L’uomo dei droni

15/09/2015 di Francesca R. Cicetti

Brennan è un irlandese del New Jersey, dal 2013, il capo della CIA. È il chirurgo antiterrorismo, l’uomo dei droni.

John Brennan

La Situation Room è una stanza della Casa Bianca dove nessuno può entrare. Tutti i martedì Barack Obama incontra tra quelle mura John Brennan, nella riservatezza più assoluta. Serra le porte e lo ascolta parlare. John Brennan è un irlandese del New Jersey, un gesuita, un astuto bastardo, un custode. John Brennan è, dal 2013, il capo della CIA, il chirurgo antiterrorismo, l’uomo dei droni. Lui è il depositario delle regole con cui l’America uccide.

Ogni martedì, giorno del terrore, presenta al presidente la lista. Un elenco di nomi, di obiettivi da colpire, di minacce. I presunti terroristi antiamericani finiscono sul tavolo, ogni martedì. La sua non è una semplice lista di persone da eliminare, ma un elenco degli strumenti a disposizione per rintracciare, arrestare o uccidere. Dove farlo, come farlo, quando farlo. Se l’operazione deve essere immediata o se può aspettare. Nulla si muove senza il consenso di Brennan.

Brennan è anche l’uomo dei droni. Con lui, i raid hanno moltiplicato esponenzialmente le cifre degli attacchi sotto il governo Bush. I suoi droni hanno eliminato tra i 1.500 e i 2.500 obiettivi. Un centinaio di civili. Sono i suoi droni perché è lui il volto della campagna. Lui che compare a pubblicizzare l’efficacia del metodo antiterroristico americano. Lui che loda il sistema, la precisione, la quasi assoluta mancanza di danni collaterali.

John Brennan alla CIA sembrava essere destinato. Scienziato politico, parla perfettamente l’arabo e conosce altrettanto bene lo Yemen, primo terreno di lotta antiterroristica della sua carriera. Dopo venticinque anni di onorato servizio, si affaccia alla presidenza già nel 2008, ma non tutti sono d’accordo. Qualche voce sul suo coinvolgimento in metodi di interrogatorio poco ortodossi lo stronca. Dopotutto, si trovava ai vertici dell’agenzia quando ancora la tortura era di casa. In televisione aveva anche timidamente azzardato una perorazione della causa, affermando tutti gli ottimi risultati raggiunti.

Nessun neo, nessun dubbio sulla carriera di Brennan, seppur accidentata. Qualche imperfezione è la norma, per il capo della CIA. Non abbastanza da diminuire la stima di Obama nei suoi confronti e da impedirgli di nominarlo ai vertici e di cedergli il podio per un discorso, gentilezza non concessa neppure al segretario di stato Kerry.

L’uomo dei droni ha commesso i suoi errori. Dopo la morte di Bin Laden, parlò ai cronisti inciampando in una ricostruzione dei fatti incoerente e errata. Prima disse che si era fatto scudo con sua moglie, poi parlò del lusso della sua casa. Insomma, una buona serie di gaffe non volute. Le contraddittorie e imbarazzanti dichiarazioni di Brennan, allora, portarono l’allora capo della CIA Panetta a rimetterlo al suo posto e il segretario della Difesa Robert Gates a prendere in mano la situazione con veemenza. Gates fece irruzione alla Casa Bianca sbattendo le porte e dichiarò: «Ho un nuovo approccio di comunicazione strategica da raccomandare: chiudete quelle cazzo di bocche».

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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