M5S, neo-partito di lotta e conservazione

13/04/2015 di Edoardo O. Canavese

Silenzioso, televisivamente posato ed assiduo, gerarchicamente riorganizzato; soprattutto seconda forza politica del paese, ancora, nonostante il radicalismo ormai sfumato, nonostante il probabile flop alle regionali. Ecco come cambia il M5S, già movimento di rottura, oggi partito restauratore.

M5s

Reazione termidoriana – Se parlassimo di M5S in termini rivoluzionari francesi, dovremmo registrare come, alla sua nascita, ricordasse vagamente lo spirito radicale e sovversivo che animava i Giacobini di Robespierre. E, ancora, come sia stato pervaso dalla stessa sete di vendetta ed epurazione verso sé e gli altri che portò all’autodistruzione Robespierre e il suo club. Infine come oggi il M5S, alla stregua del mondo rivoluzionario il 5 fruttidoro 1795, si stia dando una più rigida struttura gerarchica. Con una sigla comune, il Direttorio. Cinque membri, Di Maio, Di Battista, Sibilia, Fico e Ruocco, un significato politico pesante: il M5S che smette di essere movimento liquido o anti-partito, e decide di darsi forma, struttura, addirittura dei vertici. Come la Francia stremata dal Terrore giacobino. Come Dc e Pci nella I Repubblica. Il grillismo si evolve, accantona l’iperdemocratismo ed indossa i panni dell’opposizione smodata in Parlamento e ingessata in tv. Per mantenere voti e sopravvivere alle regionali.

20% – Tale è la percentuale intorno cui oscilla il gradimento elettorale del M5S. Chi pensava che dopo la sconfitta delle Europee il fenomeno Grillo sarebbe stato destinato a sgonfiarsi, ha toppato. Il leader, “stanchino”, ha fatto incetta di Maalox e s’è seduto in panchina. Non come spettatore, come allenatore. Non più discese in campo, interventi diretti, ma indicazioni, suggerimenti, strategie, come per esempio la misurata e studiata distribuzione dei rappresentanti nei salotti tv. Come il nuovo ruolo parlamentare, radicalmente antirenziano fino a posizioni di insospettabile restaurazione: non già per l’ideologia, piuttosto per l’ostilità nei confronti di qualsivoglia cambiamento tecnico ed istituzionale. Un ruolo e una tattica che stanno pagando. Il M5S regge di fronte allo sbriciolamento dell’euroscetticismo berlusconiano e alla scalata di Salvini, confermandosi secondo partito politico su base nazionale.

Silenzio elettorale – La conquista di un comune, quello di Parma, fu la goccia che scavò la pietra e allagò le urne nazionali di voti a cinque stelle. Oggi le amministrative sono le peggiori avversarie per Grillo e Casaleggio. Il loro movimento non sfonda sul territorio, ancora acerbo dal punto di vista logistico, abbastanza vissuto per aver già sofferto purghe locali. Andranno male, le regionali del 31 maggio. La sola speranza è quella di disturbare la marcia di Renzi e del suo Pd, anche a costo di agevolare gli avversari. Per il resto basterà dire che il risultato, qualunque sia, sarà comunque una prima pietra in un tipo di elezione che non aveva mai visto la sigla del M5S e tutti saranno soddisfatti. E infatti, il grillismo televisivo non parla mai di elezioni. Inutile alimentare vane speranze per rischiare la figuraccia delle Europee. In tv si parla, tanto, dell’avversario e soprattutto dei suoi guai; tangenti, malaffare, coop rosse, ristagno economico, eccetera. Nonostante sul blog il suo nome, suo dell’avversario, rischi di sparire.

“Il leader dell’opposto schieramento” – Ve la ricordate, la formuletta veltroniana dell’elezioni 2008? Il capo del neonato Pd allora si impuntò di non nominare mai più Berlusconi, e di riferirvisi con quell’astrusa formula. Grillo prende appunti e radicalizza. Sul blog ieri è apparso un articolo in cui si faceva riferimento alla sovraesposizione mediatica di Renzi e di come questa alimentasse il potere del premier. Di qui la decisione di bandire il nome del fiorentino in tutti i prossimi post e la minaccia di cancellare i commenti che contenessero l’odioso cognome. Renzi diventa tabù, Grillo il magistro romano che ne impone la damnatio memoriae. Difficile duri; non è nelle corde del marketing dei click della Casaleggio Associati omettere un nome così accalappia visualizzazioni. Suona un po’ come la maledizione televisiva, quella che condannò Federica Salsi alla cacciata nell’ottobre 2012. Boutade, nulla più. Prova di forza, quella di Grillo, che sottolinea la sua metamorfosi, non solo più portavoce della Casaleggio Associati e guru, ma guida culturale ed anche politica, padre nobile di un sempre meno movimento e sempre più partito. Ad esagerare, un Ayatollah al pesto.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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