M5s: il caso Giulia Sarti, quando la rete si ritorce contro

04/05/2013 di Giacomo Bandini

Il fatto – La vicenda di Giulia Sarti e di altri deputati m5s, passata in sordina dopo il boom inziale, non è ancora conclusa. Alla deputata romagnola del Mov. 5 Stelle, insieme ad altri deputati grillini, è stata violata nelle scorse settimane la casella di posta elettronica: oltre ad alcune mail di Grillo, pare siano stati sottratti materiali e contenuti riferiti al movimento 5 stelle, oltre che immagini, a quanto pare non proprio pudiche, della stessa giovane grillina. A rivendicare l’attacco sarebbe stato un gruppo di hacker dichiarandosi “vicino al Pd”. Molto probabilmente un depistaggio di basso lignaggio. Fatto sta che sul sito Para Noia è ancora scaricabile l’intero contenuto delle mail di Giulia Sarti e la polizia postale nonostante l’immediata mobilitazione non è riuscita ancora a risalire agli autori della violazione. Tutto ciò pone almeno due riflessioni: una di tipo politico, l’altra riguardante la famosa Rete.

Giulia Sarti, m5s
Giulia Sarti, Movimento 5 Stelle

Il ricatto  – Dopo un’iniziale incredulità da parte degli stessi grillini, scagliatisi immediatamente contro L’Espresso – il primo giornale a lanciare la notizia –  al grido: “è una bufala!”, le successive conferme da parte degli altri mezzi stampa non hanno lasciato dubbi sulla veridicità dell’accaduto. Il problema vero e proprio ha riguardato il contenuto di certe mail. Ciò che ha dell’eclatante riguarderebbe i giochi di potere e le faide interne testimoniati dal contenuto di alcuni messaggi di posta elettronica. Gli autori si firmano hackerdelpd.bitbucket.org. e hanno giustificato il grave gesto con una minaccia. Ancora più grave dunque, la vicenda. “Pubblicheremo ogni settimana la casella mail di un deputato 5 Stelle se Grillo e Casaleggio non pubblicheranno a loro volta tutti i guadagni ottenuti con l’attività politica”. Il sunto delle richieste è questo.

Le ipotesi dei media – Molti giornali hanno parlato ripetutamente di faida interna o di atti volontari autolesivi per poter accusare il Pd e ricompattare le fila intorno ad una notizia non politica. C’è chi ha parlato di una storia sentimentale fra Vignali e la Sarti, chi ha tirato in ballo Favia e Virzì, altri esponenti grillini locali, e chi ha dichiarato di aver letto tutte le mail e di avervi trovato all’interno segreti su Travaglio e Casaleggio. Giornalismo scadente, scoop da quattro soldi.

Un’analisi politica– La realtà ovviamente sta nel mezzo, come al solito. Non ci inventeremo qui episodi fantasiosi, tantomeno legami erotici. Sicuramente dal punto di vista politico la fuoriuscita di informazioni da parte di un movimento che predica la trasparenza totale, ma si presenta sempre compatto quasi mai mostrando il proprio lato critico e diviso, è un occasione importante per sottolineare come in realtà la componente umana sia sempre determinante nell’evolversi delle situazioni. Le mail rubate e pubblicate infatti hanno sottolineato una volta di più, quanto l’armonia intorno alla linea Grillo – Casaleggio sia sempre più in crisi.  All’interno dei contenuti è stato difatti possibile carpire alcuni elementi di divisione caratterizzanti l’interno del Movimento, affatto devoto e silenzioso nei confronti del suo leader naturale. Dunque  è emerso un quadro non del tutto diverso da tante realtà politiche preesistenti, compresa l’incapacità di gestire numerose situazioni di dissenso o di applicare le regole base della democrazia.

I pericoli della Rete – Questa sgradevole vicenda dimostra anche la difficoltà di operare ogni scelta tramite un mezzo unico: la Rete. La democrazia partecipativa è carica sì di grandi ideali e valori, ma non fa i calcoli con la realtà e con la complessità del mondo informatico. Le lacune spaventose dimostrate da coloro i quali avrebbero dovuto rivoluzionare il mondo politico – le Quirinarie hanno dato ulteriore prova della carenza di ragionevolezza del “metodo-internet” –  pongono legittimi dubbi di tenuta sistemica. Hanno votato veramente in 48000 alle Quirinarie? E se il sistema fosse stato hackerato nuovamente? Se fosse successa la stessa cosa ai tempi delle primarie? Come si fa allora a sostenere la supremazia della Rete se non si riesce neanche a tenere al sicuro una casella di posta elettronica? Ragionando poi in termini assoluti, poi, in materia rete, è difficile pensare all’Italia come un luogo di sperimentazione per la democrazia diretta via web. Pensiamo solo al “Servizio Universale”, istituito dalla direttiva europea 2002/22/CE, disciplinato in Italia dal Decreto legislativo 259/2003. Si parla in questo caso di un servizio garantito all’utenza in misura totale, di una certa qualità e ad un prezzo accessibile a tutte le fasce della società. Se si osserva attentamente la situazione italiana, non solo ci si accorge di come vi sia un regime di semi monopolio (Telecom) o post monopolistico – in cui Telecom detiene ancora privilegi non concessi ad altri –  ma anche di come il servizio non sia affatto garantito secondo i termini e i canoni sviluppati dall’Unione Europea. Può dunque in un Paese così svilupparsi adeguatamente la democrazia partecipativa tanto voluta dai grillini?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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