Elezioni Perù – L’ombra di Alberto Fujimori

10/04/2016 di Michele Pentorieri

Oggi si vota in Perù. A 7 anni dalla condanna del padre per violazione dei diritti umani e omicidi di massa, Keiko si presenta all’appuntamento elettorale con ottime chances di arrivare al ballottaggio.

Perù

Oggi, il Perù, si reca alle urne per decidere il suo prossimo presidente. Con Keiko Fujimori (Fuerza Popular, partito di destra) che quasi sicuramente raggiungerà il ballottaggio, risulta molto difficile per un qualunque osservatore esterno al Paese latinoamericano comprendere come la figlia di un dittatore tutt’ora in galera possa godere di tanto consenso.

Il nodo della questione sta nel distinguere il Fujimori dittatore ascrivibile alla sfera politica ed il Fujimori innovatore e pacificatore, che rientra soprattutto (ma non solo) nell’ambito economico. La “china” (la famiglia è di origini giapponesi ma per i latinoamericani se hai gli occhi a mandorla sei “el chino”) è apparentemente riuscita con discreto successo a separare questi due ambiti, parlando alla società peruviana – tradizionalmente conservatrice – con un linguaggio semplice, anti-politico e soprattutto promettendo di ereditare solo quanto di buono fatto dal padre.

Anche se il Perù viaggia negli ultimi anni a ritmi di crescita del 3-4%, motivo per il quale una radicale scossa nel modello economico del Paese non appare necessaria, in molti sembrano averlo dimenticato. Sul piano economico, Keiko può contare sull’appoggio di tutti coloro i quali ricordano le disastrate condizioni economiche nelle quali versava il Perù prima dell’avvento di Alberto e per i quali le violazioni continue durante il periodo della dittatura passano in secondo piano di fronte alle innovazioni ed alla crescita economica.

Altro tema che sembra per ora decisivo è quello della sicurezza sociale. Per le strade di Lima, così come nel resto del Paese, il sentimento di paura verso una criminalità organizzata sempre più invadente è tangibile. Proprio in quest’ambito, Keiko è riuscita a convincere buona parte degli elettori di possedere le stesse qualità “pacificatrici” del padre. Il quale, con le sue misure, represse duramente l’organizzazione terroristica Sendero Luminoso, responsabile di numerosi attacchi anche a civili soprattutto negli anni ’80.

Nonostante Keiko Fujimori goda della maggioranza relativa dei voti, i risultati del ballottaggio che la vedranno quasi sicuramente protagonista non sono affatto scontati. I sondaggi vedono al secondo posto Pedro Pablo Kuczynski, economista di destra facente parte di Peruanos por el Cambio. Le percentuali sono comunque molto basse e danno l’idea dell’estrema frammentazione che sta interessando le liste elettorali. Fino a pochi mesi fa gli aspiranti Presidenti erano addirittura 19, ma molti si sono poi ritirati con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale. L’ultimo della lista è il candidato espressione del Partido Nacionalista Peruano (nazionalismo di sinistra) il cui fondatore Ollanta Humala è l’attuale presidente del Perù. Le ragioni sono ascrivibili allo scarsissimo gradimento che i sondaggi gli assegnavano, specchio dell’altrettanto misero consenso di cui ormai gode lo stesso Humala tra i suoi concittadini.

Come detto, l’appuntamento elettorale più importante sarà il ballottaggio che vedrà, con ogni probabilità, Keiko opporsi ad uno tra Kuczynski e Veronica Mendoza (Frente Amplio, partito di sinistra). In quell’occasione, gli elettori saranno chiamati di fatto ad un referendum pro o contro Fujimori. In realtà, questa polarizzazione è già ben osservabile in questi giorni, con l’opposizione alla “china” riunita sotto lo slogan “Keiko no va”. Ovviamente, la paura più grande è che Keiko erediti anche gli aspetti repressivi e dittatoriali del padre, tanto che la candidata è stata di fatto costretta a dichiarare pubblicamente che non ci sarà più un 5 Aprile (data dell’autogolpe del padre, che nel 1992 sciolse il Parlamento e sospese la magistratura).

Ma la particolarità di queste elezioni risiede anche nel fatto che una candidata di sinistra (Mendoza) possa seriamente aspirare a giocarsi con la Fujimori la Presidenza di un Paese da sempre conservatore. All’ipotetico ballottaggio, sarebbe quindi decisivo il comportamento della destra anti-fujimorista che si troverebbe costretta ad operare una dolorosa scelta tra Keiko e la sua avversaria di sinistra.

Alberto Fujimori, Fujishock.

Nato nel 1938 a Lima ma di origini giapponesi, Alberto Fujimori si presenta alle elezioni del 1990 sfidando lo scrittore Mario Vargas Llosa. Il Perù viene da un periodo complicatissimo, il salario medio è misero ed è proprio sul malcontento diffuso degli strati più poveri della popolazione che Fujimori fa leva. Il suo linguaggio diretto, unito ad una dura condanna delle politiche di austerità promosse dallo sfidante, gli garantiscono la vittoria. Riesce a far ripartire economicamente il Paese proprio grazie all’austerità tanto aberrata e la drasticità delle sue politiche valgono loro l’appellativo di “Fujishock”.

Nel 1992 la svolta: visto lo stallo determinato dall’ostilità del Parlamento, decide di scioglierlo e di sospendere le attività della magistratura. Dal punto di vista sociale, la dura repressione messa in atto dai militari infligge un duro colpo all’organizzazione terroristica Sendero Luminoso. Nel 1995 viene rieletto e dedica buona parte del suo secondo mandato a garantirsene un terzo. Riesce con successo a promulgare una legge ad personam che gli permette di presentarsi alle elezioni del 2000 dopo una campagna elettorale caratterizzata -per usare un eufemismo- da toni piuttosto accesi.

Dopo la sua terza elezione, viene travolto da un enorme scandalo di corruzione che lo vede costretto a convocare nuove elezioni. Tuttavia, avvertendo un clima a lui oramai ostile, dopo aver presenziato ad una riunione dell’APEC in Brunei, si rifugia in Giappone temendo le accuse di corruzione ma soprattutto quelle per crimini contro l’umanità. Dal suo rifugio rende anche note le sue dimissioni. Il Giappone si oppone per anni alla sua estradizione, ma la Corte Suprema cilena dà seguito al mandato di cattura internazionale che pende sulla sua testa quando lo arresta nel 2005 appena mette piede a Santiago. Nel 2009 viene condannato dal Tribunale Speciale peruviano a 25 anni di reclusione per l’omicidio di 30 persone e per le violazioni di diritti umani commesse durante il suo decennio di presidenza.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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