Monti vuole staccare la spina, con un anno di ritardo

02/07/2013 di Andrea Viscardi

L'ex tecnico minaccia la tenuta del governo, ma dimentica il suo ruolo e le sue responsabilità passate

Staccare la spina? – “Senza un cambio di marcia, Scelta Civica toglierà il suo sostegno.” Queste le parole di Mario Monti nella giornata di Domenica. Parole ridimensionate, quindi, lunedì, quando l’ex premier ha voluto sottolineare quanto, comunque, sia convinto che i problemi nella maggioranza di governo saranno risolti – come sempre è avvenuto sino ad ora – nella prossima riunione. Una piccola retromarcia, che non fa dimenticare la pesante minaccia sollevata da Scelta Civica. Frasi che hanno anche creato non poche tensioni con Pierferdinando Casini, riaprendo il dibattito eterno di un centro che non potrà mai essere veramente unito.

Un discorso in parte sensato – Indubbio che nelle sue parole vi sia un fondo di verità. Quando l’ex premier sottolinea come “i piccoli passi non bastino”, non fa altro che porre il Governo Letta innanzi alle sue responsabilità. Un esecutivo che, sino al momento, è riuscito per lo più ad approvare mezzi provvedimenti o a prendere decisioni del tutto discutibili, come, ad esempio,  gli incentivi sulle assunzioni contenuti nel dl occupazione. Incentivi accusati da molti di essere antimeritocratici e discriminanti nei confronti di chi, dopo anni di studio, esce da un’università.

Ma non accettabile da Monti – Verità per verità, vi è un altro fatto da sottolineare, e cioè quanto frasi di questo tipo potrebbero essere accettate se pronunciate da qualsiasi partito e politico, tranne forse che da Mario Monti. Affermazioni fuori luogo, o, meglio, parole che sembrano più di ogni altra cosa una mossa per cercare di attirare un po’ di attenzione mediatica, oltre che atte a ricordare agli italiani che, nonostante i risultati pessimi, il centro c’è ed esiste.

Perché oggi si, e un anno fa no? – Perché, quindi, oggi minaccia di staccare la spina, mentre un anno fa restava in silenzio? Il governo dei tecnici, quello che doveva cambiare l’Italia ed intervenire senza seguire logiche politiche ma solo il bene del Paese, è lo stesso che venne messo al giogo dei partiti stessi e delle lobby della società. Pd, PdL, taxisti farmacisti, sindacati. Tutti misero tutto se stessi per far sé che le proposte di riforma del governo diventassero dei provvedimenti spesso senza capo né coda, inutili a risolvere qualsiasi tipo di crisi. Anzi, alcuni di questi provvedimenti, per dirla tutta, apparirono sin dall’immediato come necessari di modifiche e interventi, che tutt’ora latitano.

Molti dei problemi che si trova oggi ad affrontare il governo Letta sono ereditati proprio da Monti. La legge elettorale, in primis. Se ne parlò per un anno, non se ne fece nulla, principalmente perché il governo, invece di mettere sotto scacco i partiti, fu da questi messo a tacere e relegato in un ruolo quasi di secondo piano, di mediatore. Senza contare altre tipologie di intervento, quali quelle rappresentate dall’Agenda Digitale: sono mancati gran parte dei decreti attuativi e, addirittura, l’Agenzia Digitale è stata “condannata” dalla Corte dei Conti poco più di un mese fa. Un altro dei problemi che avrebbero dovuto far dire un “non ci sto” di vecchia memoria, fu l’ostruzionismo – sempre enorme – dei partiti innanzi ad ogni tentativo di taglio dei costi, che obbligò il governo anche e soprattutto – per rispettare gli impegni presi con Bruxelles – ad un aumento della pressione fiscale. Come dimenticarsi la questione province, o quella riferita alle retribuzioni parlamentari?

Da tecnico a politico – Insomma, un Mario Monti che oggi è pronto a staccare la spina ma che, quando avrebbe dovuto minacciare di farlo, preferì stare in silenzio e assecondare, in un certo qual modo, la cecità di quelli stessi partiti di cui negli ultimi mesi, diciamolo, ha assimilato i comportamenti. Un altro campione di coerenza per la società e la politica italiana.

Comunque, pochi giorni fa, il Professore aveva dichiarato “Mi basta varcare il confine per essere così riconosciuto, che non verrebbe più voglia di tornare in Italia”. Forse, in realtà, la sua intenzione è quella di staccare la spina per trasferirsi oltralpe, così da poter firmare autografi e essere fermato per strada. Tecnico, politico e quindi star. Un percorso quasi naturale per come siamo abituati.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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