Marco d’Aviano – il predicatore della vittoria di Vienna

16/05/2015 di Silvia Mangano

Carlo Domenico Cristofori, passato alla storia come Marco d’Aviano, fu uno dei religiosi più famosi del XVII secolo e c’è chi dice che la sua predicazione cambiò il corso della storia.

Marco d'Aviano

 

Nato nel novembre 1631 ad Aviano (Friuli) da una famiglia benestante, Carlo Domenico Cristofori, passato alla storia come Marco d’Aviano, studiò in un collegio austriaco gestito dai gesuiti. Erano gli anni delle guerre turco-veneziane: il sultano Murad IV aveva riconquistato i territori iracheni fino a Baghdad; dopo la sua morte (1640), la Sublime porta si era affacciata nuovamente verso il Mediterraneo. Nel 1645 le flotte turche avevano assalito l’isola di Candia, iniziando una lunga guerra che sarebbe finita solo 24 anni dopo. Il temperamento temerario di Carlo Cristofori facilitò una decisione che sembrava essere già stata presa dal giovane studente: fuggì dal collegio per raggiungere il teatro dei combattimenti e impegnarsi nella guerra santa. Tuttavia, fermatosi a Capodistria, si trattenne per un anno presso un convento di cappuccini, dove nel 1649 pronunciò i voti e assunse il nome da religioso con cui i posteri lo ricorderanno: padre Marco.

Con tutta probabilità le sue aspirazioni di lotta contro i turchi furono mitigate dai superiori, che pretesero per lui un lungo iter di formazione religiosa durato ben 11 anni. Iniziò, così, l’attività di accesa predicazione: «dal settembre 1664, anno in cui ottenne la “patente di predicazione”, padre Marco profuse le sue migliori energie nell’apostolato della parola, annunziata in tutta Italia, soprattutto nei tempi forti della Quaresima e dell’Avvento. […] In modo particolare esortava i suoi uditori all’incremento della vita di fede e della pratica cristiana, al pentimento dei propri peccati e alla necessità della penitenza» (Giovanni Paolo II).

Per il suo zelo religioso e la sua retorica carismatica divenne ben presto famoso in tutta Italia. La fama che circondava questo predicatore così schivo e che mal tollerava l’attenzione di cui era oggetto convinse il pontefice a riceverlo in udienza e ad affidargli compiti di estrema delicatezza.

Nell’aprile del 1681 venne incaricato da Innocenzo XI di distogliere il duca di Mantova Ferdinando Carlo di Gonzaga Nevers dall’alleanza con la Francia – era il periodo di acceso conflitto politico tra Luigi XIV e il papa. In contemporanea venne inviato in missione presso i Paesi Bassi spagnoli; poi, pur nella difficile situazione politica, decise di soggiornare a Parigi, accettando l’invito di Maria Anna Cristina di Baviera, moglie del delfino Luigi di Francia.

Intanto da Vienna arrivavano pessime notizie: i turchi, cavalcando una rivolta in Ungheria, avevano annesso gran parte del territorio asburgico e si apprestavano a invadere la capitale dell’Impero nell’estate del 1683. Si assisté a una mobilitazione generale (eccezion fatta per la Francia, ben contenta che l’Impero fosse sotto assedio), così principati, repubbliche e regni – in primis quello pontificio – assicurarono assistenza militare ed economica all’imperatore Leopoldo I. Convinto, però, che un santo predicatore fosse essenziale per la riuscita dell’impresa, il governo imperiale premette affinché anche il frate d’Aviano fosse inviato a Vienna. Il permesso fu accordato e Marco, inviato come legato pontificio e missionario apostolico, arrivò il 5 settembre presso il comando di Carlo di Lorena a Vienna. Quest’ultimo era il cognato di Leopoldo e si diceva fosse stato miracolosamente guarito dallo stesso frate qualche anno prima.

Il rapporto che legò il cappuccino all’imperatore, invece, è tutt’ora molto studiato dagli storici: «tra i due esisteva una profonda complementarietà di carattere: l’insicuro e indeciso Leopoldo incontrò provvidenzialmente sulla sua strada la forte e decisa personalità di padre Marco che, oltre alla sincera amicizia, offrì al suo augusto contemporaneo coraggio, forza, decisione, sicurezza di giudizio e di azione, aiuto e direzione nelle necessità spirituali, confidenza e consiglio nei suoi problemi di coscienza e in tutti i suoi impegni di governo» (Giovanni Paolo II).

Giunto a Vienna, prese parte ai consigli di guerra, dove peraltro venne affidato il comando militare al re di Polonia Jan Sobieski, e l’11 settembre salì con le truppe sul Kahlenberg, un colle vicino alla città. All’alba del 12 settembre Marco d’Aviano celebrò la messa e impartì la benedizione ai soldati; una tradizione vuole che restasse in preghiera con il crocifisso in mano sul Kahlenberg fin quando la vittoria non fosse apparsa sicura.

La vittoria riportata sui turchi contribuì a diffondere l’idea che Marco fosse dotato di virtù soprannaturali, di un’assistenza divina, e per questo motivo rimase accanto all’esercito per tutti gli anni di guerra che seguirono, per rintuzzare l’offensiva imperiale in Ungheria. Finché il 26 gennaio 1699 venne firmata la pace tra la coalizione cristiana e i Turchi a Karlowitz, Marco si divise tra la predicazione nelle piazze e la cura spirituale dei soldati in guerra. Morì il 13 agosto 1699, nella città che aveva contribuito a salvare quel famoso 12 settembre 1683, assistito dalla famiglia imperiale che tanto aveva aiutato e da cui era stato amato e ossequiato.

Con la sua personalità schietta e battagliera segnò il corso di un secolo a suo modo denso di fede, ma che si apprestava a cedere il passo al razionalismo illuministico: Marco d’Aviano, che era solito definirsi il “medico spirituale dell’Europa”, è il simbolo di quell’Europa cristiana e cavalleresca che combatteva contro l’Islam dal 1099 e che, nel 1683, si spense dopo la sua più grande vittoria.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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