L’uomo dal naso d’oro

21/05/2015 di Nicolò Di Girolamo

Delle volte il destino rivela solo dopo molti anni, a volte dopo secoli, quanto sia contorto il proprio volere. La storia di quest’oggi, al pari di molte altre, ne è testimone.

L'Uomo dal Naso d'Oro

…se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire…

Questo primo articolo della rubrica è dedicato ad uno dei personaggi più strani che abbia mai incontrato nelle mie letture. In realtà non è propriamente un personaggio letterario, anche se la sua storia si confonde con la leggenda, ma un personaggio storico, realmente vissuto. Parlo di Tycho Brahe, un astronomo vissuto tra il 1546 e il 1601, che molti avranno sentito nominare, ma pochi saprebbero dire da dove deriva la sua già tiepida notorietà.

Il libro a cui facciamo riferimento è ‘L’uomo dal naso d’oro’, scritto da Kitty Ferguson nel 2004. Ad oggi, senza una chiara ragione è praticamente scomparso dalle librerie. L’autrice non è una scrittrice professionista, d’accordo, e il libro, a metà tra romanzo e biografia si sviluppa con una prosa semplice e poco ambiziosa, ma la forza del suo lavoro consiste tutto nella straordinaria storia che racconta. Infatti, anche se la Ferguson è una ricercatrice, ha avuto cura di lasciare maggior rilievo alle vicende umane piuttosto che ai fatti di rilevanza storica o ad una meticolosa descrizione delle ricerche di Brahe, dal che ne risulta un libro equilibrato e di piacevolissima lettura che consiglio a chiunque riesca a rintracciarne una copia. A maggior beneficio di chi non ci riuscirà vi descriverò in breve questa vicenda inusuale.

Nato in una altolocata famiglia danese, Ticone frequenta le scuole migliori dell’epoca seguendo i corsi di astrologia, durante i quali decide di sfidare a duello un collega che aveva osato asserire che i suoi calcoli fossero sbagliati. Il rivale gli staccò di netto il naso con la spada e da quel giorno dovette ricorrere ad una protesi: il naso d’oro, appunto. Crescendo e diventando un astrologo di una certa fama riesce a farsi strada a corte e ad entrare nelle grazie di re Federico II. A quel tempo per Brahe l’astrologia era poco più che un passatempo, avendo scoperto che nulla lo affascinava quanto l’astronomia: il cercare di denudare la volta stellata di tutti i segreti che celava all’uomo.

Ciononostante Ticone seppe sfruttare la superstizione del re e divenne l’astrologo di corte. Prima chiese al monarca uno studio per sé, poi degli strumenti, infine riuscì a farsi donare un’intera isola, l’isola di Hven e nel tempo fondi talmente ingenti per le proprie ricerche che alcune stime ritengono che abbia speso addirittura l’1 per cento del patrimonio complessivo della corona danese. Brahe non doveva essere un tipo particolarmente socievole. L’isola di Hven era completamente disabitata, posta in mezzo allo stretto dell’Oresund, quasi completamente scollegata dalla terraferma e dal mondo in generale.

Il nostro eroe la fece diventare il primo vero e proprio osservatorio astronomico della storia, costruendo un enorme e meraviglioso castello completamente dedicato alle proprie ricerche, che chiamò Uraniborg: la città del cielo. Ticone progettò personalmente il castello in maniera incredibilmente accurata e fantasiosa, seguendo i principi dell’armonia musicale, fornendolo di un laboratorio per le proprie ricerche di alchimia e orientandolo in maniera che le stanze superiori fossero collocate nella maniera più favorevole all’osservazione astronomica. In breve l’isola si riempì di servitù e di studenti e divenne il centro della ricerca astronomica mondiale di quel periodo. Alcuni studiosi, probabilmente non a torto, lo paragonano alla NASA dei giorni nostri. Ma tutto ciò non era destinato a durare.

Brahe disprezzava tanto la servitù quanto i propri allievi, e li trattava in modo tirannico, mantendoli vicino a sé solo per necessità. In ogni caso Brahe, grazie al suo metodo scientifico e alle sue precisissime osservazioni riuscì a creare il primo modello astronomico che rispondeva perfettamente a tutti i fenomeni celesti visibili dalla terra, distruggendo alla fine alla teorie delle sfere celesti solide che risaliva ad Aristotele. Unico, piccolo, trascurabile difetto del suo modello era che fosse eliocentrico.

Keplero, suo allievo a quei tempi, provò a convincerlo della centralità del sole nel nostro universo, ma rischiò di essere fustigato dal borioso e aristocratico scienziato. Non va dimenticato che Keplero era di umili origini, povero e cattolico, tutti insormontabili difetti per l’aristocratico protestante Brahe, che considerava Keplero alla stregua di un manovale.

Quindi nei primi anni ’90 del 1500 Brahe aveva raggiunto l’apice del suo successo, ricchissimo, aveva ottenuto il massimo della notorietà e l’apprezzamento all’interno della comunità scientifica dell’epoca, ma nel ’96 qualcosa si incrinò irreparabilmente. Erano gli anni della Controriforma e salì al trono di Danimarca il re cattolico Cristiano IV il quale decise di bloccare i fondi che il padre erogava a getto continuo al progetto di ricerca dell’isola di Brahe.

In un attimo tutto si rovesciò e Brahe fu costretto a girovagare tra le corti d’Europa alla ricerca di un altro monarca da abbindolare con l’astrologia. In poche parole fu costretto a iniziare tutto da capo. Trovò un nuovo, seppur più modesto mecenate a Praga, Rodolfo II, ma il destino aveva deciso che il suo tempo era finito e decise di farlo morire in una maniera piuttosto meschina. Infatti Brahe morì per lo scoppio della vescica ad un banchetto: riteneva poco elegante alzarsi da tavola.

Poco dopo la sua morte tutto quello che aveva costruito si dissolse come neve al sole. Il magnifico castello dell’isola di Hven fu distrutto dai suoi servitori livorosi, i dati delle sue osservazioni furono usati da Keplero per distruggere le sue teorie sull’universo e, beffa delle beffe, nel 2010, riesumando la salma alcuni studiosi hanno scoperto che la protesi con cui è stato sepolto non era di prezioso oro, ma di volgare rame.

Questa vicenda mi ha sempre molto affascinato e ritenevo che dovesse ottenere un posto di diritto nella nostra rubrica di dimenticati, di cui Brahe è il nostro primo eroe. Chi meglio di lui, beffato così crudelmente dal destino? Ma fino a che un ricordo, anche piccolo, perdura sulla terra dei nostri beniamini il loro passaggio non sarà avvenuto invano e potremo ancora godere delle loro curiose ed esotiche storie.

The following two tabs change content below.

Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
blog comments powered by Disqus