo storiografico, arguto e incisivo, la cui uscita, nel 1965, sollevò ampie curiosità nell’ambiente scientifico: Isonzo 1917.

Mario SilvestriL’interesse era dettato soprattutto dal fatto che l’autore di quelle pagine, che di mestiere non faceva certamente lo storico, era riuscito nell’impresa, fino ad allora intentata, di narrare le battaglie dell’Isonzo e di Caporetto con abbondanza di dati e finezza di analisi. Qualcuno, specialmente in ambiente accademico, irritato dall’”intrusione” di Silvestri, storse il naso, definendo l’autore un «dilettante». Ma i più riconobbero la sua bontà di studioso e narratore.

Quel giudizio fu confermato da un’opera più corposa, in quattro volumi, il cui valore venne dimostrato dalla pubblicazione, nel 1977, presso la prestigiosa Einaudi. La decadenza dell’Euopa occidentale. 1890-1946 usciva in un frangente in cui in Italia era difficile sottrarsi alla catalogazione politica. Subito ci si chiese dove occorresse iscrivere Silvestri, a quale tendenza e fazione. In realtà l’ideologia non c’entrava. Occorreva parlare di stile e metodo di lavoro, di formazione culturale e dell’enorme curiosità che muoveva la ricerca silvestriana. Quella curiosità era in buona parte derivante dalla sua formazione scientifica e dall’abitudine a quantificare qualsiasi fenomeno rientrasse nell’orbita delle sue analisi. Con una perfetta capacità da “ragioniere della storia” o da “storico quantistico”, volle sapere a quanto ammontasse la spesa militare delle grandi potenze in relazione al loro Prodotto nazionale lordo; volle comprendere il costo di un soldato perso e la mortalità su singoli campi di battaglia; volle conoscere il numero di morti, feriti e dispersi inglesi e tedeschi tra l’estate del 1916 e il dicembre del 1917; volle ricostruire il numero di aerei realizzati dalle potenze in conflitto durante la Seconda guerra mondiale (peraltro con un dato impietoso per l’Italia: diecimila velivoli costruiti contro i quasi trecentomila statunitensi e gli oltre centotrentamila sovietici).

A ogni modo, tra lo storico e il paladino dell’energia nucleare esisteva un fil rouge. Quando, nel 1968, pubblicò un libro accesamente critico sulle bugie che ostacolavano l’avvento del nucleare in Italia – Il costo della menzogna – Silvestri dichiarò, infatti, di aver scritto Isonzo 1917, tre anni prima, con l’obiettivo primario di farsi accettare dal pubblico come scrittore e conquistare in tal modo il potere di sottoporre all’attenzione dei lettori il problema che maggiormente lo interessava.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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