Looper, il cerchio deve essere spezzato

19/02/2013 di Jacopo Mercuro

Anno 2044, telo bianco in un campo di grano, il giovane Joe controlla le lancette dell’orologio che corrono, un uomo si materializza, colpo di fucile…anche oggi Joe si è meritato la paga. Joseph Gordon Levitt in questo film è Joe, la scena che abbiamo descritto sopra è la sua tipica giornata lavorativa. Esattamente, il protagonista è un looper!

LooperIl looper vive nel 2044, assoldato e pagato lautamente da potentissime organizzazioni criminali dell’anno 2074 per uccidere uomini spediti indietro nel tempo così che non ci sia traccia nel loro presente. I killer però, dovranno eliminare loro stessi del 2074 una volta che i servigi forniti non occorreranno più, l’ultimo lavoro sarà ricompensato con lingotti d’oro e non con i soliti lingotti in argento in modo da poter passare gli ultimi 30 anni di vita nella ricchezza più totale.

Per Joe sembra andare tutto a gonfie vele fino al giorno in cui su quel telo bianco apparirà se stesso del 2074 (Bruce Willis) e preso dal panico se lo lascerà scappare. Da qui in poi la storia prenderà vita e l’azione sarà al cardiopalma, i due si rincorreranno per fini diversi, il giovane per portare a termine la sua missione e godersi gli ultimi 30 anni di vita, il vecchio invece, cercherà di scovare e uccidere un bambino che nel 2074 diverrà “lo sciamano”, un uomo che dal nulla è riuscito a sovrastare tutte le organizzazioni criminali e sta eliminando tutti i Looper, credendo che in questo modo riuscirà a tornare nel suo anno e a salvare la moglie uccisa.

Non vi svelerò tutta la trama, questi sono solo i passaggi principali per capire una storia caotica e piena di paradossi, come d’altronde lo sono i film che trattano viaggi nel tempo. Dopo i vari Memento e Inception si torna al cervellotico, dalla poltrona del cinema viene voglia di fermare il film per rielaborare pensieri e nozioni che a primo impatto non sembrano chiari, si rimane spiazzati, ma spesso bisognerebbe far scorrere la trama, non perdersi in quel labirinto di concetti in cui si rischia di rimanere intrappolati, spesso la soluzione che cerchiamo in verità non c’è, Rian Johnson regista e sceneggiatore di Looper ci rivela che: “ogni film che parla di viaggi nel tempo contiene paradossi che bisogna risolvere con quella che io chiamo Terminator Magic, ma a volte non ha del tutto senso, l’importante è che porti avanti la storia”.

Il futuro ipotetico che ci si propone sembra quasi un post apocalittico, degrado, sporcizia, armi alla portata di tutti, è chiaro come l’uomo non sia riuscito a volgere le tecnologie a suo favore, bensì come lo abbia fatto regredire ad uno stato di ignoranza facendolo quasi tornare un primitivo. Questo scenario è messo in risalto in particolar modo dalla fotografia, le sequenze girate all’interno della città hanno sempre una luce acida e cupa, sono invece le scene in campagna che hanno il compito di restituire luce, colore e vita, quasi fosse un messaggio del regista, un ritorno alla natura che troppo spesso viene data per scontata rischiando di essere dimenticata. Da sottolineare il grande coraggio del regista, continue scelte insolite, come quella di girare uno sci-fi quasi interamente in una campagna incontaminata accantonando spesso effetti speciali. Se posso muovere una critica credo che si sia scavato troppo poco nella psiche dei personaggi, in un film in cui amori differenti vengono solo sfiorati e mai analizzati nel modo giusto, sarebbe stato interessante  se tutto questo fosse stato approfondito, specialmente in un film il cui copione recita: “Poi ho visto. Ho visto una madre che sarebbe morta per il proprio figlio, un uomo che avrebbe ucciso per sua moglie, un bambino solo e pieno di rabbia. Ho visto spianarsi davanti a lui la strada sbagliata, e quella strada era un cerchio, che gira in tondo. Così l’ho spezzato”.

Egregia interpretazione dei due Joe, un Gordon Levitt quasi irriconoscibile dopo le tre ore di make-up a cui si sottoponeva per poter somigliare ed imitare Bruce Williss, lavoro difficile e psicologicamente devastante che il giovane ha svolto con quell’aria da bravo ragazzo, ma sicura di se che lo contraddistingue e grazie al quale ha ottenuto ruoli importanti in film come “Inception” e “Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno”, dopo lo stremante lavoro l’attore ci confessa in che modo è riuscito a calarsi nei panni di un Willis giovane: “Andavo in giro con l’ipod nelle orecchie, ci avevo registrato i film i diloghi dei film di Bruce, in modo da interiorizzare la sua voce. Lui parla sempre sottovoce, con un tono lieve, ha un grande carisma e non ha bisogno di fare assolutamente nulla di più per farsi ascoltare”.

Trovo incredibile il gioco psicologico del faccia a faccia tra la stessa persona con la differenza di 30 anni, il personaggio che si scontra con se stesso, si tocca con mano il cambiamento delle persone, il mutare di idee e punti di vista con la crescita, il film ha avuto la capacità di metterci davanti a uno specchio nel quale abbiamo trovato noi stessi con qualche anno in più e abbiamo capito che è possibile avere un pessimo rapporto anche con noi stessi.

Avevo letto qualche piccola recensione prima di vedere il film per poterlo analizzare meglio una volta davanti allo schermo, la maggior parte della critica parlava di un cult del genere, proprio per questo mi aspettavo di uscire dalla sala con un entusiasmo maggiore. Non metto in discussione Looper, al contrario, credo che sia una storia molto originale, piena di spunti e con interpretazioni ottime, ma sul finale ho sentito un sapore amaro, qualcosa che non è andato giù, ho avuto la sensazione che la storia abbia subito una forzatura per poter chiudere il film e chiudere le storie di tutti i personaggi con un solo colpo di scena.

Proprio quando questo pensiero mi stava attanagliando e cercavo di capire meglio se sotto a questa trama ci fosse qualcosa di nascosto ho capito che probabilmente Joe ha ragione, spesso la soluzione non è provare a chiudere un cerchio che gira in tondo, ma spezzarlo.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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