Macri e la nuova politica estera di Buenos Aires

26/11/2015 di Lorenzo

Diamo uno sguardo ai primi obiettivi di politica estera del nuovo presidente argentino, Mauricio Macri.

Argentina

Neppure dodici ore dopo la sua vittoria alle elezioni presidenziali argentine di domenica scorsa, che lo hanno visto superare con poco più del 2% dei suffragi (51,4 contro il 48,6%) il suo avversario peronista Scioli, Mauricio Macri, primo esponente di un partito liberale alla Casa Rosada, dopo cent’anni di avvicendamenti tra radicali, militari e peronisti, ha dettato subito quali dovranno essere i futuri obiettivi del suo paese in politica estera.

Il neo Presidente ha subito affermato come l’obiettivo sarà dare un «cambio de rumbo» alla politica argentina degli ultimi dodici anni di kirchnerismo e voltare pagina nella politica di rapporti ed interconnessione tra gli Stati latinoamericani. Innanzitutto, ha, fin dal primo momento, reso noto che presenterà, nel prossimo summit di Assuncion del Mercosur previsto il 21 dicembre, le richieste di sospendere il Venezuela dall’organizzazione a causa di continui «abusi e persecuzioni» portati avanti dal regime bolivariano contro i suoi oppositori, anche in relazione al recente fenomeno di espulsione dal Venezuela degli immigrati colombiani. Era stata l’Argentina stessa a spingere per far entrare il paese di Chavez tra i membri plenari dell’organizzazione nel non lontano 2012, attraverso l’esclusione del Paraguay, colpito dalla stessa clausola a causa di una crisi politica e a seguito di un golpe di governo. Inoltre, riguardo al panorama regionale, si impegnerà sin dalla sua salita alla Casa Rosada, prevista per il 10 dicembre, a spingere per arrivare alla firma di diversi accordi tra Mercosur e Unione Europea e aprire all’Alleanza del Pacifico.

Una svolta a 180 gradi della politica argentina che tenterà sin da subito ad accordarsi con il maggior partner della regione, il Brasile, per avviare questo tentativo di «rivoluzione liberista» in Sud America. Basti pensare come, solo dieci anni orsono, Néstor Kirchner, presidente peronista, e gli altri leader sudamericani della «izquierda latinoamericana» come Lula da Silva e Chavez, si fossero riuniti nella città argentina di Mar del Plata per un vertice memorabile nel tentativo di dare al Sud America un’impronta bolivariana, rompendo con gli Stati Uniti d’America e boicottando l’ALCA (Área de libre comercio de las Américas) promosso dall’amministrazione Bush.

La stessa Argentina ora, tenterà un cambiamento epocale, sebbene si dovrà scontrare con una realtà che vede dominante la presenza di governi ora ostili e diffidenti verso la nuova membership alla Casa Rosada. Anche se Macri afferma con tranquillità quanto, il suo primo obiettivo in Sud America sia quello di «costruire buone relazioni con tutti i paesi della regione».

Come accennato, già dal 21 dicembre, Macri darà il via alla sua battaglia contro il presidente venezuelano Maduro, blando erede di Chavez, appoggiando anche la causa di liberazione capo dell’opposizione Leopoldo Lopez – la cui moglie è stata invitata ai festeggiamenti post vittoria a Buenos Aires – e gli altri oppositori al regime, presentando contro il governo venezuelano la proposta di sospensione dal Mercosur, tramite la clausola democratica.

Per azionare tale disposizione del trattato di Assuncion, Macri dovrà prima sondare tutti i membri plenari del Mercosur, poiché tale delibera deve essere presa all’unanimità dei membri plenari che, oltre al Venezuela e l’Argentina, comprendono anche Paraguay, Uruguay e Brasile. Questi ultimi sono entrambi guidati da governi «amici» di Caracas e dunque non sarà affatto facile per Macri azionare il processo di sospensione del Venezuela a meno di improvvisi cambi di rotta nel vicino Brasile, dove, però, la presidenta Dilma Rousseff ed il suo governo hanno sempre glissato nel condannare Maduro.

Questo del Venezuela, però, non sarà, almeno a detta di Macri, il primo e unico degli atti, alcuni dei quali poco coerenti, che l’Argentina tenterà di portare avanti in questa sua svolta politica. Difatti, stando ad una delle ultime interviste del neo-presidente, egli ha chiaramente affermato di voler riprendere la politica estera tradizionale di Buenos Aires centrata nelle relazioni con Brasilia e gli altri Stati latinoamericani, gli Stati Uniti – con i quali vuole riavviare rapporti stabili, dopo quelli di basso profilo tenuti sotto le presidenze peroniste dei coniugi Kirchner -, un’apertura significativa del mercato delle importazioni dall’estero, il cambio di vertice alla Banca della Nacion Argentina.

Ovviamente si è parlato anche di UE, il cui cardine dovrà essere il trattato commerciale con il Mercosur, la cui prima discussione è datata 1999 ed è sempre stato lasciato cadere nel corso dell’ultimo decennio. Argomento delicato, oltre a quello di un novello riallaccio dei buoni rapporti con Washington, è la proposta di rigetto dell’accordo iraniano-argentino del 2013 sui fatti di Buenos Aires del 1994, fortemente voluto dalla presidenta Cristina Kirchner e criticato fortemente da Israele e USA, soprattutto dopo la recente morte dell’avvocato Alberto Nisman. A tutto ciò, si va sommando anche una proposta di revisione di un accordo con la Cina per la costruzione di una centrale nucleare in Argentina e un probabile ribilanciamento dei rapporti con Mosca, data la volontà di rafforzare quelle con Washington. Per ora restano solo parole. Speriamo che per l’Argentina non si un film già visto, un eterno ritorno, come quello terminato aspramente nel 2001.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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