Ma chi vuole la staffetta generazionale?

08/06/2015 di Federico Nascimben

Il ministro Poletti ha riproposto la staffetta generazionale tra chi è vicino alla pensione e chi è appena entrato nel mercato del lavoro. Vediamo perché con questa impostazione di pensiero non si va da nessuna parte

Dopo gli annunci dell’anno scorso del ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, la scorsa settimana anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti è tornato a proporre la staffetta generazionale “per connettere l’entrata di giovani nel processo produttivo all’uscita di chi è vicino alla pensione. […] Naturalmente, per farlo bisogna trovare un punti di equilibrio tra le condizioni della finanza pubblica, i vincoli che abbiamo e la necessità di fare un’operazione equa e coerente. È un’operazione complessa ma la faremo”.

Come evidenzia Alberto Annicchiarico su Econopoly del Sole 24 Ore, “dall’anno in cui ha preso il via la crisi che stiamo ancora attraversando […] appare evidente il calo dell’occupazione dei più giovani a vantaggio dei lavoratori più maturi e anziani”.

Occupati per classi di età dall'inizio della crisi. Fonte: elaborazione di Alberto Annicchiarico su dati Istat.
Occupati per classi di età dall’inizio della crisi.
Fonte: elaborazione di Alberto Annicchiarico su dati Istat.

Il grafico qui sotto infatti mette chiaramente in luce come dal primo trimestre 2007 al primo trimestre 2015 vi sia stata una diminuzione del numero di occupati nelle fasce d’età che vanno dai 15 ai 44 anni, mentre dai 45 ai 65 e più vi è stato un corrispondente aumento. Nel dettaglio:

– 15-24 anni: 1,415 mln nel 2007 vs 0,846 mln nel 2015 (diff. -0,569 mln)

– 25-34 anni: 5,579 mln nel 2007 vs 4,036 mln nel 2015 (diff. -1,543 mln)

– 35-44 anni: 7,176 mln nel 2007 vs 6,509 mln nel 2015 (diff. -0,667 mln)

Tot. 15-44 anni: -2,779 mln

– 45-54 anni: 5,695 mln nel 2007 vs 6,666 mln nel 2015 (diff. +0,971 mln)

– 55-64 anni: 2,323 mln nel 2007 vs 3,624 mln nel 2015 (diff. +1,301 mln)

– 65 anni e più: 0,335 mln nel 2007 vs 0,478 mln nel 2015 (diff. +0,143 mln)

Tot. 45-65 anni e più: +2,415 mln

Come suggeritoci, tra le ragioni individuate vi sono: la legge Fornero che ha innalzato l’età pensionabile; l’aumento dei laureati tra i 45-64enni; il calo demografico della componente più giovane rispetto a quella anziana (e quindi il corrispondente aumento dell’età media della popolazione italiana).

Ora, a fronte di questi dati, per contrastare il fenomeno il Governo propone di utilizzare la staffetta generazionale (o patto generazionale) che prevede la riduzione dell’orario di lavoro per i lavoratori vicini alla pensione, a fronte di un contestuale ingresso tramite contratto di apprendistato o a tempo indeterminato di lavoratori giovani, favorendo la trasmissione di conoscenze e know-how tra le due generazioni. A coprire la perdita contributiva e retributiva che farebbe seguito alla riduzione dell’orario di lavoro dovrebbe intervenire l’Inps. La staffetta generazionale, inoltre, è già stata sperimentata in alcune regioni e nel pubblico impiego con scarsi risultati.

Tale proposta presuppone (soprattutto nella testa dei propositori) un modello superfisso, dove la quantità di lavoro è data e immutabile, e questo non viene creato e distrutto, contraendosi ed espandendosi a seconda delle fasi del ciclo economico. Per tali motivi, in linea teorica, ha senso per quanto riguarda il settore pubblico, ma certamente non per quanto riguarda il settore privato. In aggiunta, come suggerito da Antonio Grizzuti su Strade, ” allargando lo sguardo ai paesi Ocse […] si rileva una correlazione positiva tra l’occupazione dei 55-64enni e quella dei 15-24enni, e una correlazione negativa tra l’occupazione dei primi e la disoccupazione dei secondi. In Italia, per contro, è possibile riscontrare la tendenza inversa: a fronte di un progressivo incremento dell’occupazione dei 55-64enni si registra infatti una rapida crescita della disoccupazione 15-24enni, e viceversa un decremento del tasso di occupazione di questi ultimi. Parafrasando Antonio Lubrano “la domanda nasce spontanea”: è anomala la dinamica che si verifica negli altri paesi o c’è qualcosa di storto nel nostro mercato del lavoro?”.

Come riporta sempre Grizzuti, rispetto ai paesi Ocse, il tasso di occupazione generale italiano si ferma al 55,8% (contro una media del 65,7%), mentre nella fascia d’età 15-24 è al 15,8% (39,7% Ocse). I giovani Neet (persone che non lavorano, non seguono percorsi di formazione o aggiornamento) tra i 20 e i 24 anni in Italia sono il 33,74%, contro una media Ocse del 18,21%. Al di là degli aspetti operativi della proposta di staffetta generazionale – cioè la necessità di intavolare un negoziato con la Ue nel caso la proposta faccia aumentare la spesa pensionistica corrente, ma senza che aumenti il “valore attuale degli oneri previdenziali in capo ai contribuenti italiani, presenti e futuri”, come sostiene giustamente Mario Seminerio – rimangono i problemi di struttura del mercato del lavoro, scaturiti a loro volta dalla conformazione dell’economia italiana.

E sotto questo profilo finora è stato fatto ben poco. Occorrerebbe invece, ad esempio, incentivare fortemente percorsi scolastici ed universitari tecnico-scientifici e professionalizzanti, riducendo l’enorme gap fra questa categoria di studenti/universitari e quella proveniente da settori umanistico-sociali; creare un sistema che sia in grado di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, soprattutto attraverso scuole e università. Purtroppo le proposte di cui abbiamo modo di venire a conoscenza – e di leggere nei giornali – si concentrano quasi esclusivamente su correzioni al margine provenienti da una lettura statica ed antiquata della realtà.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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