Lombardi o lombardi? Il dramma della superficialità politica

08/03/2017 di Francesca R. Cicetti

Una denuncia per diffamazione, trentacinque articoli, la parola Lombardi. Questi i componenti di una situazione che potrebbe far ridere, ma è indice della superficialità disarmante di una parte del mondo politico.

Lombardi

Se non per malafede sicuramente per pigrizia, Roberta Lombardi si è conquistata il titolo di deputata frettolosa e superficiale. E perché no, neppure molto furba. L’antefatto lo racconta lei stessa, dalla sua pagina Facebook. La pentastellata si scaglia contro Jacopo Iacoboni, giornalista de La Stampa, colpevole di averla diffamata. Secondo l’autore, la Lombardi si sarebbe opposta alla nomina del nuovo capo di gabinetto della giunta romana. Si alza il sipario su un carosello tragicomico. La Lombardi nega fieramente: non sa niente delle nomine, e se le sapesse non ne parlerebbe. Anzi, Iacoboni si occupa da anni di sperimentare una letteratura fantasy che la vede protagonista. Per questo ha intenzione di presentare un esposto all’Ordine dei giornalisti.

Galeotto, infatti, fu Marco Agostini. L’origine dell’intera vicenda è lo storico attivista grillino, designato e subito smentito capo di gabinetto. Secondo Iacoboni, a causa di un rapporto conflittuale con la Lombardi, che lo reputerebbe “odiatissimo”. Lei nega, nega fermamente. E mette in piedi una squadra di avvocati per far valere le proprie ragioni. Falsa o verosimile che sia la notizia di Iacoboni, la storia passa in secondo piano, perché è allora che la Lombardi compie il primo passo falso.

La deputata del Movimento presenta il proprio esposto, accompagnato da trentacinque articoli di Iacoboni, nei quali, a suo parere, il giornalista la diffama. Sul piede di guerra, gli contesta la violazione di due articoli del codice deontologico, il 2 e il 9. La sua colpa sarebbe quella di aver scritto “notizie false e tendenziose” dando più volte “notizia di accuse che hanno danneggiato la reputazione e la dignità” della Lombardi e del M5S. Il tutto senza permettere alla deputata di replicare, e senza neppure conoscerla. L’azione avviene coerentemente con la protesta del Movimento contro i media, colpevoli di aver girato il dito nella piaga degli scandali della giunta Raggi. Ebbene, nessun problema. Se non fosse che in cinque degli articoli presentati come prova, non si parla minimamente di Roberta Lombardi. Neppure un accenno.

L’errore è tanto grossolano da far sorridere. Nei pezzi presentati all’Ordine si parla sì di “lombardi”, ma il termine è inteso come “abitante della Lombardia”. Non è affatto un nome proprio, e non ha proprio nulla a che vedere col Movimento Cinque Stelle. Evidentemente la deputata – o più probabilmente qualcuno in sua vece – ha praticato la banale operazione di inserire in un motore di ricerca le due parole, Lombadi e Iacoboni. Senza però rendersi conto dell’omonimia. E soprattutto, senza poi rileggere. Basta questa trascuratezza a far crollare ogni pretesa, forse legittima, di giustizia. Ci si aspetterebbe da un personaggio pubblico che, per lo meno, controllasse con attenzione gli esposti che presenta. Ma, a quanto pare, la Lombardi la pensa diversamente.

A questo punto, bisogna sperare che i suoi colleghi di partito non seguano la stessa strada della deputata. Altrimenti Paola Taverna potrebbe rischiare di prendersela con un gran numero di ristoratori, e Virginia Raggi contro le belle giornate di sole. Tanta superficialità può far sorridere, ma non fino in fondo. Se questa è la cura con la quale si coccola un Paese malato, sarebbe il caso di metterci più impegno. A cominciare dal leggere una manciata di articoli di giornale. Come qualunque piccolo avvocato, nel proprio studio, avrebbe fatto.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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