Marino, l’uomo che non sapeva comunicare

08/10/2015 di Andrea Viscardi

Gli ultimi mesi di Marino rappresentano un capitolo scritto ad hoc nel manuale su come non fare comunicazione (pubblica e politica). L'apice nella strategia adottata ieri, sintomo di un sindaco incapace di entrare anche solo in una lontana sintonia con il modus iudicandi dei cittadini italiani, per non parlare di quello politico.

Marino

Molto si potrebbe dire di Ignazio Marino, tranne che sia una persona disonesta. Forse ha ragione Vittorio Sgarbi quando lo definisce paperino, e quando afferma come “non gliene vada mai bene una”. O forse no. Lo scandalo della carta di credito fornita dal Comune, è solo l’ultimo segnale di un sindaco che, ancora prima di avere poche capacità amministrative per una città come Roma, non è in grado in alcun modo di gestire la propria immagine e la propria comunicazione. E questo, come punto di partenza, non può certo essere dei migliori per chi occupa la poltrona del primo cittadino più importante d’Italia.

L’ennesima dimostrazione – dopo la già imbarazzante smentita papale – è il ragionamento insito all’annuncio di ieri. 20 mila euro di spese con la carta di credito comunale, tra cui almeno due cene giustificate come di lavoro ma che in realtà sarebbero state trascorse con la famiglia. A prescindere dal tragicomico rapporto del sindaco con l’ambito cristiano-cattolico – una delle due cene era stata attribuita ad un incontro con alcuni rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio, puntualmente smentito dagli interessanti – il Marino quasi stizzito mentre annuncia come ridarà indietro di tasca sua tutti i ventimila euro, proseguendo altresì a testa bassa nel suo mandato – è un personaggio facilmente inseribile in un genere definibile tra il comico e il drammatico.

Questo proprio per la sua incapacità di fare comunicazione. Annunciare alla città di donare 20 mila euro – la stessa cifra pagata per i costi di rappresentanza con la carta di credito comunale – e nel contempo affermare come sarà la magistratura a stabilirà la verità, annunciando, in sostanza, la propria non colpevolezza, è una strategia di comunicazione a dir poco ingenua. Perché è chiaro quanto la stampa, i media, e soprattutto il cittadino medio, veda tali 20 mila euro come una compensazione all’essere stato colto in flagrante, come nel più italiota “averci provato, ma essere stato colto con le mani nella marmellata”. Vuol dire creare terreno fertile ai critici, nonché autostrade all’opposizione, soprattutto a quella grillina che, con De Maio, ha già parlato di problema non più di legittimazione ma di moralità.

Questo è solo un esempio, basti pensare, nell’ultimo periodo, proprio alla smentita papale – superflua, poichè Marino non aveva mai detto di essere stato invitato dal Papa – o alla foto apparsa su Il Tempo in cui lo si immortala nel fare un’immersione ai Caraibi mentre Roma veniva “semicommissariata” da Gabrielli – foto risalente a tre anni prima. Ma nessuno, Sindaco in primis, è riuscito a far giungere la verità ai cittadini romani. Certo, la situazione dell’ATAC, lo scandalo Casamonica e tutti i problemi della Capitale – non certo nati sotto la sua amministrazione, ma gestiti in modo superficiale per molti aspetti – mettono il Sindaco in una posizione sfavorevole, sempre soggetto ad attacchi, anche strumentali, ma l’incapacità nel gestire la comunicazione non fa che aggravare, e di molto la situazione. D’altronde, non aveva iniziato bene: già nel 2013 aveva inaugurato il manuale sul come non fare pubbliche relazioni, affermando quanto lo stipendio del primo cittadino romano fosse basso, sebbene non avesse alcuna intenzione di proporre aumenti salariali (e allora perché esporsi facilmente ad un mare di critiche?).

Ci si domanda, quindi, da chi sia composto il suo staff di collaboratori. Uno staff il cui compito principale sarebbe anche e soprattutto curare l’immagine del Sindaco, e suggerire come agire in situazioni di criticità. Proprio per questo Marino non potrà mai essere paragonato ad un semplice Paperino, perché sembra esservi in lui una dimensione ben più inquietante della semplice sfortuna, della poca competenza e goffaggine tipica del personaggio di Disney: quella dell’arroganza e della totale mancanza di consapevolezza dei propri limiti e delle proprie capacità. Caratteristiche non certo attribuibili ad un personaggio considerabile positivamente o simpaticamente nella dimensione fumettistica. Qualcuno mormora, a conferma di ciò, come non riesca a mettere una pezza a tale limite anche e soprattutto perché, tra i suoi collaboratori, ben pochi ne escono ascoltati – con frustrazione annessa di alcuni collaboratori.

Una mancanza, quella di non sapersi “vendere ai cittadini”, capace di mettere in difficoltà anche il migliore tra gli amministratori. Se aggiungiamo come tale aggettivo non sia certo attribuibile ad Ignazio Marino, il risultato è scontato: un fallimento totale.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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