L’arroganza ai tempi della crisi politica

12/09/2013 di Giacomo Bandini

Marilina Intrieri

Signore sarà lei… – Qualcuno si ricorderà quella incredibile storia accaduta lo scorso ottobre al parroco di Caivano, Don Maurizio Patriciello, quando osò rivolgersi al Prefetto di Caserta, Carmela Pagano, con l’appellativo “signora” e non “signor prefetto”. Per  rinfrescarsi la memoria questo (http://www.youtube.com/watch?v=hzAcfAm49Aw) è il link al video in cui il parroco venne preso a male parole dal prefetto di Napoli De Martino e che suscitò numerose polemiche dopo una tornata di condivisioni sul web. Siccome dal passato a quanto pare non abbiamo mai imparato nulla, nonostante numerosi sforzi letterari cerchino di farcelo comprendere, un episodio simile si è ripetuto in questi giorni in Calabria dove Marilina Intrieri ha rifiutato di aprire una serie di documenti arrivati via posta e li ha rispediti indietro con un surplus di indignazione e altezzoso distacco.

Onorevole, prego – La colpa dei poveri, bistrattati documenti è stata quella di annotare in modo, a parer suo, errato l’appellativo della Intrieri. Un semplice “dottoressa” non è stato infatti giudicato appropriato da chi per ben due anni ha ricoperto la carica di deputato dell’Ulivo fra il 2006 e il 2008. Ora infatti deputato non lo è più, bensì ricopre la carica di Garante per l’infanzia della regione Calabria, nominata da un consiglio regionale di centrodestra dopo essere passata alle fila dell’Udeur di Mastella nel 2010.Marilina Intrieri

Non sapete chi sono io – La reazione è diventata anche in questo caso di dominio pubblico grazie ad una rigida lettera ufficiale con lo scopo di rendere partecipe la popolazione dell’affronto subito dalla Prefettura (destino infame) di Crotone. “Ho constatato, infatti, dalla lettura delle note a sua firma che mi viene attribuito il titolo accademico e non anche quello di onorevole che mi compete nella mia qualità di deputato della XV legislatura”, così si è rivolta ai malcapitati funzionari dell’ufficio crotonese.

Nomen omen – La cosa che spaventa di più in questa vicenda non è la storia in sé. È il tono grigio della sua arroganza burocratico-politica. Il segno di un retaggio, quello delle pubbliche amministrazioni, non ancora passato di moda e capace ad oggi di spaventare nella sua fredda cattiveria. In un Paese come il nostro dove il vincolo istituzionale dovrebbe iniziare ad allentarsi non solo per permettere al nuovo di subentrare senza danni al vecchio, ma anche per riavvicinare una popolazione sempre più distante dalla cosa pubblica, ci riscopriamo nel 2013 legati più che mai a nomi e nomignoli che ci precedono e ci legittimano nel contesto in cui siamo inseriti. E li rivendichiamo nel peggiore dei modi: cercando di intimidire gli altri.

Uno Stato fine a sè – Con ciò non si vuole delegittimare la precisione sempre necessaria per chi svolge il protocollare lavoro del funzionario, tantomeno si cerca di scardinare la gerarchia dei ruoli che può essere ritenuta obsoleta, ma non inutile, anzi. Si vuole al contrario stimolare una riflessione che verte sul gioco delle parti e sulla veemenza delle parole istituzionali cui siamo abituati. Quanti nella vita si sentono più Don Patricello o il funzionario reo di negligenza piuttosto che il prefetto o il Garante? Quanti sentendo e vedendo i secondi scagliarsi contro i primi non hanno gridato alla solita arroganza della politica? Nessuno si schiererebbe dalla parte dello Stato. Perché, ci si continua a chiedere da anni, ma nessuno pare accorgersi che le risposte stanno proprio sotto il nostro naso. Sono in tutte le storie come queste, dove le parole fanno male più dei fatti e dove basterebbe un po’ di buonsenso per cominciare a cambiare le carte in tavola. Tutto questo si chiama umiltà, ma nessuno ormai pare riconoscere il valore delle parole.

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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