Manovra, il testo rischia la bocciatura dell’UE

21/11/2016 di Marco Bruno

C'è attesa nel Governo italiano per l'esito del controllo da parte delle istituzioni europee sulla manovra del 2016, all'apice di un braccio di ferro che dura da mesi, peggiorato dalla crisi migratoria e dalle recenti tragedia dovute ai terremoti in Centro-Italia. Tuttavia la partita è aperta.

Legge di stabilità

C’è attesa nel Governo italiano per l’esito del controllo da parte delle istituzioni europee sulla manovra, la legge di stabilità che l’esecutivo ha intenzione di far approvare a breve. Infatti, secondo le ultime indiscrezione, il testo rischia seriamente di subire uno stop da parte della Commissione Europea che ha già individuato alcuni punti critici che non rispetterebbero il patto di stabilità. L’annuncio, che doveva arrivare in questi giorni, è stato rinviato, probabilmente per far iniziare alcune trattative ai fini delle modifiche.

La situazione ha subito un miglioramento dopo che il commissario all’economia Pierre Moscovici ha annunciato di aver introdotto la novità di una raccomandazione di “politica espansiva”, il cui merito, come affermato dal ministro Padoan, è principalmente dell’Italia. Con questa novità, l’obiettivo principale di Bruxelles diventa quello della crescita, con l’obiettivo aggregato dello 0,5%: potenziale ossigeno in vista della manovra.

Si tratta di interventi riguardanti le politiche fiscali, le tasse e la spesa pubblica. È la prima volta che l’Unione Europea introduce un’indicazione unica per tutti i paesi che ne fanno parte. In questo senso, Moscovici afferma: “È come se ci fosse un ministro delle finanze europeo unico, ma non dobbiamo dimenticarci delle differenze ancora evidenti fra i vari paesi. Chi ha un margine di bilancio deve spendere, mentre chi non è ancora riuscito a raggiungere il pareggio di bilancio deve provare a farlo tramite investimenti, riforme e crescita”.

Ai due poli del discorso del commissario europeo ci sono la Germania e l’Italia, che come prevedibile, è posta dal lato negativo e bisognoso di crescita. Queste indicazioni dovranno aiutare il nostro governo a porre delle modifiche sulla legge di bilancio, con la manovra che è stata dichiarata la più lontana dagli obiettivi fissati dalla Commissione europea, al pari solo di Cipro. Moscovici riconosce che gran parte della deviazione è riconosciuta a due grossi problemi che hanno interessato l’Italia, ovvero i continui disastri sismici e il flusso migratorio che non sembra avere mai fine.

Tuttavia, al di là di queste parole di circostanze, non sembra esserci una grande apertura in questo senso, e il governo nazionale rischia davvero di pagare un conto salato di fronte alla Commissione. Il vicepresidente della Commissione, il lituano Dombrovskis ha annunciato che il report definitivo non è ancora pronto, e che la Commissione ha intenzione di ritornare sul tema con alcuni report specifici sul bilancio, che vedranno la luce solo nel giro di due-tre mesi e che dunque potrebbero seguire l’approvazione della manovra.

Il clima fra l’Italia e l’Europa si sta scaldando sempre di più come dimostrato dalla recente minaccia di veto, poi trasformatasi in astensione, posta da Renzi sul bilancio pluriennale dell’Unione, accusata dal nostro governo di non dedicare particolare attenzione allo spinoso tema dell’immigrazione. Nel frattempo, mentre impazza la campagna elettorale per il referendum sulla riforma costituzionale, data cruciale da cui potranno cambiare gli equilibri sia a livello nazionale che a livello di rapporti comunitari, il Presidente del Consiglio chiede all’Europa di smetterla di pensare solo all’austerity, di liberarsi dai troppi vincoli burocratici e di dedicarsi ai temi della crescita e del futuro.

In un periodo delicatissimo come questo, non si riesce a trovare un punto d’incontro con le istituzioni europee, che confermano di essere strettamente legate al rispetto di vincoli e poco inclini al dialogo e all’apertura verso possibili compromessi, dipendenti anche da situazioni straordinarie. C’è da capire cosa succederà con l’apertura, per lo più proveniente da parti tecniche interne alla Commissione, a politiche fiscali espansive per trainare la crescita nei paesi più deboli dell’Eurozona. La questione politica, tuttavia, rimane rilevante, ed è difficile pensare che, per lo meno prima delle elezioni tedesche, i “falchi” europei – che vengono soprattutto dalla Germania – saranno propensi ad ammorbidire le proprie posizioni.

Probabilmente sarà necessaria una modifica dal punto di vista dell’atteggiamento da parte dell’UE, altrimenti il rischio che il braccio di ferro si prolunghi e porti ad esiti spiacevoli è sempre più alto: in un periodo in cui forze politiche di stampo populista iniziano ad ottenere i primi, rilevanti, successi elettorali, legarsi eccessivamente a un sistema di regole indigesto, in ultima analisi, soprattutto alla cittadinanza, rischia di essere un autogol dagli esiti pericolosi per l’Unione.

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Nato a Sant'Agata di Militello (ME) il 26/02/1994. Diplomato al liceo scientifico, attualmente studio giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli. Appassionato di musica, serie televisive e sport, spero in un mondo dove a prevalere sia l'eguaglianza
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