Marino che combini? I mille guai del sindaco di Roma

01/10/2014 di Luca Andrea Palmieri

In poco meno di un anno e mezzo di governo della Capitale, il suo Primo Cittadino ha già fatto il pieno di polemiche

Sembra passata una vita, eppure è passato poco più di un anno da quando Ignazio Marino è diventato sindaco di Roma. E’ l’apice della carriera politica del medico per metà svizzero con un notevole passato da chirurgo in diversi importanti centri statunitensi. Il suo approdo al Campidoglio, tra l’altro, seguiva la gestione di Gianni Alemanno, uno dei sindaci meno amati della storia della capitale: tutto rose e fiori dunque per l’allora nuovo paladino del centro-sinistra romano? Nient’affatto. Anzi, la sua avventura finora è stata caratterizzata da un’infinità di ombre, che hanno portato lo stesso centro-sinistra nazionale a posizionarsi sempre più a distanza dalla sua figura.

D’altronde, la storia politica di Marino parla di un outsider di successo, sia nel modo di pensare che nei risultati. Eletto senatore come indipendente nelle liste dei DS nel 2006, nel 2010 propose la sua sorprendente candidatura alle primarie per il segretario del Partito Democratico, contro Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. La sconfitta era scontata, ma, in un clima di crescente scontento verso la dirigenza storica, Marino riuscì ad ottenere un’ottimo 12,5%. Anche alle primarie per sindaco di Roma la sua vittoria su David Sassoli, preferito dalle alte sfere democratiche, fu accolta con una certa sorpresa, in vista di una vittoria definitiva di slancio al ballottaggio contro un Alemanno in netto declino.

Via dei Fori Imperiali durante la chiusura al traffico
Via dei Fori Imperiali durante la chiusura al traffico

Il personaggio, è noto, ha una personalità piuttosto spiccata. Uno dei suoi cavalli di battaglia – più personale che cittadino, a vedere i risultati – è quello sull’uso della bicicletta, con cui si sposta regolarmente per la città. Ma le sue dichiarazioni spesso e volentieri portano polemiche: l’ultima in ordine di tempo è recentissima, e riguarda il suo intervento a “Un giorno da Pecora”, nota trasmissione di Radio 2: “Sono fortemente attratto da qualsiasi sostanza stupefacente, ma non ne ho mai utilizzata nessuna perché ho paura da un punto di vista medico“. Insomma, una sorta di dichiarazione d’amore platonico per il mondo delle droghe, che colpisce nella sua leggerezza: lasciando da parte il giusto dibattito sul rapporto tra droghe leggere e pesanti, sulle loro conseguenze sull’organismo e sul modo in cui sono trattate dalla società, è normale che il primo cittadino della Capitale si esponga con tale tranquillità su un tema così controverso?

Le polemiche non riguardano solo le sue dichiarazioni: forse la madre di tutte le proteste contro l’attuale sindaco è la pedonalizzazione dei Fori Imperiali. Un’opera complessa: la chiusura al traffico di una delle strade più belle al mondo, a favore di una zona pedonale, a un occhio esterno può essere condivisibile, ma il problema è pratico. Praticamente due zone di Roma, il Centro e San Giovanni, si sono ritrovate isolate l’una dall’altra, salvo giri complessi, mancanti di arterie ampie che smistino del traffico. Risultato: difficoltà per residenti e lavoratori, costretti a girare intorno a una zona che, si, è tra le più belle del mondo e, si, merita una tutela assoluta, ma che è troppo centrale in una città dove la super-tutela (che non discutiamo) impedisce o rallenta la costruzione di altre vie di fuga (si pensi alla perenne questione metropolitana/scavi archeologici). E pensare che si parla di un’ulteriore estensione dell’area chiusa al traffico.

Insomma, “viva il potenziale turistico”, anche a costo di perdere l’amore degli elettori. Ne sarebbe riprova la questione dei Rolling Stones al Circo Massimo. La polemica qui nasce dalla scelta del Comune di garantire lo spazio pubblico al gruppo a una cifra irrisoria. A sentir le malelingue, la scelta nascerebbe dall’amore del sindaco per Mick Jagger e i suoi, al punto che il loro alloggio – in un lussuosissimo albergo del centro – sarebbe venuto a costare molto più del fitto dello spazio. Marino si è difeso parlando dell’indotto derivante da un evento del genere, facendo presente che l’organizzazione – e non il Comune – ha pagato sia la pulizia che gli straordinari per metro e forze dell’ordine. Fatto sta che le voci critiche non si sono mai sopite.

Uno scorcio del concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo
Uno scorcio del concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui si è criticato il sindaco negli ultimi mesi, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo: si pensi alla polemica con Bruno Vespa sulla pulizia della città, nata su Twitter e diventata un caso mediatico. O quella sulla Tangenziale est, chiusa per un’infinità di tempo per dei lavori – con ulteriore inasprimento del traffico – terminati da poco: solo dopo si è scoperto che c’era bisogno di un enorme intervento di messa in sicurezza, decisamente mal comunicato. C’è poi la questione prettamente politica: già a settembre scorso si parlava della necessità di un rimpasto in giunta. A maggio risalgono le dimissioni di Flavia Barca, assessore alla cultura – questione che recentemente torna spesso in auge – e che avrebbe dovuto anticipare il suddetto rimpasto, salvo poi la nomina di Giovanna Marinelli. Nel mentre di quest’ottovolante sono scoppiate anche le questioni dello sgombero del cinema America e la fine dell’occupazione del Teatro Valle, che pure hanno avuto il loro strascico di polemiche. Neanche con i Vigili Urbani i rapporti sono stati finora idilliaci, dopo la questione della nomina a nuovo capo di Oreste Liporace: esterno all’ordine, era stato prima presentato, e poi scartato per l’assenza dei requisiti necessari. Si potrebbe continuare a lungo, con problemi come quello della pessima manutenzione delle strade, etc.

Insomma, di guai ce ne sono già stati abbastanza da scriverne un libro. L’accusa generale che più spesso viene mossa a Marino è quella di voler fare tutto da solo, decidendo su temi sensibili senza consultarsi con chi conosce il territorio e la sua realtà. Un atteggiamento non del tutto incomprensibile, visto quel che è successo in passato con Alemanno – che forse ha peccato nell’opposto, non sempre accompagnandosi alle persone giuste – ma che non fa altro che accentuare le problematiche della gestione di una città che conta gli abitanti di una piccola nazione.

Intanto il medico è sempre più solo: addirittura a giugno si è parlato di un possibile commissariamento del Comune, visti anche i rapporti sempre meno idilliaci con il Nazareno a guida Matteo Renzi. A meno di sue palesi violazioni, l’eventualità è ancora remota. Fatto sta che, nell’intervista di ieri – quella dell’uscita sulla droga – il Sindaco ha già dichiarato che intende candidarsi alle elezioni del 2018. Con quale appoggio? Ad oggi non è per niente chiaro.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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