Manet. Ritorno a Venezia

22/04/2013 di Simone Di Dato

Manet, ritorno a Venezia
Venere d’Urbino, Tiziano

Salon del Louvre, 1865: relegato in un angolo nascosto della sala c’è un dipinto di Edouard Manet. Una giovane donna nuda è distesa su un letto sfatto mentre una cameriera di colore le porge i fiori di un presunto ammiratore. Porta al collo un nastrino nero e un fiore tra i capelli, inequivocabilmente una prostituta, guarda sfrontata chi la osserva: è l’Olympia, “l’odalisca col ventre giallo” (come la definì con disprezzo Jules Claretie), la “femme de plaisir”, uno dei più noti capolavori del pittore francese, capace di suscitare scandali non privi di ipocrisia e polemiche furiose.“L’Olympia urta, sprigiona un sacro orrore, s’impone e trionfa. E’ scandalo, idolo. La sua testa è vuota: un filo di velluto nero l’isola dall’essenziale del suo essere. La purezza di un tratto perfetto racchiude l’Impura per eccellenza”, scriverà il poeta Paul Valèry in merito all’opera che condannò Manet alla costante lotta contro i circoli ufficiali, visto come un grande provocatore, un insulto alla morale borghese.

Per la prima volta la celebre tela lascia la Francia e viene ospitata nelle monumentali sale di Palazzo Ducale a Venezia per una mostra progettata dalla Fondazione Musei Civici con la speciale collaborazione del Musèe D’Orsay di Parigi, istituzione che conserva il maggior numero di dipinti del francese. La retrospettiva Manet. Ritorno a Venezia (visitabile dal 24 aprile al 18 agosto) nasce con l’obbiettivo di approfondire i modelli culturali che ispirarono il giovane artista nei primi anni della sua carriera, mettendo in luce lo stretto rapporto con la pittura italiana del Rinascimento e la città lagunare e conterrà circa ottanta opere tra dipinti, disegni e incisioni.

Manet. Ritorno a Venezia
Manet, Olympia

Ciò che rende la mostra un autentico evento è l’idea di affiancare ai capolavori di Manet, le opere isprirate ai grandi tableaux della pittura veneziana cinquecentesca, da Tiziano a Tintoretto. Per la prima volta la Venere di Urbino (prestito eccezionale dalla Galleria degli Uffizi) si troverà quindi accanto all’Olympia, evidente variazione e moderna interpretazione dell’opera tizianesca, in un dialogo del tutto inedito. Sarà un confronto storico tra due diverse modernità: la sublime nobil donna in attesa di essere vestita dalle serve e l’irriverente meretrice, l’interno di una casa nobiliare e la stanza di una casa di tolleranza, un cane addormentato, simbolo di fedeltà e un gatto nero, appena visibile, probabile riferimento alla vita dissoluta di Olympia.

Del percorso espositivo, curato da Stèphan Guègan, con la direzione scientifica di Guy Cogeval e Gabriella Belli, faranno parte anche opere quali Le fifre (1866), La lecture (1865-73), Le balcon (1869) affiancato da Due dame veneziane di Carpaccio e Portrait de Mallarmè (1876) ma soprattutto il dipinto considerato a lungo come il primo quadro dell’arte moderna: Le dèjeuner sur l’herbe, del 1863. Respinta al Salon ufficiale da Ingres e Delacroix, l’opera è audace e insolente, ma non priva di riferimenti culturali, dalla Tempesta di Giorgione al Concerto campestre di Tiziano.

 Infine sarà possibile ammirare una serie di libere interpretazioni di antichi dipinti, sculture e affreschi che Manet aveva scoperto e studiato  nei suoi due primi viaggi in Italia, nel 1853 e nel 1857, opere che riadattò con audacia allontanandosi dalle convenzioni accademiche e che ispirarono la sua vita artistica durante la quale fu ben consapevole del suo ruolo di innovatore senza alcuna intenzione però, di rinnegare la tradizione.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus