Lotta alla mafia (quasi) assente dai programmi elettorali

10/02/2013 di Luca Tritto


Il nostro Paese è tristemente famoso per aver dato vita al fenomeno criminale più pericoloso e potente al mondo: la Mafia. Un mostro a tante teste, con tante varianti. Indipendentemente dalla Regione di appartenenza, dal nome, dalle strutture, è una vera e propria piovra che attanaglia il Meridione e l’Italia, infettando l’economia legale dell’intero Stato, senza contare l’espansione mondiale raggiunta negli ultimi decenni, grazie anche alla globalizzazione.

La nostra storia vanta tristemente episodi inimmaginabili di violenza, sopruso, stragi, connivenze. Tutto ciò ha portato a corruzione, voto di scambio, protezioni politiche. La rovina non solo del Sud, ma di un intero sistema-Paese.

Tra poco sarà il momento di eleggere i nostri governanti, i nostri rappresentanti, le nostre guide per uscire da un periodo nero. Eppure, sfogliando i vari programmi elettorali, poco si legge riguardo il tema forse più importante in Italia. La Mafia non è solo potenza militare, controllo del territorio. È sfruttamento delle risorse, prevaricazione sulla gente onesta, distorsione dell’economia e del vivere civile. Una piaga. Se non combattuta ed eliminata, fenomeni come corruzione, riciclaggio e voto di scambio non avranno mai fine. Invece, a quanto pare nessuno va oltre dichiarazioni di intenti e di circostanza. Nessuno la mette in cima alle priorità per immaginare un Paese normale. È un cancro. Un cancro che produce più di 60 miliardi di euro con attività illegali e riciclaggio. Tiene in pugno il Sud, dove non investe quasi nulla, per tenere la gente in condizione di assoggettamento, in modo tale da far sì che un diritto garantito diventi una richiesta di favore. La fine della democrazia, dello Stato. Nello specifico, possiamo scorrere i programmi elettorali di ogni coalizione, e vedere cosa troviamo al riguardo.

Il Movimento 5 Stelle, tanto prodigo di denunce, accuse e proposte, non tratta il tema. Strano, visto che parlando di legalità e trasparenza, nulla si trova sulla Mafia. Nessuna proposta per contrastarla. Sembra che il Movimento faccia populismo e critiche solo sui temi capaci di attrarre elettorato scontento. Vorrei dire, ma la Mafia per caso rende felici, o ormai è una situazione con la quale convivere rassegnati?

Il programma per un’Italia Giusta, del PD, a parte una dichiarazione di intenti a proposito di legalità, non nomina la criminalità organizzata. Tuttavia, presenta nelle sue liste due icone della lotta: Piero Grasso, ex Procuratore Nazionale Antimafia, e Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino di Napoli. A seguito delle sue inchieste, la Capacchione vive da anni sotto scorta a causa di ripetute minacce nei suoi confronti. Ma vista la presenza di due personaggi così autorevoli sul campo, come mai non c’è una proposta concreta sul tema?

La Scelta Civica di Mario monti, invece, propone alcuni punti interessanti e schematizzati: rafforzamento degli strumenti contro il riciclaggio, creazione di banche dati condivise, aumento della cooperazione internazionale. Va dritto al punto, il Professore. Vista l’espansione transnazionale di queste organizzazioni, è una proposta concreta. Il problema è vedere con quali mezzi si intende raggiungere il fine.

Passiamo al PDL. Qui la situazione è molto controversa. Berlusconi va sbandierando i risultati raggiunti dal suo governo: cattura di pericolosi latitanti e sequestro di beni. Ma diciamoci la verità. Questi risultati vengono conseguiti non dal Governo, bensì dalle forze dell’ordine e dalla Magistratura, tanto vituperata dal Cavaliere. Non ci si può prendere meriti tali, soprattutto quando il suo Governo ha tagliato i fondi alle forze dell’ordine, ha limitato l’uso delle intercettazioni, ha modificato la legislazione sui collaboratori di giustizia, presenta soggetti estremamente vicini ad organizzazioni criminali: Dell’Utri per Cosa Nostra, Cosentino per i Casalesi, per non parlare dello Stalliere di Arcore, Vittorio Mangano, definito un eroe, quando aveva sulle spalle condanne per omicidio. E quanto è stato fatto per aggredire i capitali mafiosi? Nulla. Anzi, si crea lo scudo fiscale, così ognuno è libero di esportare denaro pagando una cifra irrisoria. Ancora, si propone un condono edilizio. Ma non è la Mafia ad infiltrarsi negli appalti pubblici e a costruire edifici non a norma e abusivi? Fermiamoci qui, altrimenti si continuerebbe all’infinito.

L’unico candidato che, oltre a Monti, ha una proposta seria e dettagliata è Antonio Ingroia, con la sua Rivoluzione Civile. Da buon ex magistrato che ha combattuto in prima linea, non ci si poteva aspettare diversamente. L’aggressione ai capitali mafiosi, la penalizzazione del voto di scambio, la corruzione, la trasparenza e il potenziamento degli strumenti sono, a grandi linee, i suoi punti focali. Infatti, la legalità è l’argomento focalizzante della sua entrata in politica. la sua presenza in Parlamento, a mio modesto parere, sarebbe un buon auspicio almeno per le proposte da portare avanti.

Concludendo, bisogna rendersi conto che tralasciare un argomento del genere, nel Paese a maggiore presenza criminale sul territorio, è roba da matti. Non siamo stati capaci di creare una legislazione antimafia coerente, completa e  compatta. Abbiamo solo leggi dettate dal momento di emergenza, a seguito di omicidi eccellenti e sull’onda emotiva dell’opinione pubblica. Questo silenzio spaventa. È nel silenzio che la criminalità organizzata prospera e fa i suoi affari. Si perché, a differenza dei partiti, loro un programma chiaro per il futuro lo hanno sempre avuto.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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