L’onda nera dell’ultra-destra tra periferie e tv

06/12/2014 di Edoardo O. Canavese

Sono xenofobi, insofferenti alle regole democratiche, perfino ambientalisti. Questi alcuni aspetti dei nuovi fascisti italiani in corso di riorganizzazione, intorno a CasaPound e Lega Nord. Partendo dalle periferie romane e fino agli studi televisivi

Roma nera – Non parleremo degli ex Nar e della ultra destra romana coinvolti nello scandalo di mafia e politica che sta demolendo la già rovinosa morale capitolina. Torniamo in periferia, a Tor Sapienza e in molti altri quartieri vittime del degrado e  della malagestione protratti da quello stesso, criminoso centro di potere. Laddove l’insofferenza degli abitanti contro i migranti accende i toni fino all’esibito razzismo e a manifestazioni con saluti fascisti e slogan xenofobi, guidati da ex capi bastone della destra locale e da ascendenti, talvolta insospettabili leader. Non Giorgia Meloni, affermata eroina della Roma popolare contro l’amministrazione Marino e più in generale la gestione immigratoria dei governi Letta-Renzi. Piuttosto Mario Borghezio, idolo del neo fascismo romano e tra i pochissimi accolti con entusiasmo nelle periferie capitoline.

Fasci verdi – Il volto pubblico e mediatico del fascismo del terzo millennio è certamente CasaPound, celebre alla nascita per la novità dei centri sociali “neri”, oggi divenuto vero protagonista dell’estrema destra a discapito di sigle come Fiamma Tricolore e Forza Nuova. Organizzato sul territorio, non limita la propria missione politica alle questioni “nazionali” come immigrazione e crisi, ma si occupa più capillarmente di problemi locali con azioni più pervasive di semplici manifestazioni: emblematico il corteo davanti al campo rom di Cesare Lombroso che ha impedito a circa 90 bambini di andare a scuola. Ma CasaPound si occupa anche di altro, di ambiente ad esempio, attraverso il gruppo ecologista “Foresta che avanza”, con il quale rivendica posizioni ambientaliste in forte opposizione al pensiero “verde” della sinistra. E occupandosi anche di crisi economica, naturalmente, perfino con sostegni alimentari. Come in Grecia.

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Il vicepresidente di CasaPound, Simone Di Stefano

Il patto del Duomo – Il modello di CasaPound, manco a dirlo, si attinge fuori dai patrii confini. Come Salvini imita la Le Pen, CasaPound copia Alba Dorata. Senza i suoi numeri, senza (ancora) la sua violenza. Ma l’onda nera comincia a farsi un nome su giornali e nei talk show, come in occasione della sfilata milanese del 18 ottobre scorso, quando gli organizzatori si contarono in 2000. Numeri importanti per una città nuova al protagonismo neofascista e per la cornice, la manifestazione della Lega Nord di Matteo Salvini, evento assai notevole per partecipazione e riverbero mediatico. A partire dal quel condiviso sabato pomeriggio in piazza Duomo i giornalisti hanno cominciato a far luce sul sorgere del fenomeno CasaPound, alludendo ad una non così improbabile alleanza con gli ex secessionisti.

Fasci social – Si guardino le pagine Facebook di Salvini, o Meloni, o perfino Grillo, si leggano i commenti ai post. Stupirà il frequente contenuto filofascista e razzista. All’epoca dell’anarchia e dell’anonimato virtuali, l’italiano medio spesso si lascia trascinare in conversazioni politicamente scorrette fino all’apologia del fascismo e dei suoi protagonisti. Che peraltro sbarca anche sul piccolo schermo, attraverso le comparsate di personaggi legate al mondo della nuova ultra destra e delle loro dichiarazioni. Citiamo di nuovo Salvini, che a Piazzapulita disse di non potersi definire anti-fascista, per non turbare la nuova piccola fetta di elettorato in corso di seduzione. Citiamo inoltre Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, anch’egli ospite del talk show di Formigli in un esibito spot dell’orgoglio neofascista. Il tutto nonostante la legge Scelba sull’apologia del fascismo.

Ultradestra riorganizzata – L’estrema destra sbarca in tv, l’estrema destra torna a pesare politicamente. La fine di AN e il declino dei protagonisti di quel ribellismo nero degli anni ’80, dal trombato Fini all’indagato Alemanno, lasciano ampio margine di manovra per quelle piccole entità radicali nate sotto l’ombrello del Berlusconi “pigliatutto” dei tempi d’oro. E’ evidente che la Lega di Salvini stia attirando quella sacca d’elettorato mai sinceramente arresosi all’idea di fascismo come male assoluto. Ma la trasformazione da Lega Nord a Lega Nazionale e nazionalista non sarà breve, e sarà prezioso l’apporto organizzativo e numerico di elementi come CasaPound, soprattutto per sfondare sotto il Tevere.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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