Luigi IX di Francia, re e santo

25/11/2016 di Davide Del Gusto

Tra i più importanti e influenti sovrani del Medioevo, Luigi IX di Francia ebbe fama di santo in vita. Ispirato da una profonda spiritualità, gestì con passione l’amministrazione del regno e puntò tutte le sue energie alla liberazione della Terra Santa nella Settima e Ottava crociata.

Luigi IX

Quando il 4 luglio 1187 le milizie ayyubidi del principe curdo Salah al-Din travolsero le armate cristiane nella campale battaglia di Hattin, Gerusalemme cadde nuovamente nelle mani dei musulmani. In poco tempo, superato l’iniziale trauma della disfatta, i principi cristiani tentarono di organizzare nuove spedizioni per riconquistare la città e i luoghi santi, ma con un entusiasmo generale sempre minore. Alcuni avvenimenti, infatti, avevano spento quasi del tutto l’interesse e il fervore che avevano precedentemente portato i latini in Oriente: alla Terza crociata, risoltasi con la concessione al re d’Inghilterra Riccardo I Cuor di Leone della possibilità per i soli pellegrini di potersi recare a Gerusalemme, ne seguì una Quarta che, nel 1204, arrivò ad assediare e devastare Costantinopoli suscitando profondo sdegno in Europa. La stessa Chiesa romana aveva inoltre iniziato a bandire crociate destinate non più alla liberazione della Terra Santa, ma allo sradicamento di eventuali pericoli che avrebbero sconvolto la società cristiana dal suo interno: tra il 1208 e il 1229, ad esempio, il Midi francese fu teatro di spedizioni contro l’eresia catara e, nello stesso periodo, si sarebbero avute spedizioni in Livonia per la cristianizzazione dei popoli baltici. Nel Duecento, dunque, iniziò a imporsi un tipo di crociata “politica” con fini diversi rispetto a quelli paventati nel secolo precedente: a fronte di una sempre più rapida crescita socioeconomica, lo spirito del tempo avrebbe quindi portato uno dei sovrani più influenti e autorevoli d’Europa, Federico II di Svevia, a rifiutarsi inizialmente di guidare le milizie cristiane verso Gerusalemme, per poi accettare di guidare una spedizione nel 1229. Ma la cosiddetta Sesta crociata ebbe come fulcro una risoluzione esclusivamente diplomatica senza alcuno scontro militare tra lo stupor mundi e il sultano ayyubide Malik al-Kamil, permettendo a entrambi di trarne vantaggio. Così, nella metà del XIII secolo la riconquista della Terra Santa non rappresentò che un vago ricordo di un’epoca che sembrava ormai tramontata, con gli stessi sovrani cristiani ben più interessati a gestire il rafforzamento del potere all’interno delle proprie monarchie. Infine, i buoni rapporti instaurati con le autorità musulmane concessero alle città mercantili, soprattutto italiane, di proseguire nella costruzione di talassocrazie mediterranee volte al monopolio e alla commercializzazione di beni preziosi provenienti dai vari angoli del mondo conosciuto. Concludendo, in un clima di generale sviluppo la crociata non rappresentava che il retaggio della prima stagione feudale.

Filippo II Augusto, re di Francia, uno dei tre sovrani che avevano partecipato alla Terza crociata tra il 1189 e il 1192, una volta tornato in patria riprese il controllo del regno rafforzandolo in pochi anni e gettando le basi per la futura grandeur della corona gigliata: dagli scontri con il suo omologo inglese, Giovanni Senza Terra, alla conquista di numerosi territori come la Normandia e la Bretagna, fino al trionfo militare sull’Impero e i suoi alleati nella battaglia di Bouvines nel 1214, la Francia non poté che imporsi come prima tra le potenze cristiane. La situazione che avrebbe lasciato al suo erede, Luigi VIII, al momento della sua morte nel 1223 non poteva che essere delle migliori, ma in pochi anni il regno si ritrovò immediatamente senza il suo capo: nel 1226, infatti, alla scomparsa improvvisa del nuovo, giovane sovrano seguì l’ascesa al trono del suo quarto figlio, essendo già scomparsi prematuramente i primi tre. Fu così che, a soli dodici anni, il piccolo Luigi IX si ritrovò ad essere a capo di tutta la Francia, con la necessità di consolidare il più possibile le vaste conquiste del nonno e di risanare il laceramento sociale vissuto nel Midi con le crociate anticatare.

Bianca di CastigliaNato il 25 aprile 1214 a Poissy, il futuro re di Francia poté comunque godere della preparazione fornitagli dallo stesso Filippo Augusto, desideroso di indirizzare il nipote sulla sua stessa strada di consolidamento della monarchia. A partire dal 1226, comunque, a seguito dell’intronizzazione e della consacrazione regia a Reims, il vero potere venne gestito in qualità di reggente dalla sempre presente genitrice, l’austera Bianca di Castiglia, responsabile della profondissima sensibilità religiosa che avrebbe sempre rappresentato per Luigi un punto saldo della sua condotta e delle sue azioni politiche. Ciononostante, una regina straniera rappresentò un tangibile pretesto perché i baroni del regno potessero rivendicare il potere, così come gli stessi re Plantageneti, desiderosi di rimpossessarsi dei vasti territori inglesi in territorio francese conquistati da Filippo e da suo figlio. Nel 1227, fortunosamente, Luigi riuscì a evitare di essere rapito organizzato dal conte di Bretagna e per i successivi anni la sua autorità fu più volte messa in discussione finché, nel 1229, non venne siglato lo storico accordo di Meaux tra la corona e il principe Raimondo VII di Tolosa: conscio della fondamentale importanza strategica del Midi, il giovane re aprì per la prima volta la Francia al Mediterraneo ottenendo, nel 1230 a Melun, il definitivo riconoscimento della propria legittimità sul trono; a simboleggiare inoltre il ritrovato ordine, nel 1234 terminò la reggenza della discussa Bianca di Castiglia e il maggiorenne Luigi sposò Margherita di Provenza, figlia di uno dei conti più influenti del tempo. L’attrito con l’Inghilterra, infine, venne momentaneamente risolto con la duplice vittoria su Enrico III Plantageneto a Taillebourg e Saintes nel 1242, battaglie che permisero così a Luigi di concentrarsi sulla politica interna.

Per tutto il periodo successivo la gestione amministrativa della Francia fu costruita secondo un preciso disegno di moralizzazione, in quanto la fervente spiritualità ereditata dall’educazione materna fu il fulcro attorno al quale Luigi avrebbe gestito il potere: il rex christianissimus era imago Dei, immagine di Dio, e come tale avrebbe dovuto reggere le sorti del popolo cristiano fornendo il massimo del servizio sacrale e temporale. Il potere fu quindi portato verso una sempre maggiore centralizzazione, svuotando pian piano di energia le spinte centrifughe dei signori locali e reindirizzando l’attenzione verso le ordinanze regie, decreti annunciati nelle piazze di ogni borgo o città. Gli stessi funzionari, balivi e siniscalchi, furono messi sotto un controllo vigile a partire dal 1247, quando Luigi in persona autorizzò un’inchiesta, affidata a francescani e domenicani, sulla loro condotta sia nelle città che nelle aree rurali e periferiche del regno, sfociata poi nella Grande Ordinanza del 1254 in cui vennero riorganizzati tutti i decreti legislativi passati e di nuova formulazione, garantendo così l’ordine pubblico. Un disegno che, comunque, non avrebbe mai perso di vista l’intento morale iniziale, visto che in quegli anni in Francia vennero vietate tutte quelle attività che avrebbero potuto condurre a un decadimento dei costumi, dal gioco dei dadi agli scacchi, dalla prostituzione all’usura praticata dagli Ebrei.

Inoltre, Luigi pensò di elevare spiritualmente Parigi allo stesso livello di Roma, di Costantinopoli e di molte altre località. Cogliendo al balzo la crisi economica che stava attanagliando l’Impero latino d’Oriente, il cui sovrano Baldovino II aveva dovuto avviare una politica di svendita del patrimonio bizantino, nel 1239 il re riuscì ad acquistare a carissimo prezzo quella che era considerata la più importante delle reliquie, la Corona di spine; per la custodia del preziosissimo oggetto sarebbe stato edificato lo splendido ed enorme reliquiario gotico costituito dalla Sainte-Chapelle, consacrata nel 1248 come cappella palatina dell’Île de la Cité. Non a caso, proprio in quell’anno, a maggior conferma della propria spiritualità, Luigi decise di riprendere i legami col passato e, direttamente, con l’esempio di re guerriero fornito dal nonno Filippo Augusto: nonostante le rimostranze della sempre presente Bianca di Castiglia, il re decise di guidare una nuova crociata per liberare il Santo Sepolcro.

La presa di Damietta
La presa di Damietta

Affidata la reggenza del potere alla madre e accompagnato dai fratelli Roberto d’Artois, Alfonso di Poitiers e Carlo d’Angiò, l’entusiasta Luigi condusse in Provenza un esercito formato prevalentemente da francesi e, il 25 agosto 1248, salpò dal porto di Aigues-Mortes verso l’Outremer. La destinazione, però, non venne individuata nella Palestina ma nell’Egitto sede del sultanato ayyubide da cui, in caso di vittoria, i crociati avrebbero marciato senza ostacoli alla volta di Gerusalemme. Nella primavera del 1249 le navi giunsero nei pressi del delta del Nilo, a Damietta, che venne facilmente espugnata; raggiunta al-Mansura, Luigi rifiutò l’offerta del sultano Malik al-Kamil di scambiare la conquistata città nilotica con la stessa Gerusalemme e decise di attaccare il nemico. L’assedio divenne ben presto un vicolo cieco per i crociati che, dopo poco tempo, vennero accerchiati dai rinforzi musulmani provenienti dalla Siria e costretti alla resa: lo stesso Luigi, gravemente ammalato, venne catturato, curato e liberato dietro un pesantissimo riscatto. La Settima crociata si risolse così in una disfatta, cui si aggiunse la difficile gestione del ritorno in Francia: nel 1252, nonostante fosse reclamato in patria per via della morte della madre, egli preferì rimandare il rientro per cercare di ottenere la liberazione di tutti i suoi cavalieri. Solo nel 1254 Luigi tornò in patria, convinto che il motivo della sconfitta fosse da ricercare nei propri peccati gravi e in quelli di tutti i suoi sudditi: fu proprio per questo motivo che portò energicamente a termine l’azione moralizzatrice di cui si è già detto. Non pochi furono i frutti anche nel caso della politica estera, dato che nel 1259 si arrivò alla firma del trattato di Parigi con i Plantageneti, cui venne riconosciuto il possesso dell’Aquitania, in cambio della loro rinuncia alla Normandia, alla Bretagna, all’Anjou e ai numerosi altri territori conquistati da Filippo Augusto e Luigi VIII; inoltre, dato il prestigio riconosciutogli, Luigi venne spesso chiamato come mediatore in numerose dispute, come in quella tra suo fratello Carlo d’Angiò e Giovanni d’Avesnes per il possesso della contea vallona di Hainaut.

Nel 1267, infine, il sovrano sconvolse nuovamente tutti con la volontà di organizzare una nuova crociata per continuare il sogno della liberazione di Gerusalemme dagli infedeli. A differenza del primo tentativo del 1248, in questa occasione a seguire il re fu un entusiasmo senza dubbio di gran lunga inferiore alle sue aspettative; lo stesso Carlo d’Angiò, investito da Roma del diritto sulla corona di Sicilia e già vittorioso su Manfredi nella battaglia di Benevento del 1266, preferì non appoggiare il fratello nella sua nuova ed eccessivamente dispendiosa impresa. Per evitare una nuova disfatta, alla vigilia della partenza Luigi emanò nuove ordinanze contro la bestemmia (il vilain serment) e a favore della purificazione del regno; nonostante una certa opposizione, si sarebbe imbarcato ad Aigues-Mortes il 1° luglio 1270 volgendo inaspettatamente le navi verso Tunisi. Non è chiaro il perché di questo cambio di strategia, considerando peraltro la difficoltà di gestire un assedio in un territorio differente rispetto a quelli già noti; ciononostante, dopo un breve scalo in Sardegna, la flotta sbarcò nei pressi di Cartagine e le milizie si prepararono ad assaltare la città.

La morte di Luigi IX
La morte di Luigi IX

L’impresa fu più logorante del previsto, tanto che nel campo cristiano si diffusero malattie che fecero strage dei soldati: il 3 agosto morì Giovanni Tristano, figlio del re e conte di Valois; il 25 agosto, assistendo inerme alla più grave disfatta militare della sua vita, fu il turno dello stremato Luigi che «servitore di Dio, adagiato su un letto di ceneri sparse a forma di croce, rese la sua beata anima al Creatore; e ciò avvenne nell’ora precisa in cui il figlio di Dio spirò, morendo sulla croce per la salvezza del mondo». I fedeli servitori e cavalieri, consci della necessità di riportare il corpo del sovrano in patria, ma altrettanto consapevoli dell’impossibilità di conservarlo fin lì durante il viaggio, decisero di bollire la salma in vino e acqua, riuscendo a separare le ossa dal resto: le parti vennero così divise per precisa volontà di Carlo d’Angiò, che puntava ad avere le viscere di un papabile santo conservati nel duomo di Monreale, vicino Palermo; le ossa, invece, vennero riscattate da Filippo III, figlio di Luigi e nuovo re di Francia, e riposte nella cattedrale di Saint-Denis. L’impatto del carisma del compianto sovrano sui contemporanei avrebbe immediatamente catalizzato l’interesse della Chiesa romana, tanto da avviare un rapidissimo processo di canonizzazione concluso da Bonifacio VIII a Orvieto nel 1297: col passare dei secoli, San Luigi IX sarebbe diventato il paladino della cattolicità della Francia assieme a Giovanna d’Arco.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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