Manet e la Parigi moderna in mostra a Milano

14/03/2017 di Simone Di Dato

Fino al prossimo 2 luglio le sale del Palazzo Reale di Milano ospitano una importante mostra dedicata alla pittura di Manet, una vicenda artistica assolutamente unica in quel contesto parigino dove fu ispirazione per molti artisti e trait d'union fra Realismo e Impressionismo.

Manet

Era per noi tanto importante quanto Cimabue o Giotto per gli italiani del Rinascimento“. A delineare con chiarezza il ruolo di  Édouard Manet (1832-1883) rispetto ai suoi contemporanei fu Renoir che con queste precise parole traccia il profilo di una guida ideale, un maestro, una fonte d’ispirazione per moltissimi artisti pur non condividendo lo stile delle nuove generazioni. Manet figura nella nostra memoria come esponente dell’impressionismo, e tale è stato considerato dalla storiografia artistica per lungo tempo. In realtà, il pittore francese, che si trovò ad operare durante la netta frattura tra il classicismo di Ingres e il realismo brutale di Courbet, non fu mai impressionista a tutto tondo. Se è vero che fu legato da profonda amicizia e influenza artistica a diversi esponenti del gruppo, specie nella comune ricerca di una pittura priva di forti variazioni chiaroscurali, e più sensibile al contrasto e alle armonie fra i colori, Manet rimase tuttavia sempre fedele a se stesso. A differenza dei contemporanei  Manet utilizza il nero, colore bandito tra gli impressionisti, e lo applica in maniera intensa ma delicata; non è un paesaggista: lavora pressocchè all’interno delle mura del suo studio e confina la pittura en plein air a sporadiche occasioni prediligendo la figura umana; analizza con scrupolosa attenzione i grandi esempi dei maestri del passato trovando in Raffaello, Tiziano, Goya e Velàzquez, oltre che nella pittura realista di Gustave Courbet, i suoi numi tutelari. Ma sopratutto cercò sempre il successo all’interno delle istituzioni ufficiali. Mentre gli impressionisti si sottraggono al giudizio accademico organizzando mostre autonome, Manet non partecipa mai ad alcuna iniziativa “rivoluzionaria”, persuaso che il consenso andasse ricercato nei luoghi deputati: “il Salon – diceva – è il vero campo di battaglia. È la che bisogna misurarsi“.

Ritratto di Berthe Morisot con il ventaglio
Edouard Manet Ritratto di Berthe Morisot con il ventaglio, 1874

E col Salon l’artista francese si misurò, ma con esiti negativi. Era il 1° maggio 1863 quando Manet presenta Le déjeuner sur l’herbe per esporla al pubblico. In giuria ci sono Meissonier, Ingres e Delacroix. L’opera, ritenuta per lungo tempo il primo quadro dell’arte moderna, viene respinto per poi essere esposto al Salon des Refusés. Nonostante gli evidenti e colti riferimenti alla Tempesta di Giorgione e al Concerto campestre di Tiziano, i francesi si trovarono non più davanti ad una ninfa ma ad una donna nuda tra due uomini che portavano abiti moderni, e per questo tacciata di indecenza. Dopo tre anni, la celebre Olympia, memoria di almeno dieci quadri famosi, tra i quali la Venere di Urbino di Tiziano, la Maya desnuda di Goya e l’Odalisca di Ingres, suscitò uno scandalo ancora superiore. L’opera, che dava alla Venere della tradizione precedente l’aspetto di una cortigiana, fu posizionata al Solon così in alto da non poter essere quasi vista. E’ chiaro che la rivoluzione di Manet consisteva nell’aver affermato i diritti della forma, dell’esecuzione, senza aver bisogno di ricorrere al mito o a grandi avvenimenti. Quando tutti si interessano al tema e al contenuto, egli crea immagini che si lasciano ammirare in quanto tali, perchè parte integrante della realtà. Il talento del Signor Manet – scrive Émile Zola difendendo l’amico è fatto di semplicità e di esattezza. Senza dubbio, davanti alla natura incredibile di alcuni dei suoi colleghi si sarà deciso ad interrogare la realtà, solo con sé stesso: avrà rifiutato tutta la perizia acquisita, tutta l’antica esperienza, avrà voluto prendere l’arte dall’inizio, cioè dall’osservazione esatta degli oggetti. Si è dunque messo coraggiosamente di fronte a un soggetto, ha visto questo soggetto per larghe macchie, per opposizioni vigorose, e ha dipinto ogni cosa così come la vedeva. Quello di Manet è un temperamento secco, che penetra in profondità.

Manet, Il pifferaio, 1866
Manet, Il pifferaio, 1866

Fino al prossimo 2 luglio le sale del Palazzo Reale di Milano ospitano una importante mostra dedicata alla pittura di Manet, una vicenda artistica assolutamente unica in quel contesto parigino dove fu ispirazione per molti artisti e trait d’union fra Realismo e Impressionismo. La mostra s’intitola Manet e la Parigi moderna e presenta oltre un centinaio di opere tra cui 55 dipinti – di cui 17 capolavori di Manet e 40 altre splendide opere di grandi maestri coevi, tra cui Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot a cui si aggiungono 10 tra disegni e acquarelli di Manet, una ventina di disegni degli altri artisti e sette tra maquettes e sculture.

Alfred Stevens, Il bagno 1873-74I capolavori del percorso espositivo sono un prestito dalla prestigiosa collezione del Musée d’Orsay di Parigi, selezionati dal suo storico presidente Guy Cogeval, curatore dell’esposizione insieme a due conservatrici del Museo: Caroline Mathieu, conservatore generale onorario e Isolde Pludermacher, conservatore del dipartimento di pittura. L’esposizione milanese, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, intende celebrare “il ruolo centrale di Manet nella pittura moderna, attraverso i vari generi cui l’artista si dedicò: il ritratto, la natura morta, il paesaggio, le donne, Parigi, sua città amatissima, rivoluzionata a metà ‘800 dal nuovo assetto urbanistico attuato dal barone Haussmann e caratterizzata da un nuovo modo di vivere nelle strade, nelle stazioni, nelle Esposizioni universali, nella miriadi di nuovi edifici che ne cambiano il volto e l’anima.” Attraverso lo studio dei maestri del Rinascimento italiano, del Realismo, del Seicento spagnolo e grazie all’influenza dell’Impressionismo, Manet, nella sua figura di artista limpido, elegante e dai modi gentili, risultò un episodio straordinariamente unico e indipendente da ogni movimento, ma capace di segnare il cambio di rotta della pittura francese di fine Ottocento.

 

 

Info:
Manet e la Parigi moderna
a cura di Guy Cogeval
Palazzo Reale, Milano
fino al 2 luglio 2017

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus