Malaria, una piaga mondiale

19/06/2015 di Iris De Stefano

Ebola, MERS, aviaria. Molte le epidemie sotto la luce dei riflettori negli ultimi anni. In sordina, però, la malaria continua ad essere la malattia potenzialmente più pericolosa al Mondo con 3,2 miliardi di persone a rischio. Ma dalla Scozia un nuovo farmaco promette miracoli

Malaria

Con l’epidemia di ebola ormai quasi completamente dimenticata, sempre più spazio inizia ad avere sui mezzi di comunicazione la MERS (sindrome respiratoria del Medio Oriente) la quale, dopo aver ucciso 19 persone in Corea del Sud ha mietuto la sua prima vittima sul continente europeo, in Germania.

In realtà però, se si analizzano i dati provenienti dal GAR (Global Alert and Response), il programma dell’Organizzazione Mondiale della sanità che si occupa di monitorare le epidemie, i numeri sono impressionanti. Nelle zone più disparate del mondo e nei primi sei mesi del 2015, si sono verificati epidemie di influenza aviaria A, morbillo, febbre di Lassa, meningococco, e febbre tifoide. Senza contare i casi di febbre gialla, colera, febbri emorragiche, tubercolosi e tutte quelle malattie che noi occidentali consideriamo come tipiche di epoche ormai remote.

In Italia di casi autoctoni in quasi cinquant’anni se ne sono registrati solo due (nel 1962 e nel 2009) ma la malaria resta invece una delle malattie più temibili per l’OMS, tanto da essere inserita, insieme all’AIDS negli impegni assunti dai leader globali che hanno sottoscritto i Millennium Development Goals nel 2000. Secondo l’OMS 3,2 miliardi di persone in 97 paesi sono a rischio di infezione e 1,2 miliardi sono invece quelli ad alto rischio, intendendo così coloro che hanno più di una possibilità su 1000 di contrarre la malattia in un anno.

Nel 2013, secondo le statistiche dell’organizzazione internazionale si sono registrati quasi 200 milioni di casi (in un range tra i 124 e i 283 milioni) e 584.000 morti dovute a questa malattia. Sebbene però rispetto al 2000 l’OMS faccia notare che vi sia stata una netta diminuzione dei casi, con tassi di mortalità che si sono abbassati di circa il 30%, le zone dell’Africa centrale sono quelle in cui il 90% delle morti vengono registrate, in particolar modo tra bambini di età inferiore ai 5 anni, che rappresentano il 78% di tutte le morti. Il 40% della popolazione mondiale, secondo dati del nostro Ministero della Salute, vive in zone dove la malattia è endemica.

Nonostante un calo netto dei decessi, il morbo, evitabile in parte con una certa profilassi comportamentale – ad esempio, sembra una banalità, ma l’utilizzo di zanzariere – continua a mietere più di mezzo milione di vittime l’anno e, gli scienziati sostengono stia sviluppando una resistenza ai farmaci tradizionali. È per questo da guardarsi con la massima aspettativa la messa a punto di un nuovo medicinale che, testato sui topi, uccide il parassita e sembra capace di bloccare la trasmissione del virus rendendolo così cruciale per una battaglia di successo alla sua diffusione.

Ian Gilbert, alla guida del gruppo di ricercatori dell’Università di Dundee, in Scozia, ha spiegato con un articolo, pubblicato da Nature, che il farmaco avrebbe la capacità in una sola somministrazione di debellare il parassita dal corpo del malato. Il Professore illustrando la propria ricerca ha aggiunto: “C’è una preoccupazione crescente sul livello di resistenza del virus che sembra stia aumentando. Nasce così il desiderio di avere una medicina che sia tratti l’infezione ma che allo stesso tempo fermi le persone dal contrarre la malaria, arginandone così la diffusione.”

La versione per l’uomo del farmaco, sviluppato dall’azienda farmaceutica Merk dovrebbe iniziare i propri test diagnostici quest’anno, ma ad aumentare certamente l’attesa sono i costi stimati che si attestano attorno al dollaro per dose, rendendolo così accessibile anche per i paesi più poveri del mondo.

Il farmaco sviluppato dal dott. Gilbert e dalla sua equipe potrebbe essere la soluzione definitiva al problema malaria, o potrebbe essere un altro passo falso in un campo, quello della ricerca farmaceutica, spesso indirizzata verso malattie che mietono meno vittime, ma in paesi più ricchi del mondo, dimostrando l’inegualità di un sistema che dovrebbe esser al più presto corretto.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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