Luxottica alla conquista del mondo

17/01/2017 di Alessandro Mauri

Con tempistiche inattese due dei principali player del mercato dell’occhialeria hanno annunciato una fusione che porterà alla nascita del più grande operatore del settore. Luxottica e la francese Essilor si preparano dunque ad un’operazione multimiliardaria.

Luxottica

Con tempistiche inattese due dei principali player del mercato dell’occhialeria hanno annunciato una fusione che porterà alla nascita del più grande operatore del settore. Luxottica e la francese Essilor si preparano dunque ad un’operazione multimiliardaria.

I protagonisti – I protagonisti di questa operazione colossale sono due dei principali operatori nel settore dell’occhialeria: l’italiana Luxottica, il cui patron Leonardo Del Vecchio è noto per essere l’uomo più ricco d’Italia, e la francese Essilor. L’operazione sarà anche la seconda cross border in Europa. Le due società rappresentano nel complesso, secondo i dati del 2015, una capitalizzazione di oltre 50 miliardi di euro, con ricavi pari a 15 miliardi di euro e margine operativo lordo di poco superiore ai 3,5 miliardi di euro. Su ognuno di questi fronti, la fusione Luxottica – Essilor darà vita ad una società irraggiungibile per qualunque competitor, anche grazie agli oltre 140mila dipendenti e alla presenza in più di 150 Paesi nel mondo. Ovviamente i mercati hanno subito festeggiato la notizia, con i titoli di Luxottica e di Essilor che hanno fatto segnare performance record nella giornata successiva all’annuncio.

Il nuovo soggetto – Descritti in precedenza i principali numeri (attualmente stimati sull’ultimo anno in cui sono disponibili i bilanci) della società che nascerà dalla fusione, occorre valutare i rapporti di forza tra Luxottica e Essilor. Innanzitutto occorre dire che il controllo della società resterà nelle mani di Luxottica, tramite la holding Delfin, che passerà da circa il 62% delle azioni di Luxottica ad una quota compresa tra il 31% e il 38% del nuovo soggetto, in ogni caso sufficiente a garantirne il controllo. La francese Essilor, è invece una public company, e tra gli azionisti risultano esserci anche i dipendenti, che vedranno scendere la loro partecipazione dall’8,3% a poco più del 4%. Del Vecchio ha ottenuto la carica di presidente esecutivo della società, l’amministratore delegato di Essilor, Hubert Sagnieres, sarà invece il vice presidente esecutivo. L’imprenditore italiano sarà quindi a capo del più grande operatore del settore, nonché di una multinazionale di considerevoli dimensioni, aprendo quindi uno scenario più internazionale di quanto già non fosse grazie al controllo di Luxottica.

I nodi regolamentari – Prima della definitiva fusione, prevista se tutto andrà secondo i piani entro il secondo semestre del 2017, rimangono aperte alcune questioni formali e regolamentari. Dal lato francese occorrerà sottoporre innanzitutto l’accordo all’assemblea dei dipendenti che, come detto, sono anche azionisti; in seguito sarà il turno dell’assemblea degli azionisti che dovrà approvare il progetto. Le authority antitrust dovranno inoltre valutare se l’operazione tra Luxottica e Essilor costituisca un abuso di posizione dominante, ma secondo diversi analisti la fusione dovrebbe essere approvata senza troppi problemi. Infine Luxottica dovrà provvedere a lanciare una offerta pubblica di acquisto sulla restante parte del flottante, in modo da completare l’uscita dalla quotazione su Piazza Affari. La holding Delfin, che controllerà le due società, continuerà ad essere quotata sul CAC di Parigi.

L’annunciata fusione mette in evidenza due aspetti molto significativi per la nostra economia. In primo luogo testimonia la capacità delle imprese italiane di diventare player globali al punto da assorbire, di fatto, competitors stranieri (e non solamente di esserne assorbite come accade in altri casi, che creano molto più clamore mediatico). Al tempo stesso tuttavia emerge la difficoltà di trattenere nel nostro Paese le imprese quando queste diventano multinazionali (si pensi al caso FCA: il ritorno di Luxottica su Piazza Affari dopo la fusione non sembra un’opzione sul tavolo, e questo rappresenta tutte le difficoltà dei mercati finanziari nostrani). Occorre creare le condizioni normative, fiscali e finanziarie affinché le eccellenze del nostro Paese rimangano tali anche dopo la loro internazionalizzazi

Il nuovo soggetto – Nonostante la posizione predominante di del vecchio nel nuovo gruppo che nascerà dalla fusione, la quota di controllo tra il 31 e il 38 % non garantisce totale autonomia di gestione. Inoltre, di fatto, la società diventerà con il tempo a guida francese. Non solo è previsto il delisting di Luxottica dalla borsa di Milano e il mantenimento della quotazione a Parigi; anche la sede dovrebbe essere portata oltralpe, con una riorganizzazione della sede milanese. Il management sarà principalmente francese, e resta inoltre aperto il nodo della successione a del vecchio e della spartizione delle sue quote per l’eredità, considerando gli 82 anni dell’imprenditore.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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