L’urlo nero della destra di piazza e di reazione

24/06/2015 di Edoardo O. Canavese

La nuova Lega sbanca nelle regionali e strappa Pontida a Bossi. FdI a Roma reclama la testa di Marino e la capitolazione del Pd. E al Family Day spuntano le bandiere di Forza Nuova. La svolta muscolare di Salvini e Meloni allontana la destra dal sogno moderato e la inchioda ad un populismo più distruttivo che propositivo.

Salvini Lega Nord

Manca poco perché si parli di Salvinismo come categoria politica. I risultati elettorali ci sono già, con la roboante conferma in Veneto e il pieno di voti in giro per il centro-nord. Le peculiarità ideologiche ance: il Salvinismo è xenofobia, populismo, radicalismo economico in economia, conservatorismo reazionario in ambito culturale. Manca la legittimazione istituzionale, manca Palazzo Chigi. Che non pare irraggiungibile. La Lega cavalca ormai da un anno un momento di assai favorevole congiuntura elettorale, e il voto regionale ha dimostrato che insieme a Forza Italia si può ancora vincere. Salvini gode di ampia fiducia, secondo Repubblica addirittura il 37%, rasentando percentuali renziane. Le quali non godono di buona salute, appesantite dall’inerzia di governo e dai caos/casi immigrazione e “Mafia capitale”.

Sabato scorso Salvini ha rottamato, o meglio “ruspato”, Umberto Bossi. Il senatur resta presidente a vita di una Lega Nord che non somiglia lontanamente a quella fondata 26 anni fa. Matteo “il Destro” ha messo mano allo Statuto del partito, trasformandolo da federale a confederale. Di fatto la nuova Lega abbandona il sogno secessione, dismette la bandiera del federalismo e rivendica una vocazione nazionale. Troppo per Bossi, che ha sbottato che così Salvini resterà solo. Per ora la storia dà ragione al segretario e alla sua eterna campagna elettorale, fatta di magliette con mini-ruspe per i militanti più piccoli. E’ la ruspa il simbolo del nuovo capitolo della destra italiana; simbolo d’aggressione e d’intolleranza razziale anti-rom, trasformato dal suo stesso promotore nello strumento d’orgoglio contro il sistema, contro l’euro, contro la legge Fornero, contro Renzi. Tutto ciò che viene scagliato contro Salvini, Salvini se lo piglia e ci fa su nuovo consenso.

Da Pontida il segretario della Lega ha confermato la sua proposta sui diritti civili: sì alle unioni, no matrimonio. Una svolta culturale, che sembra più dettata da appetiti elettorali che non da una ponderata riflessione. A maggior ragione se si considera come la nuova Lega, e Salvini nella sua posizione di leader nazionale, attiri le simpatie degli ultra cattolici, mai così attivi come in questi ultimi mesi. Sabato si è svolto il Family Day a Roma, l’appuntamento di punta del cattolicesimo militante. E che, a dispetto di quanto avveniva nel 2007, primo anno della manifestazione, oggi appare arricciato in sé stesso, armi in pugno contro le sfide di civiltà cui la società italiana è chiamata (finalmente) a rapportarsi. Unioni civili, matrimonio, adozioni. Tutto appallottolato e rigettato dal popolo del Family Day, nel nome di una difesa sterile, retrograda e per di più strumentalizzata da militanti di Forza Nuova. Non proprio una piazza cattolico-moderata.

Forza Nuova, Family Day, Roma. Nella protesta dei manifestanti pro-famiglia, e nell’onda d’aggressione social che imperversa tra xenofobia, omofobia, misoginia, traspare tutta l’insofferenza di una fetta di popolazione italiana che non si vuole arrendere al progresso di una cultura, la nostra, conservatrice e refrattaria ai cambiamenti per tradizione. Ma la società, come la cultura, si sta evolvendo, più in fretta e con maggiore agilità di quanto non accada nelle segreterie di partito, nei sit-in e nei social. E, per quanto riguarda il tema dei diritti civili, il governo italiano non è mai stato così vicino dal colmare il grottesco ritardo che soffre rispetto alla maggior parte degli stati occidentali. Le forze di reazione si sentono minacciate in modo direttamente proporzionale alla portata di un cambiamento.

Tuttavia bisognerà attendere perché le unioni civili divengano realtà. Si vedrà se il governo ne avrà la forza, nonostante le resistenze centriste. E nonostante Marino. Per meglio dire Mafia capitale. Eppure oggi sembra che il vero problema sia il sindaco, nella versione semplicistica della destra della Meloni, sciaguratamente avallata da dirigenti dem stessi. Il problema è più complesso, e non è la sede per trattarlo. Tuttavia la fatwa scagliata contro Marino, non esente da responsabilità nella vicenda, ben dimostra come la nuova destra ultrà cavalchi agilmente il sentimento popolare aggirando il vero problema e colpendo il solo capro espiatorio, peraltro facendo spallucce di fronte ai legami tra la cupola di Mafia capitale e loro membri. E come, senza una robusta soluzione istituzionale la reazione rischia di diventare Restaurazione.

The following two tabs change content below.

Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
blog comments powered by Disqus