Mafia: ‘ndrangheta, il riciclaggio in combutta con l’IRA

08/03/2013 di Luca Tritto

Una nuova Mafia. Ecco cosa emerge dall’operazione “Metropolis”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nella persona del Procuratore aggiunto Nicola Gratteri, vero e proprio eroe della lotta alla criminalità organizzata calabrese.

Dalle indagini sono scaturite 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere per esponenti delle cosche Morabito di Africo e Aquino di Marina di Gioiosa, in Calabria. Tra gli arrestati, anche il padre del calciatore di serie A Giuseppe Sculli, già noto per il caso calcio-scommesse, e nipote del superboss, ora in carcere, Giuseppe Morabito, detto “u tiradrittu”.

Ndrangheta, la mafia e il riciclaggioL’azione investigativa ha messo in risalto una intensa attività di riciclaggio posta in essere dalle due cosche. Attraverso il controllo del territorio della fascia jonica del reggino, sono stati costruiti dei complessi turistici e residenziali, grazie anche all’aiuto di funzionari comunali “vicini” ai clan. Una volta edificati i terreni, le proprietà venivano messe in vendita ad acquirenti esteri tramite un ramificato e complesso insieme di società create ad hoc. L’obiettivo era di attrarre capitali stranieri e, soprattutto, puliti, in modo da nascondere l’origine illecita del capitale iniziale. Per dare un po’ di cifre, sono state sequestrate 12 società, oltre a 17 complessi turistici, per un ammontare totale di ben 450 milioni di euro. Quasi briciole, per una organizzazione che, secondo Eurispes, “fattura” circa 44 miliardi di euro all’anno.

Un modello nuovo di riciclaggio, con lo sguardo rivolto al mercato europeo. Gli acquirenti, infatti, sono imprenditori spagnoli. Proprio in Spagna, la ‘Ndrangheta, così come la camorra campana, ha interessi svariati ma, soprattutto, ha le basi per la gestione del narcotraffico. In particolare, in Spagna avvengono le contrattazioni tra i narcos calabresi e i trafficanti sudamericani, oltre ad essere un Paese di crocevia per i traffici europei, dove la mafia calabrese ha il monopolio del traffico di cocaina.

Un elemento di scalpore è l’arresto di Henry James Fitzsimons, un irlandese di Belfast, il quale ha già scontato 15 anni di carcere per un attentato ad una caserma dell’esercito Britannico. Chi è Fitzsimons? È un esponente dell’Irish Republican Army, l’organizzazione terroristica per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito. Il suo compito, per l’organizzazione, era di riciclare i fondi provenienti dai contatti con le varie Mafie. I calabresi erano entrati in contatto con lui tramite comuni conoscenze con la Camorra napoletana. Un vero rebus. È la prova delle intense ramificazioni della criminalità organizzata a livello transnazionale, la quale non sembra essere più legata solo al territorio di appartenenza, ma segue il percorso del denaro in tutte le sue colorazioni politiche, così come è stato per i contatti con l’ETA dei Paesi Baschi. Infatti,  la ‘Ndrangheta è l’esempio di una struttura che segue regole arcaiche, rituali di affiliazione identici da secoli, eppure riesce ad essere al passo con tempi, a fare tendenza nella politica criminale.

L’attività edilizia nel territorio controllato dalla criminalità organizzata, riveste anche un altro aspetto: il lavoro. L’opportunità di impiego per le maestranze locali, prive di mezzi a causa dell’assenza di lavoro e di sviluppo, viene dunque offerta dalla malavita. Non è una cosa da poco. In tal modo, non è lo Stato o l’imprenditoria sana ad ovviare alle mancanze dei disoccupati. La Mafia si sostituisce all’ordine costituito e il diritto al lavoro diviene un favore elargito dal crimine.

È così che nasce il consenso sociale. Lo Stato perde, la Mafia vince. Per fortuna c’è un pugno di uomini, i rappresentanti delle istituzioni e della magistratura, che lottano, con pochissimi mezzi, legali ed economici, a disposizione, i quali cercano di riaffermare il potere dell’ordine sociale costituito. Quasi uno scoglio, costretto ad arginare la furia del mare.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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