Maduro Presidente. Il Chavismo è sopravvissuto a Chavez

16/04/2013 di Lorenzo Vermigli

I contendenti – Domenica 14 aprile si è votato per il nuovo Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Le fazioni che si contendevano la poltrona del governo di Caracas erano Nicolas Maduro (storico braccio destro di Hugo Chavez, nonché Ministro degli Esteri dal 2006 al 2013) e Henrique Capriles (di ispirazione liberale e liberista, governatore dello stato di Miranda dal 2008).

Maduro eletto Presidente in VenezuelaL’esito – Con il 50,66 % dei consensi, Maduro ha battuto lo sfidante Capriles (49,1 %), il quale ha chiesto un immediato riconteggio dei voti, accusando il Delfino di Chavez di aver manomesso l’esito elettorale. Il perché di tale accusa risulta facilmente comprensibile se consideriamo il fatto che l’onnipotente Chavez si era impossessato del Consiglio Nazionale Elettorale ai tempi del suo indiscusso regno. Delle cinque persone che compongono il Consiglio Nazionale Elettorale, soltanto una (Vicente Dìaz) si è detto disponibile e favorevole al riconteggio delle schede per legittimare la vittoria o comunque per far chiarezza. Difficilmente assisteremo al ricomputo delle schede e quell’1,59 % di scarto tra i due candidati – un distacco minimo rispetto alle previsioni –  rimarrà probabilmente tale, buono per gli archivi storici.

Hasta el Chavismo, siempre – Come già detto, Nicolas Maduro rappresentava la continuità, il socialismo bolivariano che non muore mai, il Chavez 2.0. Dopo l’annuncio della sua vittoria pirrica, Capriles si è così espresso: “Tu sei lo sconfitto oggi. Tu e quello che rappresenti”. E’ chiaro che, in queste elezioni, Capriles rappresentava la speranza di intraprendere un cammino diverso per il Venezuela, un cammino verso il capitalismo e l’abbandono del chavismo (secondo alcuni morto insieme a Chavez quel 5 marzo 2013). Nossignori, il Cerbero ideologico (le cui teste sono il nazionalismo di sinistra, il socialismo e l’anti-imperialismo) plasmato dal Comandante Chavez è sopravvissuto, seppur di misura, al suo abilissimo fabbro. Sembrerebbe una bestia indistruttibile, ma se vediamo bene…

La “sconfitta” di Maduro – E’ vero che il successore designato di Chavez ha vinto, ma lo ha fatto con uno scarto minimo. Considerando le vittorie con maggioranze bulgare dei precedenti governi (Chavez, poi prima c’era Chavez, prima ancora Chavez, e prima di lui Chavez…), questa sembra proprio una vittoria di Pirro, a maggior ragione se teniamo conto del fatto che se il Consiglio Nazionale Elettorale era ed è pro-Chavista e Capriles ha perso per 1,49 % dei voti, beh sembra difficile pensare che con un’istituzione imparziale, l’outsider non avrebbe vinto a mani basse. Nonostante ciò, sicuramente ci sono molte persone che hanno votato Maduro e lo hanno votato convinte, anche perché “a vote for Maduro is a vote for Chavez”, o almeno così diceva uno striscione filogovernativo che sventolava davanti al Palazzo Presidenziale di Caracas il 23 gennaio. Se poi addirittura a Maduro sarebbe apparso Chavez sotto forma di piccolo uccellino e avrebbero cantato assieme (parole di Maduro, senza ironia), beh, a quel punto chi non avrebbe votato Maduro?

Venezuela split Certo è che dopo il voto, il Venezuela si ritrova in una situazione difficile, in cui la popolazione è praticamente divisa in due; da una parte c’è la voglia di cambiamento e l’ostilità verso un Presidente che già parte con i sospetti brogli secondo il 50 % del suo popolo, dall’altro c’è una maggioranza che ha creduto nei valori della Rivoluzione Bolivariana e continua a sostenerli, a dispetto dei diritti umani calpestati, dello stato-persona, dei brogli, delle minacce, delle alleanze con Stati “canaglia”… Ma il bello è proprio questo: che il voto è libero, sempre. Più o meno.

 

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Lorenzo Vermigli

Nato a Massa Marittima (GR) il 13/02/1989, ma cresciuto nella ridente Follonica (GR). Ha frequentato il Liceo Linguistico Sperimentazione Brocca di Follonica e ha conseguito la maturità con 100/100. Ha studiato Scienze Politiche alla LUISS di Roma e si è laureato con una tesi sul fondamentalismo islamico (110 e lode). E' attualmente iscritto al secondo anno del corso di Laurea Magistrale in International Relations alla LUISS. Ha studiato all'Institut d'études politiques di Parigi e alla University of Pennsylvania di Philadelphia. Ha frequentato un corso di Security Studies presso l'Institute of Global Studies di Roma. Appassionato di calcio, storia e viaggi.
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