Making Visible. Paul Klee in mostra a Londra

21/10/2013 di Simone Di Dato

Paul Klee, Making Visible, Londra

Paul Klee – Making Visible. “La realtà delle cose visibili deve essere resa evidente, essendo il visibile soltanto un episodio di una più vasta totalità cosmica. L’arte non riproduce il visibile, l’arte lo crea”. E’ da questo presupposto teorico che nasce la nuova grande mostra della Tate Modern di Londra dedicata a Paul Klee, un grande protagonista del XX secolo a cui spetta il compito di inaugurare la stagione autunnale della galleria d’arte moderna più visitata al mondo. Forte dei 130 capolavori tra quadri e disegni (disposti meticolosamente in 17 sale diverse), la retrospettiva sfiderà la reputazione del pittore svizzero che lo inquadra come “sognatore solitario”, rivelando per la prima volta il rigore con cui creava le sue opere, ma anche la conoscenza della tecnica e la profonda riflessione sul ruolo e il senso della sua ricca produzione, perennemente in bilico tra astrattismo e arte figurativa.

Paul Klee, Making Visible
Avventura di una giovane donna, Paul Klee (1932)

Nato nel 1879 in Svizzera, è per prima la musica a conquistare un fortissimo ascendente sulla sensibilità di Klee. Bach, Mozart e Beethoven sono le sue grandi passioni a cui seguono poesia e filosofia orientale. Diventato un eccellente violinista ancor prima di percorrere la strada dell’arte, conosce e studia le opere di Van Gogh, Cèzanne e Goya, un breve approccio al cubismo e finalmente gli anni di insegnamento alla Bahuaus (1921-1931) vedranno la nascita dei suoi quadri più famosi. Gli stessi che in una carriera di tre decenni di prolifico lavoro conserveranno uno stile originale e unico nonostante l’irruzione degli espressionisti, le beffe della critica e il regime nazista.

Direttore della mostra (visitabile fino al 9 marzo 2014) sarà Matthew Gale che per l’occasione ha suddiviso i grandi spazi della Tate in stanze di piccole dimensioni, alcune contenenti appena quattro o cinque quadri. Lo scopo? Permettere al pubblico di soffermarsi con calma e il più vicino possibile a capolavori che solo in questo modo possono essere apprezzati nella loro complessa bellezza in un allestimento che tiene conto del forte rigore accademico del pittore. Non a caso Gale ha deciso di seguire un ordine cronologico sulla base delle indicazioni dello stesso Klee, assiduo nel numerare e datare ogni creazione. Da vero musicista alle prese con le sue composizioni.

La retrospettiva racconterà quindi in modo progressivo 30 anni di certezze e ricerca in un’Europa che vede “degenerata” l’arte che circola e sta nascendo a fare da sfondo. Dalla formazione artistica di Klee, marchiato a fuoco dal suo viaggio in Italia sulla scia del classico grand tour, passando per la prima guerra mondiale, epoca di profondo cambiamento stilistico. Sono gli anni degli indimenticati petchwork, tra sperimentazione e attenta ricerca, quelli che precedono l’Oil transfer e il punteggiato tipico di numerosissime creazioni. L’esposizione proseguirà dedicando ampio spazio agli anni del Bauhaus e del nazismo, fino al periodo della grave malattia durante la quale paradossalmente videro la luce i quadri di grandi dimensioni e della raggiunta maturità.

Making Visible, la nuova mostra dedicata a Paul Klee
Full Moon, Paul Klee (1919)

Linee geometriche, punti e immagini colme di fantasia, figure oniriche e forme dai colori unici si intrecciano in composizioni spesso semplici e dirette, talvolta contorte e intricate simili a fitti spartiti musicali che un osservatore distratto non potrebbe mai interpretare. Anche perché, lo spiegava bene Federico Zeri, “E’ vero, in molti casi decifrare e trovare la chiave per certe immagini è di estrema difficoltà. Attorno a una ventina di quadri di Klee io mi sto arrabattando da anni; ma se si insiste alla fine si trova la chiave. Ciò che sembra astruso, incomprensibile, assurdo, si può spiegare razionalmente e in modo molto profondo.” In una ricerca ossessiva e coerente dell’arte vista come discorso sulla realtà e non mera rappresentazione, Klee non perde di vista la poesia del colore e delle sue infinite gradazioni rivelando un potere espressivo fuori dal comune. Perché lontano dalla rappresentazione oggettiva, sapeva bene che, così come le icone e i clichè, nel tempo anche i ritratti diventano semplicemente oggetti da vendere; la passione per l’astratto che svela i meccanismi più profondi e nascosti della natura invece, è autentica.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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