La Luna del Grano Che Spunta

23/10/2014 di Francesca R. Cicetti

La storia del tenente Collins e di Cavallo Pazzo: un raro, ma prezioso, esempio di convivenza tra culture diverse

Il giovanotto in divisa e il suo cavallo sopravvissero per gioco. Una mattina del 1863, in territorio Sioux, il tenente della Cavalleria degli Stati Uniti d’America Caspar Collins fischiettava nel vento e accendeva grandi fuochi per arrostire la sua pancetta. Luccicante di mostrine, fiero nella sua divisa blu, cantava a squarciagola per conciliare il sonno dei bisonti. Procedeva da solo, in territorio ostile, senza preoccuparsi di non essere notato. E poiché neppure il Wasi’chu, l’Uomo Bianco, poteva essere così stupido, le vedette indiane lo lasciarono passare. Era marzo, mese che i Sioux chiamano della Luna del Grano Che Spunta.

Quando, un mattino, il tenente Collins si svegliò accerchiato dalla peggior visione che un onesto americano potesse immaginare, alzò le mani. Di fronte al manipolo di Nativi, in tenuta di guerra e ad armi spiegate, pronunciò le uniche due parole che conosceva in lingua lakota. Tashunka Witko. Cavallo Pazzo. E poiché l’aggettivo sembrava calzare a pennello anche a lui, i Sioux, meravigliati, lo portarono nell’accampamento, alla tenda del capo.

La realtà si condensa in una scena che non stonerebbe in Balla coi Lupi. Dalla tenda non uscì Kevin Costner, bensì un piccolo Sioux, più simile a un ragazzo che ad un uomo, con i capelli troppo ricci e troppo chiari, e il profilo segnato e benedetto di chi vive con gli Spiriti più che con gli esseri umani. Non mandò Caspar Collins a morte con un segno della mano, non dispose torture, lacci o catene. Ebbe di fronte il suo nemico e, da principio, lo ascoltò. Collins e Tashunka non si saltarono alla gola, non si assalirono come animali feroci. Non si attennero, quindi, a quello che era il loro dovere. Prima legge violata. Nel mezzo di una guerra, quando il compito istituzionalizzato dell’uno era tagliare la gola all’altro, Tashunka Witko e Caspar Collins vissero insieme, fino al 1864. Divisero la tenda, il cibo, il tempo. Avrebbe dovuto essere guerra, invece si scelse la pace.

L’amicizia tra Cavallo Pazzo e il tenente Collins è uno spiraglio di prova, una dimostrazione di umanità. Forse un’idealizzazione da spaghetto western. O forse solo un esempio, speranzoso e triste, di convivenza civile e umana. Speranzoso perché dimostra, oltre ogni dubbio, che messe da parte le ideologie, i colori, le frecce o i proiettili, è possibile una cooperazione, un’intesa naturale, tollerante e comprensiva. E allora anche la creazione della pace. Triste, perché mai allargatasi. Infinitamente triste, perché rappresenta quello che avrebbe potuto essere allora, e che non è stato. Quello che potrebbe essere oggi, e che troppo spesso non è. La storia dei Lakota Sioux finisce nella distruzione, ma un’alternativa esisteva. È sempre esistita. Nella Luna del Grano che Spunta, una volta nella vita, si era tutti umani.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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