Lupi che perdono il pelo, ma non il vizio

18/03/2015 di Ludovico Martocchia

La vera tragedia non è tanto la bassezza morale delle alte sfere, ma la nostra assuefazione. Ormai siamo vaccinati. La corruzione è endemica e non si può sconfiggere con un disegno di legge, diciamolo chiaramente.

Ci risiamo, stavolta con Maurizio Lupi. Ogni mattina, insieme al caffè, mentre assistiamo a vari telegiornali o leggiamo sul telefono, ci arrivano sempre le stesse notizie. Scandali, indagati, centinaia di migliaia, se non milioni, di euro in gioco. E la polemica continua imperterrita finché non si ripresentano nuove informazioni e intercettazioni su altri politici, faccendieri e intrallazzatori. Un po’ ci piace, ogni giorno abbiamo qualcosa su cui indignarci. Intanto la politica, come la società in generale – la prima è specchio della seconda naturalmente – non si rinnova. La vera tragedia non è tanto la bassezza morale delle alte sfere, ma la nostra assuefazione. Ormai siamo vaccinati. La corruzione è endemica e non si può sconfiggere con un disegno di legge, diciamolo chiaramente. Il problema è più profondo, anche se l’approvazione del ddl Grasso, approdato in Senato da 731 giorni, non sarebbe di certo un male.

Questa volta, come detto, è toccato al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi e soprattutto alla cricca dell’inchiesta “Sistema” sulle grandi opere. 51 sono gli indagati: politici e imprenditori, tra i quali troviamo l’ex dirigente Ercole Incalza, detto Ercolino (come quello che stava sempre in piedi, ha occupato una posizione di potere nei Lavori Pubblici per trent’anni) e Stefano Perotti (secondo le intercettazioni «non intimo con Lupi, di più»). Poi tanti altri come Francesco Cavallo e Sandro Pacella, che forse non vale neanche la pena di nominare. Una struttura complessa, scoperchiata dalla Procura di Firenze, partendo dall’Alta velocità toscana fino ad arrivare in tutta la Penisola: ci sarebbero opere pubbliche lievitate del 40% e 25 miliardi di appalti legati a Perotti. Secondo il Gip, quest’ultimo avrebbe procurato incarichi di lavoro a Luca Lupi, figlio del ministro. Poi compaiono anche i classici regali, un Rolex da 10 mila euro e un abito di sartoria.

Bisogna ricordare che l’attuale ministro dei Trasporti non è indagato, ma pesano su di lui, come su tutto il governo, le intercettazioni. È Lupi che ha chiesto a Perotti di trovare un posto al figlio ingegnere, è sempre Lupi che ha sponsorizzato Perotti per la gestione dei lavori al porto di Olbia. Scambi di favori evidenti? La speranza è che le indagini vadano avanti senza ostacoli. È un altro tassello che si aggiunge al puzzle della corruzione italiana, gli esempi sono tanti. Ora Matteo Renzi è sotto pressione: si aspetta dimissioni spontanee, e sta premendo per questo. Vorrebbe infatti un cambio senza grossi clamori – non a caso si sta già parlando di sostituzione con Michele Emiliano.

Lupi dovrà riferire in Senato, dinanzi alle opposizioni scalpitanti che chiedono la sua testa. È già stata depositata la mozione di sfiducia da parte del Movimento 5 Stelle e Sel. Pure Graziano Delrio ha fatto sapere che Renzi stia valutando le eventuali dimissioni. Così si presenta uno scenario a fuochi incrociati, dove gli ambienti vicino alla Chiesa mostrano la loro disapprovazione. In particolare Famiglia Cristiana si domanda se ciò sia eticamente accettabile, mentre il cardinal Bagnasco della Cei ha riferito: «il popolo degli onesti deve assolutamente reagire senza deprimersi, protestando nei modi corretti contro questo “malesempio” che sembra essere un regime». Incuriosisce vedere quale sarà la posizione di Comunione e Liberazione, di cui Lupi è notoriamente membro. Probabilmente, bisognerà aspettare fino a quando non si smuoveranno le acque.

La barzelletta è che tutto sembra essere rimasto immobile. La situazione ricorda il caso Cancellieri, verso il quale l’allora candidato alle primarie Matteo Renzi tuonava: «il nuovo Pd credo che non difenderà più casi di questo genere». Questa è la critica che muove soprattutto Pippo Civati, che si chiede se «il ragionamento varrà anche per il ministro Lupi».

La cosa più logica sarebbe il ritiro del ministro milanese: la questione dei favori al figlio lascia adito a troppi dubbi sulla quantità e il genere di “scambi di favori” che potrebbero esserci stati con gli indagati. Tuttavia nulla si può dare per scontato. Ciò che fa più sorridere è che, se Lupi si dimettesse, qualcuno ne elogerebbe il gesto. Ormai siamo in un paese al contrario: dopo una bufera del genere se un politico non si dimette, non ci sorprendiamo perché in fin dei conti siamo abituati. Se si fosse dimesso immediatamente ci saremmo senza dubbio stupiti. La sensazione è che dopo tutti i proclami renziani siamo di nuovo al punto di partenza: la politica italiana ha cambiato aspetto ma rimangono sempre gli stessi vizi.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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