L’occhio del secolo: Henri Cartier-Bresson in mostra a Monza

17/10/2016 di Simone Di Dato

Dal 20 ottobre le sale della Villa Reale di Monza ospiteranno Henri Cartier Bresson. Fotografo una grande mostra dedicata al pionere del fotogiornalismo attraverso 140 scatti memorabili che illustreranno l'essenza di una fotografia sul doppio binario dell'attualità "da prima pagina" e profonda ricerca personale

Henri Cartier-Bresson

Vorrei ricordare a tutti che Magnum è stata creata per consentirci di testimoniare il nostro mondo e gli eventi contemporanei, seguendo ognuno la propria capacità e la propria interpretazione. Quando accadono eventi di particolare interesse, quando non implicano la spesa di grandi somme di denaro e quando avvengono vicino a noi, bisogna tenersi fotograficamente in contatto con le diverse realtà che passano di fronte ai nostri obiettivi e non esitare a sacrificare comfort e sicurezza. Questo ritorno alle origini dovrebbe tenere le nostre menti e i nostri obiettivi al di sopra della vita artificiosa che spesso ci circonda…” Con queste parole, scritte in una lettera del 1962 e indirizzata a tutti i fotografi della Magnum Photos, Henri Cartier-Bresson (1908-2004) ci ha lasciato quello che potremmo considerare il suo manifesto artistico, non solo una lezione fatta di rigore, purezza e necessità di visione, ma sopratutto la testimonianza per i colleghi più giovani di un modo di pensare, da uomo e da fotografo, il proprio lavoro. Considerato il più grande fotografo del ventesimo secolo, Bresson, l’artista “del carpe diem”, “l’obiettivo ben temperato”, ha realmente cambiato il modo di osservare la realtà e di pensare la fotografia.

Inaugurando la teoria “dell’istante decisivo”, il francese ribelle afferma l’idea di fotografo capace di cogliere la vita di sorpresa, in una precisa organizzazione delle forme, ineccepibile ma pregna di significato. Sguardo allenato dalla pittura e attratto dalla realtà che incontra, perfetta composizione formale, attimi di raro equilibrio e una grazia fuori dal comune, sono le premesse imprescindibili dei suoi lavori fotografici. Il richiamo al rigore e alla dedizione è chiaro: comprendere la realtà di un evento in una frazione di secondo, perchè è nella lucida immediatezza che si compie questo miracolo. “Il nostro occhio – scrive – deve continuamente misurare, valutare. Modifichiamo le prospettive con una leggera flessione del ginocchio, creiamo coincidenze di linee con un semplice spostamento della testa in una frazione di millimetro, ma questo si può fare solo alla velocità di un riflesso, evitando di provare a fare Arte“. Molto probabilmente grazie a questa attitudine, Bresson riuscì a trovarsi nel posto giusto al momento giusto: in Cina quando trionfò Mao, in India quando morì Gandhi, nella Russia di Kruscev, tanto da essere definito da molti “l’occhio del secolo”, per la quantità di eventi storici che ha documentato con le sue fotografie.

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Nel corso della sua lunga carriera, Bresson attraversa tre grandi momenti. Il primo, dal 1926 al 1934, viene segnato dall’influenza dei surrealisti e dai primi grandi viaggi tra Spagna, Italia, Germania, Polonia e Messico. Ma sono anche gli anni del cinema, degli studi con Paul Strand a New York a quelli con Jean Renoir in Francia. Il secondo, dal 1936 al 1946, saranno gli anni dell’impegno politico, del lavoro per la stampa comunista con Robert Capa, dell’attività di fotografo dell’esercito, prigioniero, fuggiasco e combattente della Resistenza. In tutti questi anni non abbandona la fotografia, ma anzi realizza una serie di ritratti, completando a New York un’esposizione che il Moma gli dedica e che, credendolo disperso, era stata definita “postuma”. Infine il terzo periodo, dal 1947 al 1970, segnerà la fondazione della più importante agenzia fotografica al mondo, la Magnum Photos, fondata, secondo storie e racconti, sul terrazzo del Museum of Modern Art in una giornata del 1947 insieme al fotografo nomade ungherese Robert Capa, David Seymour, George Rodger e lo stesso Bresson.

Dal 20 ottobre le sale della Villa Reale di Monza ospiteranno Henri Cartier Bresson. Fotografo una grande mostra dedicata al pionere del fotogiornalismo attraverso 140 scatti memorabili che illustreranno l’essenza di una fotografia sul doppio binario dell’attualità “da prima pagina” e profonda ricerca personale. La selezione della rassegna monografica è curata in origine dall’amico ed editore Robert Delpire e realizzata in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson, istituzione creata nel 2000 assieme alla moglie Martine Franck ed alla figlia Mélanie. Compito della mostra, curata da Denis Curti per la Villa Reale, sarà illustrare il modus operandi dell’artista, la ricerca dell’attimo, l’indipendenza di giudizio, la scelta di affermare sempre una propria libertà interpretativa: tutti i principi per Bresson ispiratori della quotidiana pratica di registrare il mondo e le sue trasformazioni.

Info:
Villa Reale di Monza
Secondo Piano Nobile
20 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017
www.villarealedimonza.it

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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