Al lupo, al lupo! Berlusconi assolto. Ovvero, come ti smonto i governi (specie senza immunità)

18/07/2014 di Andrea Viscardi

Giustizia Italia

Se anche il Fatto Quotidiano si era espresso per un’opportuna riduzione della pena, il sospetto vi fosse qualcosa di errato, ad essere magnanimi, nella sentenza del collegio giudicante di primo grado, emergeva. A leggere gli atti, nonché le motivazioni, risultava ancora più evidente una sproporzione nella condanna inflitta. Ma anche una struttura probatoria, per dirla in termini fantascientifici, quasi ai confini della realtà. Un’evidenza che era chiara a chiunque avesse voluto giudicare in modo obiettivo, un po’ meno a chi – come una nota caratterista e conduttrice televisiva – accecata dall’odio politico, oggi attribuisce l’epiteto “subdoli pezzi di merda” al collegio di II grado.

Stamane la conferma: Berlusconi è stato assolto, in secondo grado, da tutti i capi di imputazione. Si aspettano le motivazioni, ma appare probabile, per non dire certo, che sarà sottolineata la totale mancanza di prove – se non circostanziali e assolutamente insufficienti – a dimostrare la validità delle accuse rivolte all’ex Premier, con riferimento alla condanna per prostituzione minorile e, probabilmente, alla conoscenza da parte dell’ex Premier dell’età della ragazza. La concussione, invece, per il nuovo giudizio, non sussiste. Insomma, gli argomenti che per Ilda Bocassini erano provati “oltre ogni ragionevole dubbio”, quelli contenuti nella pesantissima requisitoria del 2013 – che in molti ricorderanno perché, oltre a ricevere i complimenti di Saviano, sembrava accompagnata da un certo rancore personale – crollano come un castello di carta.

Silvio BerlusconiUn ridimensionamento della pena era considerabile nell’ordine della normalità, un totale capovolgimento no. E non può essere accettata, una situazione del genere, in un Paese che, definendosi civile, proclama la divisione dei poteri tanto cara a Montesquieu. Per anni Silvio Berlusconi e i suoi avvocati hanno proclamato si trattasse, ed in toto, di una persecuzione bella e buona, sollevando comportamenti al limite del lecito da parte del Tribunale di Milano. Che i torti, per una volta, non siano tutti dalla parte del Cavaliere? La sentenza di stamane sembra confermalo, resuscitando, almeno in parte, Berlusconi, rendendolo ancora più martire di quanto già qualcuno non lo considerasse. Poco conta, a questo punto, che abbia un’altra condanna. Perché in questo modo, tutto il sistema giudiziario, è oramai totalmente delegittimato agli occhi degli elettori di centro-destra (e magari anche di qualche osservatore estero).

Pagine di fango, derisione, risalto internazionale, intercettazioni come fossero interviste, milioni di euro spesi e un procedimento di I grado che – ci dicono oggi – è giunto a una condanna che non poteva, e palesemente, pronunciare. Spiace per Sabrina Guzzanti, ma qui non si tratta di essere “subdoli pezzi di merda”; nè si mette in discussione l’aspetto etico o morale delle azioni di Berlusconi. Ma la giustizia, diciamo noi, è un’altra cosa. E si basa su prove atte a dimostrare un’accusa. Prove la cui mancanza palese si sussurrava anche all’interno del PD – ma nessuno aveva il coraggio di dirlo ad alta voce.

Saltando dal caso specifico ad una dimensione più generale, una breve ma importantissima considerazione.

Appurato, per le dinamiche degli ultimi anni che, nella magistratura, qualcosa che non quadra c’è, inviterei tutti gli eletti e i sostenitori del Movimento 5 Stelle a cambiare le proprie vedute rispetto all’immunità parlamentare. Prima si metta a posto il potere di un ramo giudiziario che, in Italia, fa sempre più il bello e il cattivo tempo. Basti pensare al Berlusconi I o alla delegittimazione che il caso Ruby diede all’ultimo Governo – per quanto a qualcuno possa non piacere – eletto dagli italiani.

Eliminando in toto ogni forma di immunità o di garanzia, si consegnerebbe il Paese alla possibilità che un domani i governi e il loro destino vengano decisi in sede giudiziaria da una giustizia politicizzante. Si può rivedere, modificare, ma la possibilità appena citata, a questo punto, si fa fatica a considerare così remota, ed è un elemento di cui occorre tenere conto. Tutti rischiano, nessuno escluso. Anche voi del Movimento 5 Stelle, badate bene. Tutti ne uscirebbero sconfitti, Paese ed eletti. Nulla vieta che un domani, questo soggettivismo magistraturale colpisca qualcuno con alle spalle vicende meno in chiaro scuro di Berlusconi, o meno discutibile da un punto di vista etico/morale. E qui, sia ben chiaro, non si vuole discutere quanto è avvenuto ad Arcore né difendere tali episodi, ma il fatto che la legge debba sempre basarsi su prove concrete, oggettive e certe, altrimenti perderebbe la propria natura.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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