L’ospite illustre: il “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina in mostra a Napoli

07/12/2015 di Simone Di Dato

Fino al prossimo 10 gennaio 2016, grazie ad un prestito eccezionale del Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama a Torino, Palazzo Zevallos Stigliano esporrà il "Ritratto d'uomo" di Antonello da Messina, una delle opere più celebri della pittura italiana.

Antonello Da Messina

Grazie ai celebri personaggi che nel tempo ne sono stati proprietari, ospiti e artefici della sua suggestiva bellezza, Palazzo Zevallos Stigliano è ancora considerato fiore all’occhiello delle vicende culturali e storico-artistiche della città di Napoli, oggi sede museale di Intesa Sanpaolo dove trasformazioni architettoniche, decorazoni  e opere custodite si arricchiscono a vicenda. Affacciato su via Toledo, “spina dorsale” del piano di rinnovo urbano progettato e realizzato dal vicerè don Pedro de Toledo, il palazzo sorse per opera di Cosimo Fanzago tra il 1637 e il ’39. Il primo proprietario fu il mecenate spagnolo Giovanni Zevallos che potè “fabbricare quel sontuoso e gran palazzo che rende ammirazione a chi lo vede” grazie ad ingenti ricchezze. Da allora diversi passaggi di proprietà, dai Vandeneynden ai Colonna, hanno mutato l’aspetto e gli spazi interni con ripartizioni, decorazioni e modifiche che ci hanno consegnato i gusti artistici di diverse epoche, dai caratteri secenteschi del sontuoso portale in marmo e piperno, alle balconate di gusto Liberty, fino al lucernario vetrato in stile Belle Epoque e lo scalone neoclassico.

Ritratto d'uomo
Antonello da Messina, Ritratto d’uomo, 1476.

Fino al prossimo 10 gennaio 2016, grazie ad un prestito eccezionale del Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama a Torino, Palazzo Zevallos Stigliano esporrà il “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina, una delle opere più celebri della pittura italiana. Più nota come Ritratto Trivulzio, dal nome della nobile e antica famiglia a cui appartenne, la tavoletta di piccolo formato fu dipinta nel 1476 e benchè sia stata eseguita in tempi successivi, rievoca chiaramente l’apprendistato del pittore nella bottega di Colantonio a Napoli, dove mise a frutto gli influssi della pittura fiamminga. Il soggetto è un uomo sconosciuto che,  ritratto di tre quarti con indosso una veste rossa dalle pieghe quasi affilate, punta lo sguardo dritto all’osservatore con un sorriso in bilico tra velata ironia e lieve disprezzo. Fiamminghi gli incredibili  dettagli come le rughe della fronte, il taglio del colletto, le venuzze rossastre degli occhi accesi, le palpebre, e ancora le sopracciglia irsute e la piega delle labbra. Se si aggiunge il magistrale gioco di luci e ombre che rendono protagonista anche il cartiglio con la firma e la data, la ricerca psicologica dello sguardo e il sorriso enigmatico del protagonista, è facile intuire che siamo di fronte a una delle prove più alte della produzione di Antonello da Messina.

Solimena
Francesco Solimena, Agar e Ismaele nel deserto confortati dall’angelo.

Il motivo dell’esposizione napoletana è la rassegna “L’ospite illustre“, un progetto che proporrà al pubblico delle Gallerie d’Italia preziosi prestiti da parte di musei, gallerie e chiese del territorio, in brevi ma frequenti occasioni espositive. L’evento è il risultato di una stretta collaborazione con la Fondazione Torino Musei: mentre il pubblico napoletano potrà ammirare il capolavoro di Antonello da Messina, Palazzo Madama accoglie temporaneamente tre importanti tele delle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano firmate dal Maestro degli Annunci ai pastori, Hendrick De Somer e Francesco Guarini in occasione della mostra “Ribera e la pittura a Napoli“.

Caravaggio
Caravaggio, Il martirio di Sant’Orsola, 1610.

Insieme all'”ospite illustre”, i visitatori di Palazzo Zevallos potranno ammirare, nelle diverse sale del suo piano nobile, una preziosissima quadreria in grado di tracciare un profilo delle vicende di rilievo della pittura a Napoli nel corso del Seicento e non solo. Culmine assoluto della selezione espositiva è il “Martirio di Sant’Orsola“, ultimo capolavoro  del Caravaggio, proprietà della Banca Commerciale Italiana dal 1972, al quale si affiancano nella Sala degli Amorini ben 11 dipinti secenteschi: da Francesco Guarini a Louis Finson, fino ad  Angelo Caroselli e Artemisia Gentileschi. Dopo la terza sala che custodisce alcuni splendidi esemplari di nature morte e il bellissimo “Agar e Ismaele nel deserto confortati dall’angelo” di Francesco Solimena, la Sala degli Uccelli introduce numerose testimonianze della pittura di veduta e di paesaggio che ebbero grande sviluppo a Napoli nel corso dell’Ottocento. Luca Giordano e Francesco De Mura dominano la settima sala insieme alla “Pietà” dell’artista spagnolo mentre Vincenzo Gemito è  il protagonista assoluto della Sala della Fedeltà che con 34 opere tra terracotte, bronzi e disegni, custodisce la più importante e ricca collezione museale relativa al maestro napoletano.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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