Manovra correttiva: l’Italia tra debito e (scarsa) crescita

19/02/2017 di Alessandro Mauri

L’Europa chiede all’Italia una nuova manovra correttiva per rispettare i vincoli di bilancio. Un impegno da oltre 3 miliardi di euro che, in un momento di debolezza della crescita, potrebbe danneggiare ulteriormente l’economia italiana, sempre schiacciata tra debito e scarsa competitività.

La manovra correttiva – Dopo un breve braccio di ferro il governo, per mezzo del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, ha annunciato che entro aprile varerà una manovra correttiva per allineare i conti pubblici agli impegni già presi in precedenza. La Commissione e il responsabile dell’economia UE Pierre Moscovici hanno preso atto positivamente dell’impegno adottato dall’Italia, che dovrà implementare misure economiche per un controvalore pari allo 0,2% del Pil, ovvero poco più di 3 miliardi di euro. Nonostante le dichiarazioni concilianti, in realtà la Commissione Europea starebbe facendo pressione per avere i dettagli delle misure entro la fine della prossima settimana, dal momento che, ad oggi, non è ancora chiaro dove il governo intenda recuperare i 3,4 miliardi necessari.

Gli impatti – Non essendo ancora chiaro se si opterà per la strada dell’aumento delle imposte, quella del taglio della spesa o, più probabilmente, di una combinazione delle due, è difficile fare previsioni sugli impatti degli interventi. Secondo uno studio dell’ Ufficio parlamentare di bilancio in realtà l’impatto sarebbe limitato, sia per quanto riguarda la crescita reale sia per quanto riguarda l’inflazione. Complessivamente si parla di poco meno dello 0,01%. In realtà è evidente che l’impatto sarà differente sulla base delle iniziative prese: se si tratterà solamente di tagli della spesa e di un aumento della tassazione sui giochi e sul tabacco, l’impatto della manovra correttiva potrebbe effettivamente limitato, ma sorgono dubbi sul fatto che la Commissione accetti poste così aleatorie. Se invece si opterà per incrementare la parte di maggiori entrate, toccando le accise sui carburanti, l’esperienza dimostra come interventi di questo tipo abbiano in realtà un effetto recessivo molto più sostenuto. Fare questo in un momento in cui la crescita è già molto limitata, sarebbe un colpo non trascurabile.

Scarsa crescita – Moscovici ha infatti parlato, oltre della manovra correttiva, anche delle prospettive di crescita dei Paesi europei, con un particolare accento sull’ Italia. Il nostro paese infatti crescerà nell’anno in corso in linea con il 2016, di poco sotto l’1%, con una leggera accelerazione nel 2018. In entrambi i casi, ben al di sotto del livello di crescita degli altri Paesi Europei, con l’eccezione (solamente nel 2016) della sola Grecia.

E’ proprio la scarsa crescita che impedisce di tenere sotto controllo il debito, il che richiede ulteriori interventi correttivi, che a loro volta rallentano la crescita. E’ proprio questo circolo vizioso che la Commissione e il governo italiano (ma casi analoghi si riscontrano in altri paesi in difficoltà) non sono riusciti a governare in questi anni di crisi. In linea teorica le risorse derivanti dalle correzioni dei conti dovrebbero andare in parte a ridurre il debito (e quindi il suo costo) e in parte dovrebbero efficientare il sistema economico nel suo complesso. La pratica tuttavia, sia per lo scarso coraggio nell’implementare tagli e razionalizzazioni della spesa, sia per il fatto di aumentare di pari passo l’imposizione fiscale, ha dimostrato che tutto questo si traduce in una depressione dell’economia. In questo scenario estremamente delicato, minacciare procedure di infrazione per una correzione dello 0,2% del Pil non sembra la soluzione migliore, soprattutto se si pretendono in cambio misure che non hanno nulla di strutturale.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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