L’ossessione nordica. Böcklin, Klimt, Munch e la pittura italiana

24/02/2014 di Simone Di Dato

L'Ossessione Nordica - Rovigo

L’ossessione nordica. Miti, paesaggi e sogni dalla sensibilità intensa, potente. La pittura del profondo nord sembra essere fatta di sentimenti profondi e silenziosi, di donne oniriche immerse in una natura simbiotica, laddove i colori, tra sogni e simboli seducenti, urlano trasudando di quella carica che paradossalmente è più emozionale che artistica. Un impeto che riuscì a contagiare più di una generazione di artisti italiani, da De Chirico a De Carolis, a Morelli, Previati, Sartorio e Laurenti, tutti stregati da quella che fu una vera epidemia artistica. Indagare sul ruolo che l’arte nordica esercitò sui pittori al di qua delle Alpi è l’obiettivo della prossima mostra di Palazzo Roverella a Rovigo, visitabile fino al 22 giugno, con una selezione di opere simboliste europee ed italiane esposte durante le prime edizioni della Biennale di Venezia.

Felice Casorati, Le due bambine
Felice Casorati, Le due bambine

Siamo a cavallo tra Otto e Novecento quando infatti a Venezia irrompono le opere nordiche per imporsi sulla scena italiana, con un linguaggio nuovo e fuori dal comune. A testimoniarlo fu primo tra tutti Vittorio Pica, critico e storico dell’arte che definiva “ossessione nordica” quell’ineludibile fascino che subì la pittura lombarda e veneta a discapito di un linguaggio più tradizionale e potremmo dire collaudato: “Il visitatore che entra per la prima volta in alcune sale della sezione italiana di questa quarta mostra di Venezia e si sofferma a quardarne, con particolare attenzione, le varie tele, grandi e piccole, disposte in bell’ordine intorno alle pareti, non può non osservare che parecchi dei nostri pittori, si appalesano profondamente influenzati dall’arte nordica, tanto da rinunciare al alcuni tradizionali caratteri dell’arte italiana per presentarsi camuffati da Scozzesi, Scandinavi o Tedeschi […]Ebbene, diciamolo pure, parecchi di essi, sotto l’ossessione nordica, hanno a torto rinunciato a certe essenziali doti latine”.

L’ossessione nordica, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione col Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, propone 120 opere che tracceranno l’evoluzione delle prime Biennali, guardando al trionfo del Simbolismo, e delle Secessioni di Monaco, Vienna e Darmstadt poi. Per la prima volta i capolavori di Klimt, Hodler, Böcklin, von Stuck, Klinger e Munch dialogheranno con le personalità italiane più sensibili. Il percorso espositivo, diviso in 7 sezioni, è invece curato da Giandomenico Romanelli insieme con Alessandra Tiddia, e si propone di rivelare le infinite sfaccettature di questa nuova dimensione. “ Si pensi solo – spiega il curatore –  per citare uno dei nodi più intricati e, insieme, più affascinanti, al groviglio di tematiche che si agita attorno a personalità quali Bocklin e Klinger; e poi però, seppur per strade diverse, a Stuck e de Chirico, Savino e lo stesso Klimt; e gli agganci letterari e filosofici da Nietzche a Burckhardt; ma anche von Hofmannsthal e addirittura D’Annunzio. Qui la cifra esoterica si mescola in poeti e visionari con un’insaziabile sete di classicità pagana non meno che di sprofondamenti della coscienza dentro abissi mistici piuttosto che in religiosità nere e blasfeme.”

Arnold Böcklin, Rovina sul mare, 1880
Arnold Böcklin, Rovina sul mare, 1880

Proprio ai paesaggi notturni di Böcklin e a quanti hanno provato a seguire i suoi insegnamenti, è affidato  il compito di aprire l’esposizione. Con accenti di grande originalità pittori come De Maria o Wolf Ferrari impararono la lezione del grande maestro, con viva attenzione verso le valenze interiori della silenziosa e inquieta natura nordica espressa in suggestivi paesaggi spirituali.
Fa poi irruzione l’incontaminata e dura vita delle genti del nord: spazi domestici, ma universi raffinati e composti, proiezione dei sentimenti, prendono vita nelle opere di Klinger e Siber e  negli acquarelli di Larsson colmi di affetto familiare, per poi lasciare spazio a Venere senza Pelliccia, la sezione dedicata ai nudi del corpo femminile, immerso in una natura che ne assorbe la provocante sensualità rivelandone la ritrovata armonia. A concludere la mostra sarà Virtuosismi in nero, uno spazio incentrato sui cicli narrativi di straordinaria suggestione, ricca di pathos e mistero. Una sezione che va a chiudere un’ intensa rassegna, fatta di incubi,  misteri oscuri della mente, luci in contrasto con forti ombre, ma anche erotismo e silenziosi sentimenti a chiudere il cerchio.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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