Presidenziali in Kenya: candidato Malik Obama, fratellastro del Presidente USA

06/02/2013 di Elena Cesca

Barack e Malik Obama, stesso padre, stesso sangue, ma uno è alla Casa Bianca, l’altro vive in una baraccopoli. Uno ha studiato alla Columbia University di New York City, l’altro all’Università di Nairobi. Quando Barack nel 2007 intraprese la sua corsa alla casa Bianca, in Kenya gli Luo, il terzo più grande gruppo etnico del paese africano da cui il presidente USA discende, facevano il tifo per lui. Ora sembrerebbe il contrario.

Malik ObamaMalik Obama, detto Abongo or Roy, classe 1958, laurea in economia, ha ufficialmente annunciato la sua candidatura alla carica di governatore per la contea di Siaya, nel Kenya occidentale. Correrà come indipendente, il ché è già un segnale di svolta nel Paese. Quelle del 4 Marzo, infatti, saranno le prime elezioni dopo la riforma costituzionale del 2010, e si autorizzano di fatto candidature indipendenti rispetto al vecchio sistema partitico. “Se mio fratello sta facendo grandi cose per le persone negli Stati Uniti, perché io non posso farlo qui, per la mia gente?”. Queste le sue parole in un’intervista rilasciata 2 settimane fa al France Press.

Divisi alla nascita, abbandonati entrambi da un padre poligamo (4 mogli e 8 figli)  che da cuoco in Kenya era emigrato a Honolulu, Hawaii, e in Kenya aveva fatto ritorno lavorando come tecnico del primo governo post-coloniale di Jomo Kenyatta, ricordato per esser stato il primo a vestire abiti occidentali e morto probabilmente ubriaco a 46 anni dopo aver messo in cinta una quarta donna,  Barack e Malik si incontrano nel 1985 a Washington. Saranno presto testimoni di nozze l’uno dell’altro e presto condivideranno lo stesso amore per la politica.

Come il fratello Barack, primo presidente nero degli Usa, anche Malik vuole essere il cambiamento in un paese dove il malcontento per una classe politica corrotta e incapace è crescente. In Kenya si vive con meno di un dollaro al mese, ci si ammazza per il pane o semplicemente perché si appartiene ad un clan o un’etnia differenti. Per questo la corsa da indipendente che Malik ha intrapreso è particolarmente difficile. Onestà, dedizione e somiglianza al fratello americano, questi i suoi cavalli di battaglia

La popolazione è scettica. Dietro le manovre politiche ci sono le influenze etniche, correre da indipendente è già dal principio un punto in svantaggio L’estate scorsa, l’ennesimo conflitto tribale ha portato al più alto numero di omicidi dopo l’ultima elezione a Mombasa, seconda città in Kenya. Oltre alle questioni etniche, gli scontri si verificano periodicamente a causa del presunto abuso delle risorse di terra e di acqua, quest’ultima scarsissima nel paese. La speculazione è all’ordine del giorno e le prossime elezioni hanno contribuito ad aumentare le tensioni settarie, economiche e politiche, soprattutto in seguito alle nomine dei partiti, avvenuta tra il 17 e il 18 Gennaio. L’uso indiscriminato delle risorse economiche si intravede anche nelle spese per le prossime elezioni. Si stima una spesa di 24 miliardi di Ksh rispetto agli 8 spesi per le elezioni 2007 dalla Commissione elettorale del Kenya (ECK). Nonostante le gravi deficienze economiche del paese, i futuri candidati sembrano rispondere ancora alla vecchia logica del potere senza scrupoli.

I Kenioti sono scettici non solo sul potenziale di vittoria di Malik, ma anche sui reali cambiamenti che la sua amministrazione potrebbe apportare, soprattutto in relazione all’avvicinamento alla Casa Bianca. L’interrogativo che ci poniamo è: “Quanto possa influire un Obama in Africa?”.

Già da minimo 5 anni il nome degli Obama veniva associato al miracolo non solo americano, ma anche alla speranza di riscatto dell’intero continente africano. Nel 2008 il fratello di Washington promise nuove alleanze per vincere le sfide del ventunesimo secolo. “Ripristinerò la nostra reputazione morale perché l`America torni ad essere per tutti il faro della speranza, della libertà, della pace e di un futuro migliore”, aveva detto Barack nel suo discorso d’insediamento alla Casa Bianca.  Tuttavia, a quanto abbiamo potuto vedere, durante il suo primo mandato non ha mantenuto le promesse fatte ai suoi parenti in Kenya. Basti pensare che in 4 anni, Barack ha visitato l’Africa solo una volta e vi ha trascorso meno di 24ore. L’interesse americano nel Continente Nero è quantificabile solo nelle regioni del Nord per via delle primavere arabe. Ultimamente sembra risvegliarsi in relazione alla questione di Mali e dei terroristi islamici di Al-Qaeda. Per il resto, né nel primo, né nel secondo mandato sembra esserci una “dottrina Obama” in Africa.

Secondo altri più vicini a Malik, invece, un Obama in Kenya farebbe la differenza. Questa mattina dagli Stati Uniti è arrivato un monito alla non violenza per i Kenioti. Sembrerebbe, dunque, che Barack abbia a cuore la sorte della sua gente e si voglia realmente impegnare per garantire un appoggio in una potenziale partnership.

Nonostante la miseria, la rabbia e i grandi dubbi che invadono la popolazione keniota per quanto riguarda possibili riforme nel campo dei diritti civili e politici (anche in Kenya si discute la questione degli omosessuali), qualcuno a Nairobi crede che il vento del cambiamento possa soffiare anche tra le baracche. Nonostante i possibili vantaggi che si potrebbero raggiungere grazie ad un connubio tra i fratelli Obama, il grande dramma dell’Africa con le sue classi dirigenti corrotte, povertà dilagante e risorse naturali saccheggiate e scarseggianti, resta. Confidiamo nel faro americano, ma anche nell’illuminazione degli Africani tutti. Se il vento del cambiamento soffierà tra i votanti delle baracche, speriamo che nei palazzi del governo le finestre siano aperte.

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Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
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