Lorenzo Ricci – L’ultimo generale dei Gesuiti

05/07/2014 di Silvia Mangano

Compagnia di Gesù

«Sint ut sunt aut non sint» (Siano come sono o non siano).

Questa frase viene attribuita dagli storici a Lorenzo Ricci, in risposta alla richiesta da parte della Santa Sede di riformare l’ordine della Compagnia di Gesù, meglio conosciuti come gesuiti. Il finale della storia è ben noto, i gesuiti furono ufficialmente sciolti il 21 luglio 1773 con il breve Dominus ac Redemptor. Nel documento non si trovano condanne, malgrado siano presenti continui richiami ai dissidi interni che da tempo stava vivendo la Chiesa a proposito dei gesuiti. Fu solo in veste di cultor pacis che papa Clemente XIV dichiarò sciolto l’ordine fondato da Ignazio di Loyola. Preoccupato dalle sorti della Compagnia, il generale dell’ordine, Lorenzo Ricci, bussò per quasi un ventennio alla porta di S. Pietro per cercare il dialogo e scongiurare il peggio, ma la decisione sembrava essere già stata presa, tanto che non gli fu mai concesso di interloquire con il Papa.

Lorenzo RicciNato a Firenze nell’agosto del 1703, Lorenzo Ricci entrò nell’ordine dei gesuiti a soli quindici anni. Per gran parte della sua vita visse appartato e si dedicò essenzialmente all’insegnamento e alla guida spirituale dei giovani religiosi del Collegio Romano. La personalità riservata e il carattere introverso giocarono un ruolo fondamentale nella scelta del proprio percorso di studi: dopo la laurea in filosofia e teologia, consacrò il tempo libero allo studio e all’approfondimento della spiritualità. Al contrario di molti confratelli, non venne mai inviato nelle missioni all’estero, ma rimase sempre in Italia. Non essendo una carica vitalizia, nel 1758, i superiori dell’ordine si incontrarono per eleggere nuovamente il generale della Compagnia e, di comune accordo, votarono l’elezione di Ricci, nella speranza che la sua saggezza potesse risolvere la critica situazione in cui si trovava ormai da tempo l’ordine. Come Preposito generale della Compagnia di Gesù, Lorenza Ricci cercò con ogni mezzo di riformare il comportamento dei gesuiti. Molte erano, infatti, le critiche che investivano i loro metodi missionari: li si accusava di essere troppo accomodanti ed elastici con protestanti e pagani; li si riteneva responsabili, tra le altre cose, di aver fatto fallire la missione dei legati papali che si erano recati presso l’imperatore cinese; ma, soprattutto, da Roma arrivavano rimproveri per il loro eccessivo legame con le corone europee.

Secondo Ricci, il problema non era annidato nella struttura della Compagnia e nella formazione dei seminaristi, ma nell’«arroganza» di alcuni suoi membri e nel troppo potere che avevano acquisito e che ne aveva corrotto lo spirito. Certo delle proprie convinzioni non ritrattò mai e si rifiutò di riformare l’ordine. Nonostante l’espulsione dei gesuiti dal Portogallo (1759), dalla Francia (1763) e dalla Spagna (1767), la situazione a Roma sembrò mantenersi stabile fintanto che Clemente XIII rimase in vita. Ma alla morte del pontefice e all’elezione di Clemente XIV, i Borboni ripresero a esercitare forti pressioni sulla Santa Sede. Non sappiamo fino a che punto il Papa fu influenzato nella decisione di sciogliere la Società di Gesù, ma alcune testimonianze del tempo lo accusano di aver conquistato la tiara per aver giurato di sopprimere l’ordine.

I collegi dei gesuiti furono chiusi, i sacerdoti dispersi e il generale fu costretto a guardare, impotente, la fine della Compagnia. Nello stesso anno, venne arrestato e condotto nella prigione di Castel S. Angelo, dove morì di stenti due anni dopo (1775). I gesuiti non scomparvero del tutto, in Russia e in Prussia i sovrani si rifiutarono di ratificare le decisioni di Clemente XIV e continuarono a offrire protezione alla Compagnia. Il 7 agosto del 1814, con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum,i gesuiti furono reintegrati nella Chiesa, ritornando a essere parte viva dell’istituzione ecclesiastica.

Quasi 200 anni dopo (13 marzo 2013), la sera dell’elezione al pontificato di Jorge Mario Bergoglio, appartenente all’ordine dei gesuiti, venne scherzosamente proposto al neo-papa di prendere il nome Clemente XV, in ricordo dell’ultimo Clemente della Chiesa, “quel francescano” che aveva soppresso la Compagnia. Curioso è che Bergoglio, pur rifiutando Clemente XV, scelse il nome Francesco.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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