Mario Draghi, il leader solitario

05/07/2013 di Giovanni Caccavello

Il piccolo ma difficile miracolo costruito da Mario Draghi sta salvando l'Euro e l'Europa

Il leader – Mario Draghi, banchiere ed economista Italiano, dal 1 Novembre 2011 è Presidente della Banca Centrale Europea (BCE). Prima di ricoprire tale ruolo ha occupato molte altre prestigiosissime ed importanti posizioni: direttore esecutivo della Banca Mondiale, Governatore della Banca d’Italia, vice-presidente per l’Europa di Goldman Sachs. Secondo la rivista “Forbes”, è da considerarsi l’ottava persona più “potente” del mondo nell’anno 2012 visto il suo carisma, la sua bravura, la sua posizione e il consenso che tutti i politici, sia di destra che di sinistra, gli riconoscono.

Il Miracolo – Successore di Jean-Claude Trichet, fin dall’inizio del suo mandato di Presidente della BCE, Draghi è stato capace di guidare in maniera perfetta l’Eurozona e tutta l’Unione Europea nel corso degli anni più difficili della “Crisi Europea”. Nonostante i timori iniziali da parte di Germania e Francia, l’ex governatore di Banca d’Italia, è riuscito, grazie alle sue politiche monetarie, a rendere bene o male, tutti contenti. Nel corso di questi due anni di presidenza, Draghi ha adottato delle politiche monetarie molto accomodanti. I ripetuti “tagli” del tasso d’interesse dell’Eurozona (che attualmente è al minimo storico di 0,5%), i due programmi di prestiti alle Banche Europee, chiamati rispettivamente “Long-Term Refinancing Operation 1 e 2” (LTRO1 & LTRO2), per un totale di più di un trilione di Euro, l’acquisto di Buoni dei paesi economicamente in difficoltà, la capacità di continuare a guardare alla Germania come il paese più forte dell’Euro mantenendo la promessa di controllare l’inflazione sia nel breve che nel lungo periodo e l’imposizione di ultimo garante dell’Eurozona sono state le mosse che hanno reso possibile il piccolo ma difficile “miracolo” di Draghi a salvare l’Euro e l’Unione Europea dal collasso.

4 luglio 2013 – Giusto ieri Draghi ha comunicato alla stampa il piano futuro della Banca Centrale Europea annunciando che il tasso di interessi rimarrà al momento invariato ma che, in futuro, ci si potrebbe aspettare un ulteriore taglio allo 0,25%. L’obiettivo primario della BCE “è comunque – spiega il Presidente dell’organo – la stabilità dei prezzi nel medio e lungo termine”. La BCE, inoltre, si aspetta una graduale ripresa dell’economia europea verso la fine del 2013 e spiega che le decisioni di mantenere una politica monetaria accomodante sono date dal fatto che l’istituto “non agisce guardando alle decisioni di altre banche centrali”. Un vero e proprio solco rispetto al passato. Un ulteriore messaggio sulla stabilità e forza dell’Euro, circa un anno dopo il famoso discorso in cui proprio lo stesso Mario Draghi sosteneva fermamente che “La Banca Centrale Europea farà qualsiasi cosa per salvare l’Eurozona perché l’Euro è irreversibile”.

I benefici ed i rischi – Se tale operazione ha avuto il merito di salvare e di mettere al riparo l’Euro, ed in particolar modo i paesi deboli dell’Eurozona (Grecia, Portogallo, Spagna, Italia), dalla speculazione internazionale, i rischi restano alti, soprattutto se i governi dei singoli paesi europei non dovessero portare avanti le riforme sperate, necessarie e dovute. Nonostante le parole di Draghi, le politiche monetarie di stimolo non possono durare all’infinito perché, alla lunga, “drogano” il mercato e, soprattutto, si trasformano nella famosa “trappola di liquidità” teorizzata da Keynes. Al tempo stesso è assolutamente necessario che i paesi in difficoltà e ancora sotto pressione dai mercati continuino o ri-avviino un percorso di riforme strutturali che elimini tutte le inefficienze e generi nuova competitività. Senza tali riforme è, dunque, impensabile che il miracolo di Draghi possa durare in eterno ed è quindi altrettanto impensabile che l’Eurozona ritrovi compattezza e crescita costante nel medio e lungo termine.

Vittoria? – Il cammino per raggiungere un futuro più roseo all’interno dell’Eurozona e dell’Unione Europea è ancora troppo lungo per cantare vittoria. I primi segnali per una piccola ripresa ci sono ed è innegabile nasconderli ma attenzione a trasformare questa fase in una “fine del tunnel”. I paesi devono portare avanti dei programmi seri ed ambizioni al fin di ridurre il debito pubblico e anche l’Unione Europea e l’Eurozona devono ripensare e riorganizzare i loro trattati e i loro statuti ragionando su come poter trasformare un potente ma lentissimo gigante in una macchina più efficiente e rapida senza però dimenticare la diversità di nazioni che, seppur con tutta la buona volontà di “unificarsi” sotto una sola bandiera, devono e vogliono rimanere diverse tra di loro. Ecco quindi che, oltre al solitario leader della BCE, l’Europa deve trovare al più presto una classe dirigente capace di prendere decisioni forti, rapide e chiare.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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