Luis-Ferdinand Céline, viaggio al termine della notte

08/08/2015 di Nicolò Di Girolamo

Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient’altro che una cosa fittizia. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi. È dall’altra parte della vita.

Celine

Inserire Luis-Ferdinand Céline nel girone dei dimenticati è in qualche modo un crimine, o perlomeno può sembrare una esagerazione ma il nostro punto di osservazione è ben lontano da quello dei critici illustri e ci preoccupiamo più di osservare ciò che influenza il lettore medio di oggi, ciò che indirizza l’evolversi della coscienza letteraria delle masse dei nostri tempi. Céline da tempo ha perso la carica e la verve scandalistica che nei tempi d’oro l’hanno portato al centro delle discussioni di ogni salotto ed è stato sostituito, per non dire soppiantato, ironia della sorte, da uno dei suoi più grandi ammiratori: Charles Bukowski.

Quest’ultimo probabilmente non ha bisogno di presentazioni ai giorni nostri, qualunque ragazzo che abbia preso in mano un paio di libri o che anche semplicemente frequenti qualche social network si sarà imbattuto in dozzine di sue citazioni; ma il maestro, il vecchio pioniere dell’argot e delle posizioni scandalose ormai è diventato un classico, nell’accezione più negativa del termine, poiché Céline stesso, ne sono certo, avrebbe i brividi a fior di pelle se potesse sentire questa definizione.

Proprio lui, anarchico, sfrontatamente innovativo e pressoché autodidatta, ridotto alla stregua di qualunque maestro stilisticamente inquadrato e benpensante del passato. Ne soffrirebbe infinitamente. Ma così è la vita e ormai anche lui trova posto nei programmi di insegnamento dei licei francesi come molti altri scrittori ben più miti di lui. Il tempo ha avuto la meglio sul suo livore e ha addolcito lo scandalo suscitato dal suo disperato cinismo.

C’è qualcosa però nella sua scrittura che non dà segni di invecchiamento, anzi affascina oggi forse persino più di un tempo ed è l’analisi lucida e spietata dell’animo umano. Il libro a cui oggi facciamo riferimento è il celebre ‘Viaggio al termine della notte’, il suo capolavoro, che costituisce le fondamenta di gran parte della letteratura francese successiva. Un manifesto dell’essenza umana contro ogni idealismo, cruda, sconvolgente e onesta, distrugge nel suo passaggio ogni sofisticazione del pensiero, ogni ideale, arrivando a scarnificare l’uomo fino alla sua più vera natura, mostrandoci il suo reale e primitivo aspetto.

Per questo e altri motivi potrebbe rivelarsi una lettura particolarmente attinente all’attualità, in cui sentiamo incombere le ombre del nazionalismo che in ogni dove che cavalcano l’onda della crisi economica e sociale e si fanno spazio nell’elettorato di tutti i paesi europei. Se per qualche motivo i vari Le Pen, Farage, Salvini, Jensen (Progress party, norvegese), Vona (Ubbik ungherese), Michaloliàkos (Alba Dorata, greco) e tutti i loro consimili non ci fanno tornare alla mente i fantasmi dei nazionalismi del novecento, forse dovremmo interrogare chi ha provato sulla propria pelle le conseguenze di queste idee portate all’estremo e pochi sono in grado di parlarci più chiaramente di Céline.

Infatti il suo stile esasperantemente argotico -com’è stato definito- dalle lunghe frasi sconnesse e dalla punteggiatura sconclusionata veicola dei messaggi che colpiscono direttamente l’immaginazione del lettore. Tra tutti gli argomenti presenti in questo romanzo, basti citarne uno, presente fin dalle prime pagine e tra i più significativi: la vigliaccheria di Bardamu (alter-ego di Céline e protagonista del romanzo).

Vale forse la pena ricordare che Céline, poco più che diciottenne è stato insignito della Croce di Guerra e della Medaglia militare al valore in seguito ad una rischiosa spedizione per cui si era offerto volontario, Bardamu invece, voce della sua maturità, si definisce un vigliacco e si interroga, di fronte allo spettacolo degli ufficiali che, noncuranti, passeggiano in mezzo alle traiettorie dei moschetti nemici se sia rimasto l’unico vigliacco sulla faccia della terra, l’unico che tiene ancora alla propria vita. La risposta la troverà poco più avanti, ed è tutta contenuta in questa frase: ‘morire è ben poca cosa per chi non ha immaginazione, per chi ne ha, invece, è troppo.’ Céline ha molto da insegnare a qualunque lettore e, potete starne certi, lo farà senza mezze misure, né mezzi termini: dritto al volto, senza nemmeno pensarci.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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