L’opposizione dei “vecchi” del Pd e la poca credibilità di chi ha già fallito troppo

18/09/2014 di Luca Andrea Palmieri

Possono essere Bersani, Cuperlo e D’Alema a guidare ancora l’opposizione interna del principale partito di centro-sinistra?

Tornano le polemiche tra la minoranza e la maggioranza interna al Partito Democratico. Era quantomeno scontato che il pomo della discordia sarebbe stata la riforma del lavoro. Le proposte del Pd di Renzi hanno infatti trovato le prime forte opposizioni dopo l’ok della Commissione Lavoro del Senato, in particolare all’emendamento del Governo che introduce il contratto a tutele crescenti, prima porta per un superamento dell’art. 18. Quasi ovvia la reazione forte di Sel e Movimento 5 Stelle (che hanno lasciato i lavori per protesta), nient’affatto inaspettata quella della minoranza del Pd, che alla fin fine attendeva da tempo un’occasione per attaccare il Primo Ministro.

Parliamo chiaramente: se anche Matteo Orfini – presidente del Pd e tra i leader dei “Giovani Turchi”, schieramento storicamente più vicino all’ala bersaniana, ma che negli ultimi mesi si è avvicinato molto alla linea del nuovo governo – ha avuto da ridire al riguardo (“I titoli del job act sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in direzione, ma servono correzioni importanti al testo”, ha twittato oggi), evidentemente i problemi con le minoranze interne – che però in Parlamento sono ancora maggioranza – sono più d’uno.

Il punto però non sta tanto nel rilievo di un Orfini, o nelle proposte di un Civati che, molto legittimamente, propone di andare ai gazebo perché gli elettori di centro-sinistra si esprimano su un tema chiave per loro, come quello del lavoro. La questione riguarda quella parte politica interna al Pd che oggi si pone come baluardo dell’articolo 18. Per carità, l’intervento in diretta televisiva di Pierluigi Bersani è a sua volta legittimo. Così come i richiami di Fassina e Cuperlo, che non fanno altro che difendere i principi basilari su cui si è storicamente basata la loro parte politica.

Gianni Cuperlo: ex presidente del Pd, si è dimesso a seguito dei contrasti della sua area politica con la gestione di Matteo Renzi
Gianni Cuperlo: ex presidente del Pd, si è dimesso a seguito dei contrasti della sua area politica con la gestione di Matteo Renzi

Il problema sta nei personaggi. Fermo restando che un Fassina, piaccia o meno la sua idea economica, ha avuto relativamente poco tempo per affrontare la situazione politica del paese – peraltro in condizioni difficili – dall’altra parte si parla di gruppo “storico” del Partito Democratico, e non a caso. Ripetiamo: la questione non sono i rilievi in sé sul progetto del Jobs Act (su cui tra l’altro non si vuole, in quest’articolo, entrare nel merito, anche perché ne ha parlato più diffusamente Federico Nascimben qua), quanto il fatto che vengono da un gruppo che non solo è stata sconfessato più volte dai risultati elettorali (questo è un rilievo che vale soprattutto per Bersani), ma la cui linea politica, dopo anni di fallimenti, ha ricevuto un colpo durissimo dalle ultime primarie (qui entra in gioco Cuperlo), in cui la vittoria di Matteo Renzi è stata più che netta.

Significa questo che quella parte ideologica del Pd dovrebbe star zitta? Assolutamente no, ed è questa la trappola in cui non si deve cadere, semplificando all’eccesso. Il problema sta nel fatto che alla fin fine a metterci la faccia sono sempre le stesse persone. Può davvero Bersani, che è stato Ministro dell’Industria prima e Ministro per lo Sviluppo Economico poi durante le disastrose esperienze dei governi Prodi, parlare della necessità di una riforma del mercato del lavoro? E’ il caso che sia lui ancora a farsi portavoce di una parte del PD dopo il disastroso risultato delle ultime elezioni? In Italia, come al solito, è possibile. Soprattutto se, di fatto, si rappresenta una parte di elettorato storico, quello del Sindacato, che Renzi si è lasciato alle spalle, e che è l’ultima garanzia di sopravvivenza del gruppo bersaniano.

Quindi – ancora indipendentemente dal merito della riforma – guai se Renzi riuscisse a portare avanti quel che sembra volere: quale credibilità potrebbe più avere la vecchia classe dirigente rispetto a coloro che ha sempre tutelato, anche a costo dell’immobilismo? Su tutto questo discorso incombe la figura di Massimo D’Alema. La famosa cena recentemente organizzata di recente dal “leader Maximo” sembra essere denotata da fin troppo tempismo. Senza ombra di dubbio c’è un’intenzione di depotenziare internamente il Premier che, a conti fatti, è legittima nell’ambito della dialettica di un partito (e succede a tutti i livelli: neanche i 5 Stelle sono al riparo dalle polemiche interne). Il problema è sempre lì: nei nomi. Con tutto il rispetto per le persone, che sono sicuramente squisite. Ma con quale coraggio possono Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani porsi ancora al centro della platea politica, dopo le innumerevoli sconfitte, le finte vittorie, il sostanziale immobilismo del paese a cui loro hanno contribuito con una debolezza politica dovuta a una quantità infinita di errori, ripetuti costantemente negli anni?

Quindi si parli di Jobs act, di riforme istituzionali, di rilancio del paese nella loro ottica ideologica. Ma lo si faccia a partire da volti nuovi. Come può muovere pedine, far giochi di potere (si pensi anche in questi giorni all’elezione dei giudici della Corte Costituzionale) chi ha sguazzato nella vecchia concezione politica e sociale dell’Italia, che ora in sostanza difende, e che ha portato il paese a quel che è oggi? Quale credibilità può mantenere chi ha avuto anche troppe opportunità, ed errore dopo errore ha contribuito a portare l’Italia sull’orlo del baratro?

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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