Espulsioni M5S, il paradosso della lesa maestà nella democrazia diretta

19/06/2013 di Andrea Viscardi

La situazione nel Movimento 5 Stelle è sempre più critica. Se Grillo non cambierà atteggiamento, il rischio esodo sarà sempre più vicino

M5s, il reato di lesa maestà

Fuori uno, fuori l’altro – Proprio in queste ore, sul sito del M5S, è in corso la votazione inerente l’espulsione della senatrice Gambaro. Nel frattempo, però, scoppia un altro caso, quello della deputata Pinna, colpevole di essersi lasciata andare, durante la puntata di Piazza Pulita, trasmissione in onda su La7, ad alcune critiche verso i modi utilizzati da Beppe Grillo. Andrea Coletti, eletto alla Camera, ha quindi chiesto l’avvio della procedura di espulsione.

Fronda in aumento – Una situazione critica, quella del Movimento, le cui tensioni interne rischiano seriamente di provocare un vero e proprio esodo. Se ai tempi dell’espulsione di Favia, questi rappresentava, in un certo senso, l’anomalia, oggi i dissidenti sono buona parte del Movimento, e aumentano ogni volta che viene palesata, dai vertici, una tendenza all’annullamento totale di ogni forma di dissenso o critica. Insomma, la linea del pensiero unico sta uccidendo la creatura di Grillo. Basti pensare che, alla votazione per l’espulsione della Gambaro, sono stati 42 i voti contrari. Molti deputati, poi, si sono lasciati andare liberamente a critiche verso l’ex comico, alimentando ulteriormente il conflitto. Nelle prossime settimane, le espulsioni – o la fuoriuscita di parlamentari dal gruppo del M5S – sembrano destinate ad aumentare significativamente.

Democrazia sì, ma non nel Movimento – L’aspetto più grottesco di tutto ciò è insito nelle motivazioni dietro alle espulsioni, effettuate non perché i deputati avessero tradito i principi politici del movimento, ma per essersi permessi di criticare l’atteggiamento di Beppe Grillo.  Insomma, si tratta di lesa maestà: nessuno può dire nulla contro il capo assoluto. Lui è il  creatore del Movimento e, in quanto tale, intoccabile. Certo, viene da sorridere pensare a quanti, nel PD o nella Lega, avrebbero dovuto essere espulsi negli ultimi due anni. Ironico anche pensare che, il Movimento che fa del rinnovamento della democrazia, della difesa della costituzione e della sconfitta della casta i propri credi, sia intenzionato a raggiungere tali obiettivi essendo organizzato, al suo interno, come un regime di staliniana memoria. Un paradosso non da poco, contrario ai principi di democrazia portati avanti da Beppe Grillo. La stessa votazione online, francamente, non si può certo definire democrazia diretta. Potranno votare solamente gli iscritti entro il dicembre 2012, una piccola percentuale dei nove milioni di votanti che alle urne scelsero il Movimento. Perché escludere tutti gli altri? Forse per il timore è che il “grillino di seconda generazione” sia meno propenso ad accettare gli atteggiamenti del Beppe nazionale?

L’inquietante immagine del tribunale dei dissidenti – Oggi, quindi, è stato messo in moto un sistema formato da gogne pubbliche, tribunali inquisitori e capri espiatori capace di ricordare molto da vicino i tribunali rivoluzionari o organi di controllo di stampo autoritario, piuttosto che una democrazia del XXI secolo. Quanti di voi, ad osservare le poche immagini trapelate del “processo Gambaro” – alla faccia della trasparenza – non hanno provato un senso d’inquietudine e disagio? Chi vota contro la linea del partito, non può esplicare il perché né manifestare il proprio dissenso verso certi atteggiamenti. Altrimenti rischia di finire anche lui nelle aule del Tribunale.

Il futuro è nelle mani di Grillo – Altrettanto difficile, comunque, continuando su questa via, che il Movimento possa passare l’estate e l’autunno senza uscire fortemente ridimensionato, sia dal punto di vista degli eletti che degli elettori. Questa, in realtà, sarà una conseguenza delle scelte di Grillo: continuare sulla strada della censura – perché, de facto, è di questo che si tratta – e non accettare critiche, oppure aprirsi al confronto e al dialogo con i suoi eletti, confrontarsi, magari riconoscere qualche errore commesso e rimediarvi.

La Corte del Re Sole – Inutile, dire come, qualora optasse per il mantenimento del reato di lesa maestà – difficile definirlo in altro modo -, il M5s si trasformerà in una sorta di corte del settecento: il genovese sarà il nuovo Luigi XIV, gli eletti che resteranno nelle sue fila, invece, saranno quella manciata di cortigiani pronti a riportare in voga la cerimonia del risveglio del re.  Sempre che, alla fine, pian piano, quest’atteggiamento non porti a sfiancare anche i suoi più estremi sostenitori.  Allora, in quel caso, ci viene da citare una famosissima frase “Ne resterà soltanto uno”. Questa volta, però non si parlerà di un immortale, ma di un personaggio capace di creare e distruggere uno dei più grandi Movimenti politici degli ultimi cinquant’anni con le proprie mani.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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