M5S ed i 20 punti di Grillo: la prima parte dell’analisi

11/03/2013 di Federico Nascimben

Movimento 5 Stelle, consultazioni governo Renzi

Crimi, M5SAl presidente Napolitano chiederemo un governo del M5S. Se Napolitano accetta un governo 5 stelle deve accettare 20 punti di programma, non un nome. Prima viene il programma, poi il nome”. Sono queste le parole di Vito Crimi, capogruppo al Senato del Movimento, al termine del meeting che i grillini hanno tenuto ieri a Roma.

Come ho avuto modo di dire l’ultima volta, Beppe Grillo in un post del 6 febbraio ha scritto una lettera agli italiani contenente – appunto – questi “20 punti per uscire dal buio” (una sorta di sintesi essenziale di ciò che ritroviamo nel programma del M5S, aggiornato con alcuni temi portati avanti in campagna elettorale da Grillo stesso). Vediamo di capire di cosa si parla, punto per punto. Per questioni di tempo e di spazio mi limiterò ad un breve commento per ogni singola proposta, dato che l’estrema vaghezza della maggior parte di queste aprirebbe scenari di discussione infiniti.

  • Reddito di cittadinanza

Questa è una proposta capace di significare tutto e nulla. Soprattutto considerando la diversa interpretazione che può venire data (reddito per tutti i disoccupati? Reddito minimo garantito a tutti sulla base del possesso della cittadinanza italiana? Oppure una revisione ed una nuova semplificazione del nostro sistema di ammortizzatori sociali?). In ogni caso, per non ripetermi, rimando ad un articolo di qualche giorno fa in cui analizzavo, in particolare, tale questione.

  • Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa

Ora, la frase è molto semplice e condivisibile. Il problema vero è rappresentato dal fatto che la questione è palesemente urgente per qualsiasi forza politica e qualsiasi cittadino, ma come fare? Da una parte, poi, occorre anche considerare quanto le piccole-medie imprese abbiano perso competitività non solo per colpa della crisi, e quindi serva, oltre ad un rilancio, forse anche un ripensamento del modello stesso. I grillini hanno portato avanti la tesi della rinuncia al 70% dello stipendio e del versamento dei soldi così risparmiati per la creazione di un fondo che fa microcredito alle PMI. Il modello alla siciliana, insomma. Ma il vero problema riguarda la selezione delle aziende meritevoli. Sarebbe forse meglio riuscire a rilanciare il settore imprenditoriale italiano introducendo una maggiore concorrenza, piuttosto che attraverso (ancora) nuovi sussidi: i quasi 40 miliardi all’anno erogati per la causa dallo Stato appaiono già sin troppi (e sarebbe anzi necessario procedere ad un loro drastico taglio, vedi Piano Giavazzi).

  • Legge anticorruzione

La corruzione rappresenta forse la principale piaga italiana, fungendo anche da blocco al merito ed alla concorrenza. In linea di principio, anche qui, quindi, qualsiasi persona dotata di buon senso non può che essere d’accordo. Di nuovo, il vero ostacolo perché si possa puntare sull’idea del M5S, è la totale vaghezza dei mezzi per raggiungere l’obbiettivo. Posso immaginare si proponga una nuova legge – dopo quella approvata con molta fatica dal Governo Monti – più restrittiva della precedente. Occorrerebbe, però, forse focalizzarsi anche sull’aspetto culturale oltre che su quello legale.

  • Informatizzazione e semplificazione dello Stato

Andando a leggere il programma originale del Movimento 5 Stelle, questo punto racchiude due pilastri della campagna anti-sistema portata avanti dal duo Grillo – Casaleggio. Da una parte, infatti, si sosterrebbe la sburocratizzazione dello Stato, attraverso una semplificazione conseguita dotando ogni organo di tecnologie informatiche più interattive (alcuni passi, in realtà, sono già stati fatti in questo senso negli ultimi anni). Dall’altra, invece, si racchiude, ad esempio la lotta per l’Abolizione delle Provincie e l’accorpamento dei Comuni sotto i 5000 abitanti. In ogni caso, l’obiettivo, di per sè, è ancora una volta condivisibile. I mezzi con cui raggiungerlo, invece, vaghi e da approfondire.

  • Abolizione dei contributi pubblici ai partiti

Argomento portato avanti con forza da Grillo (e non solo). Se vogliamo abolire il finanziamento pubblico ai partiti è assolutamente necessario riorganizzare il sistema in senso statunitense. Diviene quindi fondamentale inserire a livello legislativo – e creare un’authority dedicata al controllo (ma nel programma se ne prevede addirittura l’abolizione) – l’obbligo di trasparenza per quanto riguarda le donazioni e qualunque tipo di supporto economico, di persona fisica o giuridica. Il rischio, altrimenti, è di perpetuare un sistema in cui – già oggi – i cittadini non possono conoscere chi sia a finanziare un determinato partito, con la differenza che, senza aiuti pubblici, si andrebbe in contro ad un’estinzione dei partiti più piccoli o meno finanziati dalle lobby. Una riduzione significativa, forse, sarebbe la soluzione migliore.

  • Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni

La proposta è alquanto grottesca, di giacobina memoria. Lasciamo che sia la magistratura a svolgere il proprio compito. In ogni caso, ricordo a Grillo, quanto recita l’art.82 della Costituzione, il cui comma 1 sancisce la libertà, da parte di entrambe le camere, di disporre inchieste su materie di pubblico interesse. La possibilità di portare avanti questo punto (in altri modi), quindi, in linea di massima, è pienamente esistente.

  • Referendum propositivo e senza quorum

La domanda, qui, dovrebbe essere una sola: è lecito che una minoranza decida per l’intero Paese? Il caso svizzero, da questo punto di vista, è emblematico. Nel referendum confermativo la mancanza del quorum ha un senso, le Camere infatti si sono già espresse. In questo caso la ratio può apparire sensata o meno in base alla risposta che ognuno riserva alla domanda precedente. Certo, sarebbe inquietante qualora un manciata di milioni di persone potessero decidere per tutti.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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