Beppe Grillo: le purghe pazze di un finto non leader

27/02/2014 di Andrea Viscardi

L'incapacità di Grillo nel gestire compattamente (e democraticamente) il Movimento 5 Stelle mette un Jolly nelle mani di Civati e complica, potenzialmente, i programmi di Renzi

Movimento 5 Stelle, espulsione dissidenti e scissione?

Pascal diceva che le profezie si comprendono solo una volta avverate, ma in questo caso, forse, più che della lettura del futuro si trattava semplicemente di un pronostico poco quotato. Sin dai primi mesi la caratteristica bifronte del Movimento 5 Stelle è apparsa evidente ai più: da una parte esiste la base parlamentare, quella dei cittadini portati nelle istituzioni, dall’altra l’ombra di Beppe Grillo, un leader che smentisce di essere tale ma che, nella sostanza, si comporta spesso come il padre padrone del Movimento. Molti sostenitori grillini, quelli più intransigenti, criticheranno e continueranno a non accettare questa visione, o la giustificheranno, ma i fatti dell’ultima settimana appaiono difficilmente interpretabili  diversamente, e si traducono in uno slogan efficace: l’atteggiamento di Beppe Grillo è il primo ostacolo al Movimento stesso.

Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, espulsioni e scissioneEspulsi perché lo voleva la base? Il primo, grande, errore commesso da molti è credere che esista, nelle decisioni di ieri, la precisa volontà degli elettori del Movimento. Nei termini e nello strumento proposto, il voto online poco differisce da una conferma formale del volere di Grillo. E così sono da interpretare le decisioni dell’assemblea degli eletti. Riguardo al primo punto, vi sono diversi elementi che fanno pensare a quanto scritto: la campagna messa in atto da Beppe Grillo e dai suoi fedelissimi, atta a far passare i dissidenti come dei criminali, traditori, il cui unico scopo era quello di poter finalmente far meno della rinuncia a parte del proprio stipendio, è quanto di più propagandistico possa esservi, ma contemporaneamente molto efficace per influenzare i cittadini della rete. Inutile negare che, coloro i quali utilizzano il proprio diritto di voto sul web rappresentano quella parte del Movimento più intransigente, e non certo tutti quei milioni di elettori che hanno appoggiato il simbolo a cinque stelle nell’ultima tornata elettorale. Facile, allora, che un discorso di questo tipo faccia pesante presa su di loro. Simile la situazione della base eletta. A prescindere dalle molte critiche piovute da più parti – anche interne a deputati e senatori grillini – sui procedimenti utilizzati per votare l’espulsione, è innegabile quanto tutti gli eletti siano ben consapevoli di come opporsi, apertamente, alle indicazioni del non leader, rappresenti il primo (e forse ultimo) passo perchè si emigri dal banco della giuria a quello dell’imputato. Molti sono sempre stati in silenzio quasi per una (comprensibile) paura, qualcun altro, magari, perchè pensa – a ragione – che inimicarsi i vertici sia quanto di più sconveniente possibile. Ecco, allora, che il gioco è fatto. Tutto il partito contro gli imputati che – a giudicare da quanto avvenuto a Bocchino, con la cancellazione dal sito di un comunicato in suo favore firmato da qualche decina di membri – non hanno neanche i mezzi per difendersi. Giudicati in primis da Grillo stesso, quindi da un tribunale quasi formale, e solamente infine dagli elettori, condizionati e condizionabilissimi da quanto accaduto negli step precedenti. Quanta libertà esiste in una procedura di questo tipo, e quanto autoritarismo e terrore – più simile alle purghe di staliniana memoria – cammuffato da democrazia diretta?

E chi falsifica le firme degli eletti? In tutto questo, invece di comprendere come una critica e una discussione interna possa far bene ad un Movimento che si autodefinisce portatore della vera democrazia, passa in sordina un episodio ben più lesivo, degradante e quello sì, punibile con un espulsione perchè contrario ad ogni principio morale ed etico dei pentastellati. Mario Giarrusso ha dichiarato che la propria firma sulle mozioni di sfiducia per la Guidi e Poletti è stata falsificata dal Capogruppo del Movimento in Senato, e ne ha richiesto l’espulsione. Poco eco mediatico, poca diffusione tra gli elettori, per un gesto che vale più di mille parole. Lo stesso Capogruppo soggetto di pesanti critiche, nei giorni scorsi, anche dagli imputati esiliati.

Un Grillo parlante e divisore. Nessuno, in questo articolo, vuole giudicare le buone intenzioni o mettere in dubbio la buona fede degli eletti e degli elettori del Movimento. L’atteggiamento di Beppe Grillo, però, è quanto di più inadeguato possa esistere perchè contrario ai principi stessi con cui i pentastellati videro la luce. Democrazia basata su di un’impronta autoritaria (si noti bene, non totalitaria), come quella emersa sin dai primi mesi e confermata sino ad oggi, è evidente si traduca, nel lungo andare, in un terremoto capace di provocare una spaccatura della pangea 5 stelle, e una deriva di due continenti che non saranno più in grado di entrare in contatto. Soprattutto se esistono le buone intenzioni prima accennate. Pochi, tra gli eletti, potranno continuare ad appoggiare questo comportamento, e i segnali sono evidenti ogni volta che il tribunale dell’inquisizione grillina viene riunito. All’inizio un semi-silenzio, poi qualche critica, infine una vera e propria spaccatura, e ieri la frittata è stata fatta: ora sono almeno una decina i Senatori e i Deputati pronti a fare le valigie, tra lacrime e rabbia. Come giustificherà, il Beppe nazionale, tale decisione? Anche loro puntano solo a tenersi l’intera busta paga? Difficile, visto che alcuni hanno anche annunciato che, probabilmente, si dimetteranno.

L’errore Consultazioni. Tutto nasce dall’erroe di Grillo durante le Consultazioni, che ha dato via alle critiche dei dissidenti e alla procedura di espulsione (checchenedica lo stesso Grillo). Esaltato da quella parte più populista dal Movimento, criticato da quella più mite, ma soprattutto – innegabilmente- disastroso da un punto di vista di strategia politica. Sarebbe bastato poco, lasciar parlare Renzi e poi dire le stesse identiche cose con un tono, magari, leggermente diverso. O magari con lo stesso, ma dopo aver sentito cosa avesse da dire il Presidente incaricato. Una differenza sottile ma enorme per chi, in teoria, si dovrebbe occupare di politica. Ci si chiede il senso, poi – non domandato da nessuno – del perchè sia andato proprio Grillo a parlare: se lui con l’attività degli eletti non ha nulla a che fare, se lui non è il leader del Movimento, perchè essere il rappresentante dello stesso alle Consultazioni? Non sarebbe stato più coerente far parlare i capigruppo di Camera e Senato, o qualche rappresentante di particolare rilievo? Sarà, intanto Renzi ha ottenuto, semplicemente stando passivo, mantenendo la calma e lanciando qualche frecciatina, il primo risultato politico della sua carriera a Palazzo Chigi: spaccare il Movimento. O forse ha fatto tutto Grillo con le sue mani, ma non se ne rende neanche conto.

Civati, Renzi e l’acchiappa il Senatore. Ed ecco che a cogliere la palla al balzo ci pensano Civati e Renzi. Soprattutto il primo che, resosi conto pochi giorni fa che fuoriuscire dal Partito Democratico, al momento, era impossibile, era rientrato – per quanto possibile – nei ranghi, esprimendo il proprio dissenso ma votando la fiducia (senza che nessuno minacciasse l’espulsione). Ora, invece, le carte sono diverse. Con i deputati e i senatori grillini espulsi o in fuga e con l’appoggio di Sel, alla Camera e al Senato potrebbe venire a crearsi un nuovo Gruppo di sinistra, equivalente, o quasi, nei numeri dei rappresentanti, a quello di Alfano, ma potenzialmente anche più forte a livello elettorale. Patata bollente per Renzi, che si verrebbe così a trovare compiuta un’altra profezia, questa volta dello stesso Civati: solo qualche settimana fa, l’ex amico del rottamatore si chiedeva, qualora fosse esistita un’alternativa all’alleanza con il Ncd, di sinistra, con idee di sinistra, cosa avrebbe fatto l’uomo nuovo del PD. Domanda legittima, mentre nel Partito i malumori – tra Fassina e Cuperlo – si nascondono difficilmente.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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